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Interviste
Pubblicato il 22/03/2018 alle 09:26:19
Marygold: 25 anni di musica prog, passione, divertimento ed amicizia!
di Beatrice Bonato
Con One Light Year (uscito per l'attenta Andromeda Relix), i veronesi Marygold firmano il loro secondo album e festeggiano 25 anni di fedele dedizione alla musica prog. Ed è solo l'inizio!!

Con One Light Year (uscito per l'attenta Andromeda Relix), i veronesi Marygold firmano il loro secondo album e festeggiano 25 anni di fedele dedizione alla musica prog. Ed è solo l'inizio!!

La cura dei dettagli e la ricerca negli incastri, sono il frutto di un lavoro di squadra ..

L'attuale line-up è la seguente: Marco Adami (basso), Massimo Basaglia (chitarra),Stefano Bigarelli (tastiere), Guido Cavalleri (cantante) e Marco Pasquetto (batteria).

La vostra è una storia iniziata tanti anni fa. L’album di debutto è uscito addirittura dodici anni fa ed il nuovo solo lo scorso anno. Come si resiste così a lungo?
(Massimo) Si resiste grazie alla coesione tra persone che si sono incontrate per fare musica, ma che hanno parallelamente sviluppato un solido rapporto di amicizia. Questo ci fa vivere la nostra passione senza particolari ansie o tensioni, con la voglia di continuare a trovarsi anche solo per raccontarsi come va. E poi c’è la musica. Siamo tutti convinti della bontà delle nostre idee fin dal loro stato primordiale di bozze. È vero che per mille motivi abbiamo tempi lunghi, ma il processo che porta queste bozze alla veste finale una volta iniziato è inarrestabile; tutti ne intravvediamo le potenzialità e la loro maturazione è un’esperienza che fa spesso storia a sé e ti sorprende per come si evolve. E hai voglia di viverla questa esperienza, di vedere alla fine del percorso cosa potranno mai diventare. Questo è il collante più potente per restare insieme.

La vostra musica è un prog rock melodico, che chiama alla mente Genesis e Marillion, ma anche soluzioni più vicine a noi, penso a certe cose più accessibili di Steven Wilson. Tuttavia c’è la vostra impronta. Vi riconoscete in questa descrizione? Cosa vorreste aggiungere?
(Massimo) Ci riconosciamo assolutamente ed il fatto che si noti la nostra impronta è il miglior complimento che ci potevi fare. È chiaro che le radici giocano un ruolo importante in fase di composizione, quindi è normale essere accostati (con rispetto parlando) a qualche gruppo classico del passato. Ma questo è un genere musicale che si evolve nel tempo ed il riferimento appunto a Steven Wilson dimostra che non bisogna restare ancorati alla tradizione classica, ma cercare di modernizzare il concetto di progressive. In questo ci aiuta anche il non essere schiavi delle sonorità vintage del passato, ma di usare strumenti e tecnologie moderne mettendole al servizio della nostra musica.

Di “One Light Year”, mi ha colpito la cura del dettaglio, c’è una ricerca negli incastri strumentali veramente notevole. Come nascono i pezzi e quando li considerate finiti.
(Stefano) Sono molto contento che tu mi ponga questa domanda, perché quello che dici, la cura dei dettagli e la ricerca negli incastri strumentali, sono il frutto di un lavoro di squadra che dura da molti anni, al punto tale da rappresentare ormai l’essenza del nostro stile compositivo. I brani che compongono l’album sono tutti nati durante le lunghe nottate passate nella nostra sala prove negli ultimi dieci anni. Il nostro approccio compositivo prevede l’utilizzo dell’improvvisazione attorno ad un tema musicale proposto da un qualsiasi componente del gruppo. Normalmente registriamo ogni prova e poi riascoltiamo con calma per rimettere alla fine tutto assieme. In questa maniera i tempi di composizione, grazie anche al fatto che non siamo musicisti professionisti, sono molto lunghi, ma questo è il nostro modo di approcciare la musica. Tutti insieme, uniti, con enorme senso critico, attenzione maniacale per i dettagli e spiccato senso del gruppo. Quando consideriamo finiti i nostri brani? Bella domanda! Istintivamente ti risponderei mai perché siamo degli instancabili perfezionisti.

