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Recensioni
Pubblicato il 17/12/2017 alle 10:58:02
Claudio Conti – Garnet Dusk (Seahorse 280) tra Ermal Meta e Neil Young, pensando a Tom Jones ed ad un tramonto granata nel Golfo di Cagliari
di Giancarlo Passarella
Brani sussurrati guardando alla seconda meta’ degli anni’60, ma ammirando anche una voce originale come quella dell’artista italoalbanese che ha spopolato negli ultimi mesi. Claudio Conti? Una interessante penna che deve credere nel suo estro!

Brani sussurrati guardando alla seconda meta’ degli anni’60, ma ammirando anche una voce originale come quella dell’artista italoalbanese che ha spopolato negli ultimi mesi. Claudio Conti? Una interessante penna che deve credere nel suo estro!

La mia curiosità viene subito attirata dalla copertina..

Scopro che quel disegno è opera dello stesso Claudio Conti, mentre le fotografie sono di Carlo Murenu e dell’intero progetto del packaging si è occupato l’artista, coadiuvato da Riccardo Plaisant. Questo ci fornisce una ulteriore dimensioni di chi sta girando sul mio lettore: Paolo Messere e la sua etichetta Seahouse hanno fatto bene a credere in un progetto artistico così originale nella sua semplicità.

Infatti Garmet Dusk è un soffio leggero di eterea poesia, un leggero maestrale che spinge la navicella al largo, superando Capo Carbonara, una volta usciti dal porto di Cagliari e tenendosi sulla sinistra: poi il mare si apre periglioso e vasto, così come tutta la filiera della musica in Italia.

Ci viene narrato che Claudio Conti ha avuto una passione per quel particolare folk rock e psichedelia sviluppatosi in California tra il 1966 ed il 1969: questo si percepisce in alcuni brani (vedasi Florence, ma anche la conclusiva Old clouds fell), così come il seminato dei noti Kinks, Kaleidoscope e Fairport Convention ogni tanto fa capolino in brani che improvvisamente diventano prog, pur mantenendosi in un contesto soft..

Ho citato Ermal Meta nel titolo, per far comprendere che Claudio Conti non rimane ancorato a stilemi e modelli di quasi 50 anni fa, ma ascolta anche quello che di nuovo viene fatto in Italia e passato alla radio: tra tutto il ciarpame trito e ritrito, il solo Ermal Meta mi sembra emergere come originale e nella iniziale Autumn song, l’artista cagliaritano sembra a lui rivolgersi.

In questo bel brano, sembra proprio (citando un testo della canzone) che anche per Claudio Conti il prato autunnale sta crescendo, creando così quelle condizioni per ottenere almeno un minimo di considerazione dai media di casa nostra. Del resto Garnet Dusk non è il suo esordio: in gioventù ha pubblicato Botticelli (e poi anche Handmaids Skim The Marble e Northern), ma soprattutto l’anno scorso è uscito Saltworks (pubblicato dalla Seahorse Recordings e distribuito da Audioglobe) che va perciò considerato il suo vero esordio discografico!



Track list di Claudio Conti – Garnet Dusk
1) Autumn song
2) Of nylon
3) A reflection
4) Enter the door of the daughter
5) I never saw her again
6) The quiet reign of thought
7) Yeasty March
8) Florence
9) Ode to the mews
19 Black woman
11) Blazing lair
12) Sunken aspects
13) Aster
14) Old clouds fell







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