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Recensioni
Pubblicato il 07/05/2018 alle 14:08:48
Katia Pesti - Abyss (Radici Music 2018) fluido trasparente e brillante musica
di Paolo Polidoro
Mi trovo di fronte ad un lavoro esteso, lungo e pregiato, di mille forme e di sensazioni estranee alla quotidianita'. Una idea astratta come qualcosa di fluido e trasparente, altre volte brillante e materica ma sempre in vibrante ...

Mi trovo di fronte ad un lavoro esteso, lungo e pregiato, di mille forme e di sensazioni estranee alla quotidianita'. Una idea astratta come qualcosa di fluido e trasparente, altre volte brillante e materica ma sempre in vibrante ...

Di sicuro alcuni suoni spesso si rendono misteriosi, quasi irriconoscibili ed è qui che la press kit di Katia Pesti corre in soccorso e mi fa capire di come il pianoforte sia preparato, di cosa siano le sfumature di rejong piuttosto che di un hai drum, ed è così che rimetto da capo in circolo questo nuovo disco della pianista e compositrice toscana dal titolo “Abyss” e scopro come il viaggio diviene altro, cambia forma e di nuovo incontro altre mille sfumature che non riconosco.

Psichedelia certamente, di quella sana, di quella acustica, psichedelia sonora che somiglia a qualcosa in prima istanza e poi ad altro, “Abyss” mi regala 13 brani strumentali che raccontano 4 suite diverse dedicate alla Terra, agli Abissi e poi al vento e al cielo.

La Pesti dipana la sua spiritualità in una scrittura per niente ovvia ed immediata con forme note e ormai inflazionate, probabilmente a sentirlo facilmente dalla rete, questo singolo dal titolo “Humanity is Divergent”, rappresenta il momento più “semplice” e intuitivo del disco. Poi, come dicevamo, il piano si modifica, si prepara, cambia timbrica e scenari sonori, cambia anima, e poi le percussioni, e poi la voce di Gabin Debirè che sa di Africa tutta, e poi quella poggiata di nascosto e quasi sussurrata di Elaine Trigiani che un mi rimanda a scenari a di poco “americani”.

Insomma amici, “Abyss” è un disco da ascoltare con cura, attenzione e soprattutto, liberatevi da tutti i cliché, non si tratta di capire, si tratta di condividere se stessi con questo suono, davvero un bellissimo disco.






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