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Recensioni
Pubblicato il 25/09/2017 alle 13:59:54
Edoardo Pasteur: Dangerous Man
di Paolo Polidoro
Esordio discografico per Edoardo Pasteur che trasuda tutte le incertezze delle nuove prove di una vita ed è bello che sia così, è bello ritrovarsi un disco sincero di ciò che si è

Esordio discografico per Edoardo Pasteur che trasuda tutte le incertezze delle nuove prove di una vita ed è bello che sia così, è bello ritrovarsi un disco sincero di ciò che si è.

Un disco che pone le basi in modo sfacciato ed altrettanto sincero, siamo nella psichedelia rock dei Pink Floyd e nella letteratura folk di Leonard Cohen, stiamo scivolando sulla pelle di chi alla musica chiede sincerità nel bene e nella cattiva sorte più che tra le braccia di chi pone delle teche di vetro attraverso cui guardare la perfezione stilistica di un prodotto industriale.

“Dangerous Man” non fa sconti e non fa il verso per quanto cita a pieno quella scena musicale, sono 13 inediti di un inglese scolastico ma anche di una passione e di una letteratura di vita assolutamente incisiva e per niente banale.

Il mood riflessivo di una voce che si poggia su un decantato e un declamare più che una bella timbrica che canta melodie…ed ecco il principale omaggio a Cohen che si segnala da questo ascolto, innumerevoli i condimenti, dall’Irish di “Fire” ai Pink Floyd di “Big Fish” alla ballata on the road “Hey hey you” che sulle prime rimanda agli spazi aperti delle 4 No Blondes, troviamo anche tratti fondamentali degli scenari western oppure la musica roots americana che piano piano confluisce in quel pop internazionale che piacerà sempre.

Un disco difficile per alcune fatture, facile da confondere e ardito nelle ambizioni perché quando ascoltiamo certi mood e certi suoni inevitabilmente l’orecchio si macchia di quelle aspettative, che bei colori ha la sincerità.






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