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Recensioni
Pubblicato il 18/01/2018 alle 09:13:50
The Allophones – Muscle Memory (VRec)
di Gianni Della Cioppa
Firenze e l’Iran si incontrano per regalarci un grande debutto di rock adulto suggestivo, tra Blackfield e Interpol. Semplicemente bellissimo!

Firenze e l’Iran si incontrano per regalarci un grande debutto di rock adulto suggestivo, tra Blackfield e Interpool. Semplicemente bellissimo!

Non devono sorprendere certe atmosfere new wave che si dipanano tra le undici tracce che alimentano “Muscle Memory” dei The Allphones, quartetto che approda all’esordio dopo sei anni di carriera. Provengono da Firenze, che negli anni ’80 ha tracciato il sentiero per suoni romantici e cupi, una città e che ancora oggi porta in grembo i semi di quella rivoluzione artistica, non solo sonora di quel periodo.

La chiamavano new wave, oggi quel suono viene riletto dai The Allophones, con un gusto moderno ed allo stesso tempo antico canzoni docili e suggestive, che chiamano in causa i Blackfield di Steven Wilson, i ricami dandy pop dei Roxy Music e persino certe leggere stravaganze alla Sparks. È magnifico perdersi tra le melodie di “Somebody’s Fault” o l’incedere sincopato di “Stay” o nei rimandi quasi shoegazer di “”2L8 28”, mentre l’inizio di “Obsession II” intreccia una melodia orientale con il pop. In “Recoded” e nei cori frizzanti di “Better Days” emerge prepotente il talento di Peyman Salimi, cantante e chitarrista di origine iraniane, un autentico asso nella manica, capace di illuminare ogni traccia. Per un disco di tale bellezza, vale la pena citare tutti i musicisti: Andrea Deidda (chitarra e voce), Federico Franchi (batteria e cori) e Bernardo Cicchi (basso e cori), tutti ottimi musicisti perfettamente calati in un suono fresco ed attuale, protagonisti di un album tra i migliori di questi mesi che chiudono l’anno passato ed aprono quello nuovo.

Fidatevi “Muscle Memory” profuma di talento.








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