Per aiutare i nostri lettori, di cosa parlano i testi delle vostre canzoni?
(Stefano) Essendo le liriche di autori differenti non c’è stato uno stesso approccio nella composizione: alcuni testi sono nati prima della musica (Lord of Time), altri contestualmente alla composizione (Ants in the Sand, Pain, Spherax H2O), altri dopo la musica (15 Years). I temi di cui parlano i testi hanno un’impronta fantastica con un forte legame ai temi della natura, così come nel primo album. Alcuni brani più romantici parlano di amore, malinconia e del passaggio generazionale. Non siamo portati per temi impegnati o di denuncia politica, piuttosto prediligiamo gli argomenti introspettivi sviluppati attraverso il cliché della fiaba o del racconto fantastico.

Brevemente i temi trattati nei singoli brani:
Ants in the Sand (Basaglia): racconta la storia del momento del volo nuziale all’interno di un formicaio nella sabbia e di come l’evento così tanto atteso sia rovinato inaspettatamente della forza devastante delle onde del mare. Le formiche rappresentano una metafora dell’umanità. Tante piccole formichine intente ad eseguire i propri sogni ed interessi in balia della natura. L’ispirazione è nata dal terremoto de L’Aquila.
Fifteen Years (Adami): è un flashback. Racconta la storia di un padre che attende un figlio quindicenne che se n’è andato con una ragazza e ricorda quando egli stesso visse la stessa esperienza.
Spherax H2O (Cavalleri): racconta la storia di un uomo che incontra un piccolo alieno caduto sulla terra a causa di un guasto che ha colpito la sua astronave e lo aiuta a ritornare sul suo pianeta fatto solo d’acqua. I saggi del pianeta per riconoscenza donano all’umano un’astronave fatta anch’essa d’acqua con cui lui riesce ad abbeverare la sua terra da sempre arida rendendola prospera e rigogliosa. La storia ruota attorno ad i temi dell’amicizia, della fiducia, del coraggio e dell’accettazione della diversità.
Travel Notes on Bretagne (Adami): sono ricordi d’un amore vissuto sulle malinconiche e fredde coste della Bretagna.
Pain (Pomari): narra la storia di un demone chiamato Dolore che si diverte a perseguitare con i suoi scherzi gli esseri umani e che alla fine della sua vita, per punizione, viene trasformato in un uomo che sarà destinato a soffrire per malattia.
Lord of Time (Pomari, Cavalleri): è un brano fantastico che racconta la storia del Signore del Tempo che con la sua potenza capricciosa è in grado di governare nel bene e nel male il destino del mondo e dell’umanità.

Più che le vostre influenze mi interessa sapere se ascoltate altre oltre al rock progressivo e cosa?
(Massimo) Personalmente ho sempre apprezzato la musica classica e non a caso il progressive è, in pratica, la sua trasposizione in rock e la musica lirica, con la quale ho avuto a che fare per lavoro da adolescente. Anche restando nella musica rock si trovano filoni ed artisti che hanno scritto pagine indelebili e che non sono accostabili al rock progressivo; per mio gusto personale posso citare ad esempio Joe Jackson che proviene dal punk e si è man mano evoluto verso una musica più intima e raffinata e David Byrne che, con i Talking Heads prima e da solista poi, ha attraversato decadi producendo musica geniale. Ma non serve per forza andare nel passato, ci sono artisti anche attuali che meritano di essere ascoltati… magari serve un po’ di pazienza per trovarli. Credo che in generale sia da apprezzare la musica di qualità che non è al servizio di questa o quella tendenza del momento, o palesemente operazione commerciale.

In tempi come questi, dove la musica di successo vive di fiammate di personaggi spesso discutibili per poi scomparire, si suona la propria musica perché….?
(Stefano) Per passione, principalmente! Quella passione che ci ha portato a non mollare mai. Che ci ha permesso, negli ultimi dodici anni, di portare avanti il nostro progetto con dedizione e tenacia nonostante le difficoltà legate agli impegni extra musicali. Per divertimento, in seconda battuta. Perché per noi poter suonare la nostra musica, poter comporre, poter godere di qualcosa di nostro è veramente appagante. Ed infine, non meno importante, per amicizia. Perché dopo 25 anni di serate passate a comporre in sala prove, ciò che lega i componenti, attuali e passati, dei Marygold è un profondo rapporto di amicizia che molto probabilmente, se ascoltate bene i nostri brani, si può percepire proprio in quegli intrecci naturali e costanti tra le melodie ed i pattern dei diversi strumenti.

Grazie ragazzi e buon... divertimento!










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