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Pubblicato il 25/09/2017 alle 08:59:43
Dark Ages: è tempo di una nuova era
di Beatrice Bonato
I Dark Ages ci parlano dell’ultimo album “A Closer Look” e del perché non tutto è perduto per chi ama l’heavy metal.

I Dark Ages ci parlano dell’ultimo album “A Closer Look” e del perché non tutto è perduto per chi ama l’heavy metal.

I veronesi Dark Ages sono veterani della scena metal italiana, hanno esordito nel 1991 con “Saturnalia”, poi ci sono i due episodi di “Teumman”, fino al recente “A Closer Look”. Hanno suonato in festival importanti, con qualche trasferta oltre confine e scritto un'opera rock.

Il nuovo album “A Closer Look”, che vede esordire il nuovo cantante Roberto Roverselli e il giovane bassista Gaetano Celotti, accanto ai veterani Angela e Carlo Busato, rispettivamente tastiere e batteria, è stato accolto in modo molto positivo da pubblico e critica.

Li abbiamo incontrati all’indomani di “Isola Rock”, importante festival giunto alla dodicesima edizione, che loro stessi contribuiscono ad organizzare. Risponde alla nostra fila di domande il chitarrista Simone Calciolari, l’unico componente rimasto della formazione originale.

Ciao ragazzi. Partiamo quasi dai giorni nostri. La formazione, vede un nuovo cantante, Roberto Roverselli, situazione che spesso rivoluziona le dinamiche di un gruppo. Come siete riusciti a ricreare uno spirito di squadra in così poco tempo?
Ciao Beatrice, innanzitutto grazie per lo spazio concesso. Hai ragione, il cambio di un elemento nella formazione di solito muta le dinamiche all’interno della stessa, nel nostro caso vorrei precisare che oltre a Roberto alla voce c’è stato il cambio del bassista con l’entrata di Gaetano Celotti… quindi figurati il caos che può essere successo. No scherzo, in realtà ti dirò che il tutto è avvenuto nella massima tranquillità in quanto sia Roberto che Gaetano sono persone che conosciamo da tanto tempo e con le quali abbiamo avuto modo di lavorare in passato; in particolare con Roberto in quanto ricopriva uno dei ruoli protagonisti nella nostra opera rock Teumman.

Il nuovo album “A Closer Look” è un lavoro più complesso dei precedenti, ma allo stesso tempo sembra possedere una chiave di lettura più immediata. Sette brani medio lunghi, che scorrono senza intoppi, con melodie che si accavallano. Come scrivete i brani? Da chi partono le idee?
In realtà penso che “A Closer Look” sia stato più facile, se mi passi il termine, da realizzare. Nel doppio concept Teumman, dal quale abbiamo poi realizzato l’opera rock, era necessario seguire la parte narrativa della storia e quindi eravamo in un certo senso legati a degli schemi prefissati; non che la cosa sia dispiaciuta, anzi è stato certamente molto divertente e gratificante, ma il fatto di poter andare “a ruota libera” ritengo abbia potuto far uscire qualcosa di più da ognuno di noi. Per quanto riguarda la composizione non abbiamo un “metodo” consolidato, di solito partiamo da una melodia che viene in seguito sviluppata con la chitarra o con il piano per passare poi alla parte ritmica, alla voce e agli arrangiamenti finali. Il tutto comunque avviene quasi contemporaneamente in quanto il brano da subito lo si “immagina” con certe caratteristiche. La cosa fondamentale è lo spazio e la libertà che ogni musicista ha nell’ambito del proprio strumento.

Nella vostra musica trovo echi classico metal anni ’80 e di prog metal moderno, ed è facile citare i Dream Therter, ma anche riferimenti a certo prog rock epico degli anni ’70, tipo Kansas e Genesis. Poi tutto diventa con un vostro marchio di distinzione. Vi rispecchiate nei nomi citati? Volete aggiungerne altri?
Credo sia tutta colpa dei nostri ascolti… che vanno, appunto, dalla classica dei secoli scorsi ad oggi. In effetti la componente prog è molto forte in quanto è forse il genere nel quale ci troviamo più a nostro agio e quindi anche il prog anni ‘70, poi aggiungiamo il fatto che ci sono parecchie differenze di età tra di noi e quindi inevitabile che il contributo di ognuno sia caratterizzato dall’epoca nella quale è musicalmente cresciuto.

