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Comunicati
Pubblicato il 13/01/2018 alle 17:51:49
Sara Baggini in arte Augustine pubblica un videoclip in attesa dell'album completo, pensando alla Valtellina, Kate Bush, PJ Harvey, Sinead O’Connor, Cocteau Twins, Siouxsie And The Banshees ..
di Eodele Graziani
Compositrice fin dalla prima adolescenza, Sara Baggini si trasferisce a Perugia all’età di 19 anni, per frequentare l’Accademia di Belle Arti, dove si laurea in Pittura.

Compositrice fin dalla prima adolescenza, Sara Baggini si trasferisce a Perugia all’età di 19 anni, per frequentare l’Accademia di Belle Arti, dove si laurea in Pittura.

La cantautrice umbra di origine valtellinese, Sara Baggini (Augustine in arte), presenta su YouTube il video del brano Augustine, un anteprima dell’album in uscita il prossimo mese intitolato Grief And Desire.

Il lavoro – frutto di una collaborazione con gli artisti Antonio Rossi e Francesco Biccheri, entrambi ex-compagni dell’autrice al corso del Prof. Sauro Cardinali, presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia – si colloca ai confini di ciò che viene definito video d’arte, per tutta una serie di scelte linguistiche e per l’attenzione alla qualità dell’immagine.

Sara Baggini spiega ...L’essere avvezzi ad una certa modalità dell’operare ci ha permesso una condivisione totale, ottenendo un risultato che consideriamo molto più di un videoclip ..

La compositrice ed Antonio Rossi si sono occupati della costruzione del set, all’interno del quale sono collocati alcuni oggetti realizzati dagli artisti stessi; portano la firma di Francesco Biccheri, oltre la regia, tutte le soluzioni di luce, ripresa, montaggio ed effettistica; ad Augustine, unica presenza fisica nel video, è affidata la parte “attoriale”, coreografica, che la vede quasi danzare, in una successione di «pose isteriche – come le definisce – tra dramma ed estasi».

Augustine è, in effetti, il nome dell’isterica, protagonista del saggio L’invenzione dell’isteria del filosofo dell’arte Georges Didi-Huberman, da cui la cantautrice trae il suo pseudonimo, che è anche il titolo del brano. L’isteria, sintomo di sentirsi donna (Didi-Huberman), é assunta come paradigma dell’operare artistico, in quanto legato ad una «complessa sensibilità femminile». Nel testo della canzone, l’autrice dà voce ad Augustine, che a suo modo narra l’esperienza vissuta all’ospedale della Salpetriere, dove le isteriche della Parigi di fine Ottocento venivano internate ed immortalate dagli obiettivi degli esordienti mezzi fotografici, nelle molteplici espressioni della malattia. Il delirio porta Augustine ad accennare ad un vago amore (immaginato? transfert freudiano? reale?) del Dottor Charcot, direttore dell’ospedale; delirio come ..unica forma di linguaggio atta ad esprimere verità profonde.. Con Augustine, l’artista si presenta e si auto-ritrae, dal momento che la musica è per lei «una questione identitaria».

L’identità isterica è frammentata e si manifesta in un corpo che vuole assumere in sé tutto nello stesso istante (lutto e desiderio): nel video, il corpo di Augustine sembra non riuscire a mantenere la sua integrità; si scompone e si ricompone in molteplici «momenti contemporanei dell’essere», come la voce nel brano, che si divide e si stratifica in numerose linee melodiche. Tutto si compie all’interno di uno spazio e di un tempo che non forniscono indicazioni precise, se non un’idea di domesticità in un vago passato.

Condizione costante della luce è la sovra-esposizione: «non posso che essere una presenza sovra-esposta – spiega l’artista – e quando si cerca il chiarore massimo in ogni cosa, se ne perdono i confini». Molti sono i rimandi alla fotografia dei tempi delle isteriche, dalla presenza dei ritratti ottocenteschi alla parete, all’incombenza di uno strano dispositivo che ricorda un banco ottico, «l’occhio infallibile» al quale Augustine si offre e si sottrae, in un sottile gioco tra fascino e terrore. Anche il soffuso bianco e nero ricorda la qualità delle fotografie di allora.

Secondo di 15 tracce, il brano (e così il video) rappresenta una ouverture dell’album Grief And Desire, con cui condivide atmosfere e contenuti. Si tratta di una sorta di diario, di romanzo auto-biografico, dove i capitoli sono canzoni. Un carattere di intimità e di introspezione pervade tutto il lavoro, realizzato in completa autonomia dalla cantautrice, nella casa di campagna dove vive. Chitarre, basso, percussioni, tastiere e batterie elettroniche sono tutte suonate e registrate da Augustine stessa, insieme alle numerose parti vocali, che vanno a sedimentarsi formando dei cori. Dichiarate sono le influenze di Julianna Barwick, Agnes Obel, Kate Bush, PJ Harvey, Sinead O’Connor, Cocteau Twins, Siouxsie And The Banshees, insieme alle numerose influenze letterarie (Virginia Woolf, Sylvia Plath) e pittoriche (Dante Gabriel Rossetti e i Preraffaelliti).



Terminata la prima fase, solitaria, del lavoro, viene coinvolto il produttore perugino Daniele Rotella, che affianca l’autrice nel mixaggio delle tracce. Del 2010 è One Thin Line, il primo album solista, sempre realizzato in home-recording.

L’uscita dell’album è prevista per Febbraio. Per l’occasione, Augustine sarà accompagnata dalla sua nuova band, che porterà Grief And Desire in tour presso alcuni locali e contesti della Regione; al chitarrista Filippo Simonetti – che già affianca la cantautrice nei concerti, da un paio di anni – si uniranno Riccardo Corradini (basso, softwares) e Niccolò Franchi (batteria, batteria elettronica, percussioni, tastiere, softwares).







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