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Interviste
Pubblicato il 18/09/2017 alle 14:22:55
The Mugshots la bizzarria al potere ..
di Emanuele Gentile
Non e' facile capire una band cosi' particolare come i The Mugshots, ci siamo fatti aiutare dal cantante Mickey E. Vil

Non e' facile capire una band cosi' particolare come i The Mugshots, ci siamo fatti aiutare dal cantante Mickey E. Vil

Finalmente un album, "Something Weird" (Black Widow), che solletica la curiosità di noi scribacchini di cose musicali. Mentrte altrove tutto è già definito e deciso con i The Mugshots c’è soltanto da perdersi.

Quando li ascoltate buttate nella spazzatura i parametri tradizionali di interpretazione della musica. Non servirebbero a nulla ascoltando "Something Weird". Dovete solo accendere lo stereo, liberarvi la mente ed ascoltare. Allora inizierete un viaggio verso la storia del Rock e, alla fine, avrete una certezza. Che per ascoltare la musica non bisogna avere alcuna certezza. E‘ necessario tanto intuito e un pò di pazzia. Tutto il resto è noia.

Ed ora la parola a Sir Mickey E. Vil…

"Something Weird" come "Famolo strano"?
“Più che altro "famolo bizzarro", inteso come "fuori dalla norma", "non comune", almeno per quest'epoca. La stranezza fine a se stessa come arma per stupire non mi interessa, a differenza del cantare con una voce fuori dal coro, un coro fatto di proposte scontate e ormai da tempo standardizzate in molti ambiti, tra i quali la musica.“

Certo che il vostro nuovo album è "strano"...è un caleidoscopio di varie sonorità...
“Ripeto, forse è strano per i nostri giorni: 30 e più anni fa dischi come London Calling dei Clash, The Gospel According To The Meninblack degli Stranglers e il Black Album dei Damned erano considerati non solo "normali" ma erano pure ben promossi da importanti etichette discografiche! Il nostro è un Rock "sincretistico", che fonde con naturalezza e senza voler stupire nessuno varie sonorità – come dici tu – per creare un'unità nuova, fatta con parti già note e sperimentate.“

I The Mughots non sono facilmente etichettabili... Un fatto voluto oppure si è sviluppato in modo naturale?
“Direi in modo del tutto naturale, il sincretismo fa parte di me quanto il sangue che ho in corpo! Tu pensa che 16 anni fa ho creato questo progetto con l'idea di fare Garage Punk...e senza alcuna forzatura oggi mi ritrovo a comporre brani psichedelici semiacustici in compagnia di Matt Malley dei Counting Crows! D'altra parte ascolto troppa musica per non esserne influenzato quando compongo.“

Da quali basi parte il vostro sound?
“Dall'energia degli Stranglers e dalla teatralità di Alice Cooper, il tutto integrato con ingredienti come Damned, Lords Of The New Church, Joy Division, Killing Joke, il Black Metal norvegese, Mike Patton, le colonne sonore di film horror e polizieschi.“

Come riuscite ad incastrare elementi sonori apparentemente dissonanti in un unico momento sonoro coeso?
“Per me, che compongo le musiche dei Mugshots, è qualcosa di assolutamente spontaneo. Semplicemente lascio fluire le idee senza lasciarmi condizionare dai preconcetti: "questo è troppo Punk", "qui c'è troppo Rock Progressivo", "ha senso inserire uno stacco psichedelico?" e via dicendo...molti critici e giornalisti sono spiazzati da tale varietà ma secondo me giusto perchè viviamo l'epoca storica dell'ultra-specializzazione. Come dicevo prima, trent'anni fa probabilmente i nostri dischi sarebbero stati visti e e ascoltati in modo diverso, non necessariamente migliore o peggiore...semplicemente diverso!“

Mi pare che qui emerga la grande lezione del Rock anni Settanta...Per caso siete molto influenzati dal Rock di quella decade d'oro?
“Adoro gli anni Settanta inglesi, americani e italiani. Quelli che influenzano maggiormente la musica dei Mugshots sono sicuramente quelli inglesi di fine decade, per intenderci il Post Punk e la New Wave più elaborati, oltre naturalmente a quanto fatto nello stesso periodo da Alice Cooper insieme al nostro produttore Dick Wagner.“

Ho notato una forte componente onirica...o sbaglio?
“Se l'hai percepita non sbagli di certo, dato che l'interpretazione parte da chi riceve ed è determinata dai suoi ascolti e dalle sue esperienze. Da parte mia, quando compongo tendo ad essere piuttosto "sterile" e poco influenzato dall'aspetto interpretativo, che normalmente giunge a seguito di ripetuti ascolti e in fase di stesura dei testi.“

