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Recensioni
Pubblicato il 28/04/2018 alle 11:09:23
Damasco - S/T
di Beatrice Bonato
I Damasco arrivano come un treno in corsa nelle orecchie degli ascoltatori senza chiedere permesso. Distruggendo ciò che trovano davanti e creando nuove atmosfere e sensazioni.

I Damasco arrivano da San Gavino Monreale ed il loro album omonimo rappresenta una bella sfida ovvero quella di riportare in auge le chitarre suonate in un certo modo ed una sorta di spigolosità che riesce a riempire e spezzare allo stesso momento l’ascoltatore. Infatti, il sound dei Damasco non è solamente roccioso, duro ed asettico, anzi, la pura passione che c’è dietro al suono chitarroso è qualcosa di incredibile che rimanda a sprazzi post rock ben coordinati ed incastrati tra di loro, un crossover che piace molto. I Damasco comunicano sia con la propria musica ma anche a livello visivo. Stupenda la copertina del disco e tutte le scene che la propria musica appunto fa rivivere, come un film degli anni 20, senza parole, ad occhi chiusi. Tra i brani più rappresentativi della band ritroviamo di certo Monicelli, un vero e proprio biglietto da visita (e da guerra) della band. In sostanza il disco ha un’anima dark ed oscura che a volte viene contaminata da una sorta di purezza sonora che non inquina più di tanto il sound ma anzi, redime in un certo senso la durezza e la spigolosità dell’album, facendo vivere in una sorta di doppia luce il disco in sé. Una buona prova che comunque ha bisogno di un successore per poter dare una visione più completa di ciò che sono i Damasco.

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