Il chitarrista Simone Calciolari è l’unico componente che ha visto nascere la band e che è sempre stato presente in questi quasi trenta anni di storia. Che ricordi hai dei primi anni? Come vivevi la musica in quel periodo?
Che ti devo dire? La vivevo come tutti i quindicenni con la chitarra appesa al collo e una gran voglia di rock. In realtà le cose non sono cambiate molto… si suona, si va a concerti, si ascoltano nuove band, si sogna sulle vecchie… esattamente ora come allora. Chiaramente al tempo le cose erano più lente nel senso che i media erano molti meno, la comunicazione era poca e spesso si perdevano delle occasioni. Come Dark Ages abbiamo avuto la fortuna di realizzare il primo album nel 1991 e quindi qualche possibilità in più di muoverci, rispetto ad altri, l’abbiamo avuta; purtroppo al tempo senza una figura guida, manager o altro, l’inesperienza e certe ingenuità hanno avuto la meglio sulla formazione di allora.

Due anni fa avete messo in scena con successo un’opera rock “Teumman”. Sembrava dovesse uscire un dvd, poi tutto si è arenato. Cosa è successo? E ci sono possibilità di rivederla in scena? Sembra che le richieste non manchino.
L’opera rock “Teumman”, nata dalla trasposizione teatrale dei due omonimi CD, è stato un qualcosa di fantastico per noi; vivere il palco con oltre venti persone tra cantanti, attori, ballerine e comparse che si muovono al ritmo della propria musica ci ha dato tantissime emozioni. Ti voglio rispondere in modo sincero: abbiamo realizzato i filmati e l’audio per il DVD, purtroppo, in fase di lavorazione, sono saltati gli accordi con le persone che hanno curato la regia e quindi quel filmato resta un bellissimo ricordo ad uso personale. Come hai detto abbiamo parecchie richieste per riportare “Teumman” nei teatri e stiamo lavorando per scegliere, ovviamente, una nuova regia, con diverso copione, ed un nuovo gruppo di artisti da affiancare ad alcuni dei precedenti. Sicuramente prima o poi lo porteremo in tour e faremo il dvd. Promesso.

Dal vivo il vostro spettacolo come viene accolto? Come è stato misurarsi con gruppi italiani e stranieri di valore? Come vivete all’interno della scena musicale italiana? Pensate che ci possa essere collaborazione tra i gruppi?
Dal vivo ci divertiamo tantissimo, sul palco ci prendiamo in giro tra di noi, in modo del tutto nostro, e lo stare assieme è veramente il massimo; questo, dai commenti che riceviamo appena finito lo show, riesce a trasparire al pubblico con nostro immenso piacere. Oggi il suonare live è molto cambiato per diversi aspetti; nel passato c’erano molti locali e si suonava tanto in un raggio piccolo mentre ora ci sono pochi locali e per suonare ci si deve muovere; altro aspetto è la mancata vendita del cd fisico che ha fatto si che molte band famose degli anni ‘80 e ‘90 si siano rimesse in tour e, per ovvie ragioni, dato il calo del numero di partecipanti ai concerti molte agenzie propongono date di apertura ai gruppi della scena. Purtroppo questo ha creato tanti “progetti” che troppo spesso finiscono nel giro di qualche anno. Per come la penso io in Italia ci sono da sempre due tipi di gruppi, quelli che suonano e quelli che rosicano. Mi spiego meglio: se ti diverti e credi in quello che fai vivrai la scena e la collaborazione con gli altri nel modo migliore, altrimenti prima o poi la tua band si scioglierà e tu finirai tra quelli che dicono “anch’io una volta suonavo”. Noi cerchiamo di suonare in giro il più possibile, i festival ai quali partecipiamo ci confermano che in Italia ci sono fior fiore di musicisti tutti capaci e favolosi che nulla hanno da invidiare ai grandi nomi da fuori; qualcuno è affabile e simpatico qualcun altro meno, ma si sa, non possiamo piacere a tutti. La cosa importante che posso affermare è che si, la collaborazione noi per la maggior parte dei casi l’abbiamo sempre trovata e, ovviamente, ricambiata.

Nel futuro immediato cosa hanno in mente i Dark Ages?
Nell’immediato nuovi concerti, nuovi brani da scrivere, l’opera rock da pianificare. Si insomma, andiamo avanti come abbiamo sempre fatto: suonando e divertendoci, convinti che per l’heavy metal e per la buona musica in generale ci sarà sempre interesse.






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