Quali sensazioni volete trasmettere agli ascoltatori?
“Quelle che loro stessi vorranno sentire e soprattutto quelle che saranno in grando di sentire: è tutto un fatto culturale e di esperienze vissute. Quando compongo musica non penso mai: "voglio trasmettere inquietudine", "voglio comunicare serenità" e via dicendo, tanto poi la probabilità di trasmettere quello che sento è molto bassa. Mi diverto molto a leggere certe recensioni di critici che vanno in crisi nello sforzo di definirci a tutti i costi e dunque nascono definizioni come "un incrocio tra i R.E.M. e i Type--Negative"...!“

Mi pare che i vostri brani nascano come lo screenplay cinematografico...
“In realtà nascono, come pura musica, "ex nihilo": il silenzio viene riempito, in maniera stratificata, da note, accordi e ritmi. Una volta assemblato il tutto sarà possibile interpretare la musica in una qualsivoglia maniera, anche mediante metafore cinematografiche.“

Quali i brani che per voi in "Something Weird" sono quelli che impersonano meglio la vostra filosofia musicale?
“Impossibile determinare quali siano perchè ognuno di essi ha una precisa "personalità" ed esplora degli ambiti musicali che gli altri non toccano. Ma allo stesso tempo, presi nel loro insieme, funzionano in modo logico e riconoscibile.“

Certo che per raggiungere una condizione di originalità avete dovuto lavorarci molto?
“Forse molto in termini di tempo – circa 16 anni – ma non in termini di fatica, dato che tale originalità altro non è che la somma delle molteplici esperienze di ascolto che ho vissuto negli anni.“

Come mai avete chiamato in qualità di "special guest" personalità importanti della scena rock mondiale?
“Da oltre vent'anni conduco trasmissioni radiofoniche su Radio Onda D'Urto FM (Heavy Demons Radio Show, la domenica alle ore 21) e ciò mi permette, spesso e volentieri, di organizzare interviste telefoniche o di persona con musicisti che io ammiro. Se mi capita di avere a che fare con un artista che reputo "compatibile" con il sound dei Mugshots, cerco di coinvolgerlo in fase di registrazione.“

Che tipo di contributo hanno dato per colorare in più il vostro sound?
“Ognuno di loro ha caratterizzato la nostra musica con lo stile che li rende riconoscibili al loro pubblico: Steve Sylvester ha reso Scream Again ancora più malvagia, Enrico Ruggeri ha dato un tocco New Wave a Sentymento, Tony Dolan ha drammatizzato alla perfezione Dusk Patrol grazie alle sue doti di attore e così via, di ospite in ospite.“

Avete delle idee per il prossimo album?
“Mentre rispondo a questa domanda, abbiamo all'attivo quattro brani completi dal punto di vista strumentale. Nessuna idea, ancora, relativamente all'aspetto lirico e visivo.“

In che modo sta evolvendo il vostro sound?
“E' una domanda a cui potrò rispondere solo una volta registrato il nuovo disco. L'evoluzione del sound non è un mio obiettivo conscio.“

Suonare come ricerca...ma di che cosa?
“Personalmente non si tratta di ricerca, bensì di una quotidianità molto affine ai gesti quotidiani fisologici come il mangiare e il bere. Non voglio fare il romantico a tutti i costi affermando che la musica ha per me un'importanza capitale, al contrario: è qualcosa di cui non posso fare a meno perchè da quasi sempre fa parte del mio vivere quotidiano. Dunque nessuna ricerca ma un percorso che, giorno dopo giorno, mi porta a scoprire nuove esperienze senza doverle necessariamente cercare.“

Concerti se ne fanno?
“Da qualche tempo abbiamo deciso di essere molto severi nella selezione dei posti dove suonare, abbiamo un insieme di regole molto precise da rispettare. Questo, dunque, fa sì che suoniamo poche volte ma in situazioni valide che danno alla band il senso di esistere. Suonare – come fatto in passato – in ogni pertugio pur di esibirsi mi stava profondamente demotivando.“

Tizi ottimisti oppure catacombali?
“EyeVan, il bassista dei Mugshots, vive un quotidiano necessariamente catacombale dato che il suo lavoro prevede mansioni cimiteriali. Per quanto mi riguarda credo che si possa essere ottimisti anche in una catacomba...e magari pessimisti in un bel prato verde sotto il sole, dipende dai contesti!“

La vostra massima...ossia il vostro grido di battaglia?
“Niente grida, potremmo disturbare il sonno dei vivi! Meglio lasciarli dormire e risvegliare i morti con le nostre note, come disse John Wayne Gacy – il clown serial killer – "i morti non vi disturberanno, è dei vivi che dovete preoccuparvi!"






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