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Interviste
Pubblicato il 03/04/2018 alle 09:19:49
Monnalisa: il sorriso del prog italiano
di Beatrice Bonato
I Monnalisa dopo 10 anni di esperienza sono arrivati all'album di esordio. In principio, accolto molto bene dalla critica: una sintesi di prog italiano anni'70 e tocchi moderni. Racconta tutto il tastierista e cantante Gio' Olivieri.

I Monnalisa dopo 10 anni di esperienza sono arrivati all'album di esordio. In principio, accolto molto bene dalla critica: una sintesi di prog italiano anni'70 e tocchi moderni. Racconta tutto il tastierista e cantante Gio' Olivieri.

Olivieri quasi dimentica che all'inizio si chiamavano MonnaLisa Smile...

Nonostante siate giovani, la band ha una storia lunga. Ce la raccontate? E come siete arrivati al debutto con l’Andromeda Relix, un’etichetta che mi sembra molto attenta verso la scena rock della vostra città, Verona.
Come dici tu la nostra è una storia lunga, fatta di cambi di line up, una discreta "gavetta" live e sopratutto di ricerca di una dimensione sonora che potesse parlare con una propria identità.Siamo nati suonando cover e andando in giro per i locali veronesi fin da giovanissimi. Al tempo non ci siamo posti obbiettivi particolari, eravamo sicuramente affiatati e la musica creava tra di noi un forte legame, al contempo eravamo anche sprovveduti e affamati di esperienza. Ci sono voluti anni per affinarci e capire realmente cosa volevamo e come avremmo voluto comunicarlo. Il vero momento di svolta è stato sicuramente la vittoria del 'Tregnago Rock Contest 2015", dove ci chiamavamo ancora MonnaLisa Smile (quasi non lo ricordavo più...), un concorso musicale che ci ha dato il coraggio andare in studio ed incidere i nostri inediti. In quella occasione abbiamo approfondito la conoscenza di Gianni Della Cioppa, giudice e label manager di Andromeda Relix che fin da subito si è interessato al nostro progetto. Come dici tu, Gianni è anche un laborioso promotore della musica originale e della scena underground, per questo ad alcuni di noi era già noto.

Il vostro rock progressivo suona classico, ma allo stesso tempo si ascoltano cose più recenti, ma sempre con un’attenzione particolare alla melodia. Quali sono le band che citereste come vostre influenze?
Il sound dell'album deriva da gusti molto eterogenei che cerchiamo di amalgamare in fase di composizione. Ascoltiamo rock progressivo di vario genere: spaziamo da gruppi come PFM, Banco del mutuo soccorso, Le Orme, Goblin, AREA, Pink Floyd, Deep Purple, fino ad arrivare a gruppi più moderni come i Dream Theater, Porcupine Tree, Devin Townsend e Opeth.

Avete registrato agli Opal Arts di Fabio Serra, un nome che si legge spesso nei cd di gruppi progressivo. Come è stato lavorare con lui, che ha molta esperienza, oltre ad essere il leader dei Rosenkreutz. Cosa vi ha dato la sua conoscenza?
Lavorare in studio con Fabio è stato molto formativo. Essendo per noi la prima esperienza, abbiamo affrontato assieme momenti critici ma anche molti momenti euforici e di alta professionalità. Fabio ha saputo ben coordinarci ed è riuscito a farci esprimere al nostro meglio, insegnandoci a non osare troppo e al contempo a valorizzare al meglio alcuni contenuti.

Perché cantate in italiano, una scelta coraggiosa. E cosa volte dire con i testi?
Cantare in italiano è una sfida per noi. Abbiamo iniziato con l'inglese ma ci veniva troppo "facile", nel senso che perdevamo di vista il messaggio che volevamo lanciare con un testo. Con l'italiano ci possiamo esprimere meglio e prestare molta più attenzione al contenuto, non solo alla metrica o alla melodia. Anche chi ascolta il brano secondo noi si immedesima nella canzone più profondamente. I testi parlano della nostra personale ricerca interiore, di come stiamo cercando di diventare gli uomini e i musicisti
che vorremmo essere, attraverso le difficoltà e le sfide che la vita ci pone davanti tutti i giorni.

La copertina è molto bella, decisamente prog. Come l’avete concepita e chi l’ha realizzata?
La copertina è stata realizzata dalla bravissima Maddalena Pastore Falghera, artista e tatuatrice, che ringraziamo tanto ovviamente. L'idea nasce dalla volontà, anche musicale, di unire il passato al futuro: l'alchimista in primo piano scrive con una penna d'oca al lume di candela mentre dai due archi alle sue spalle si intravvede l'immagine di una metropoli futura. Le nostre canzoni nascono proprio da questo contrasto come si può intuire dai gruppi che ti abbiamo citato prima: unire l'ispirazione che arriva dai grandi gruppi del passato a da quelli più moderni per creare qualcosa di nuovo, se possibile, e la copertina doveva esprimere questo al meglio.

Le recensioni vi stanno regalando belle soddisfazioni, ora quali sono le prossime mosse?
Finora le recensioni sono state davvero positive, tanto che fin da subito siamo rimasti molto sorpresi. Abbiamo passato parecchi anni
in sala prove e poche persone hanno avuto occasione di ascoltare la nostra musica quindi il fatto che un pubblico più ampio abbia apprezzato il nostro album ci ha davvero reso felici. L'idea per il prossimo futuro è quella di tuffarci a capofitto nella stesura del secondo album, cercando di migliorare i risultati che abbiamo raggiunto con "In Principio" e di spaziare ancora di più tra i vari generi, di essere ancora più liberi, ovviamente continuando anche l'attività dal vivo, come nell'occasione del prossimo "Isola Rock", uno dei più importanti festival veronesi, nel quale suoneremo con la Strana Officina. Prima di salutare vorrei presentare i miei compagni di viaggio, siamo una band e nessuno può farcela da solo: i fratelli Edoardo e Manuele Pavoni (batteria e basso) e Filippo Romeo alla chitarra. Vi ringraziamo per lo spazio che ci avete dedicato, è stato un piacere!








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