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Recensioni
Pubblicato il 18/12/2017 alle 14:06:39
Yato: Post Shock
di Paolo Polidoro
Quello che gira da giorni nel mio lettore cd è il nuovo album di Yato, "Post Shock", che sembra dividersi tra Berlino e un Nirvana che non ha continente e politica

Quello che gira da giorni nel mio lettore cd è il nuovo album di Yato, "Post Shock", che sembra dividersi tra Berlino e un Nirvana che non ha continente e politica.

Con il singolo “Elettro Hardore” ci aveva abituati in un qualche modo a conciliare il santo pop alle trame un poco rock e un poco digital urban, dalla voce alle melodie passando per quel certo gusto di mix che non ha troppa distanza da certe soluzioni dei Modà.

Ovviamente sto estremizzando ma direi che dalle trasgressioni di Battiato fino al pop rock italiano con un retrogusto alla Mango, ci troviamo tanta sana elettronica d’autore che fanno di questo disco una prova di gusto di cantautorato.

Bellissima l’esperienza visionaria dubstep che troviamo nell’urbanizzazione spietata di “Dub-Bi Song”, che dire di “Le Teorie Possibili” o del nuovo singolo e video “Consciock” dove ritroviamo un Ottodix nuova maniera, qualche sentore di scura teatralità che si intravede nel pop fintamente colto dei Baustelle e poi ritroviamo l’avanguardia di suoni semplici e arrangiamenti forse fin troppo didattici.

Se c’è qualcosa che arriverei a sottolineare è proprio che da tanto spingere sul pedale della fantasia avrei preferito che ci fossero stati più segnali d’avanguardia e di ribellione contro strutture e cliché delle normali forme canzoni, vorrei chiudere lanciando un occhio al secondo strumentale “Intro Me”, bellissime sensazioni di aria digitale, di domenica metropolitane del nuovo futuro in cui il piede distratto e furtivo poggia sempre ad un passato analogico di chitarre e batterie, un ricorso incedere alla Enaudi traduce questo brano in una rocckeggiante atmosfera new age.






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