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Interviste
Pubblicato il 17/05/2018 alle 15:05:38
Gloria Trapani: la musica come mezzo per raccontare e condividere una storia
di Manuela Ippolito
Pubblicato dall’etichetta Filibusta Records, Life is there and everywhere il nuovo progetto della vocalist Gloria Trapani. La farfalla come simbolo della necessita' a vivere ogni aspetto della vita ..

Pubblicato dall’etichetta Filibusta Records, Life is there and everywhere il nuovo progetto della vocalist Gloria Trapani. La farfalla come simbolo della necessita' a vivere ogni aspetto della vita ..

Questo disco la vede alla testa di un quartetto completato da Alessandro Del Signore al contrabbasso e basso elettrico, Luigi Di Chiappari al piano e chitarra e Mattia Di Cretico alla batteria. Musicista assai versatile che in questo progetto si divide anche tra piano e chitarra, Gloria Trapani ha all’attivo già diverse esperienze ed è anche un’abile autrice di testi.

In questa intervista, oltre a parlare del suo nuovo lavoro, ci ha raccontato anche il suo lato artistico e la sua visione personale della musica.

Come nasce Gloria Trapani artista? Da dove scaturisce la passione per la musica?
Mia nonna mi racconta sempre degli aneddoti simpaticissimi risalenti a quando ero molto piccola, di cui purtroppo io non ho un ricordo nitido, legati al fatto che mi piaceva molto cantare; ricordo invece benissimo che a 7 anni iniziai un po' per gioco a studiare pianoforte grazie ai miei genitori che intuirono la mia grande curiosità per la musica. Inoltre nella mia famiglia c'è mio zio che è sempre stato un grande appassionato di musica brasiliana e all'epoca spesso quando andavo a casa dei miei nonni lo trovavo a suonare la chitarra e cantare. Ricordo che mi piaceva davvero moltissimo ascoltarlo; credo che queste cose siano state molto importanti per me.

Non sei solo una interprete, ma sei autrice/compositrice, e musicista. E’ più facile o più difficile in questo modo darsi una precisa dimensione artistica?
Non so se ho una risposta a questa domanda ma posso dirti che queste cose in questo momento del mio percorso sono strettamente legate tra di loro. Mi ha sempre affascinato il grande potere comunicativo della musica e il fatto che possa essere un mezzo per raccontare qualcosa, per raccontarsi, per condividere una storia, a volte anche la propria: sono cose che accadono sia quando si interpreta che quando si compone. Mi piace tantissimo la scrittura e la composizione perché è un percorso profondo di conoscenza di sé e dunque un modo per raccontarsi diretto attraverso la propria musica e i propri testi; ho iniziato a cimentarmi nella scrittura quando avevo circa vent'anni ma ne sono passati circa una decina prima di arrivare ad un primo lavoro che mi soddisfacesse e mi rappresentasse. Inoltre in questo secondo album ho preso anche più coraggio e sia nel disco che nei concerti suono il piano e la chitarra, oltre che a cantare. Il mio percorso come interprete è iniziato un po’ prima e continua tuttora perché in qualche modo si ha la grande opportunità di incontrare e confrontarsi con il percorso umano e musicale di grandissimi musicisti e compositori. Credo che questo aspetto sia fondamentale per la propria crescita.

Come è nato il disco? Da cosa trai ispirazione quando scrivi? Quale brano pensi possa rappresentare il tuo album? Il titolo ha un significato particolare?
Questo disco nasce dal profondo desiderio, addirittura dall’urgenza, di condividere uno dei messaggi più belli che mio padre ha saputo trasmettermi, l'importanza del valore della vita, della dignità e del coraggio. Non a caso il disco si intitola “Life is there and everywhere”, che è una frase contenuta nel brano Butterfly, che per me rappresenta un po' la sintesi concettuale del disco. La farfalla come simbolo della vita, della rinascita, della necessità di imparare a viverne ogni aspetto, anche il dolore che, come per un paradosso, in qualche modo ci costringe e ci aiuta ad apprezzarne davvero la bellezza e ci spinge ad averne cura.

Come hai scelto i musicisti con i quali collabori?
Devo tantissimo ai musicisti che hanno collaborato al disco, hanno sin da subito accolto il progetto come proprio e ognuno di loro con la propria creatività e personalità ha dato un contributo importantissimo alla musica. Sono Alessandro Del Signore, Luigi Di Chiappari, Mattia Di Cretico, insieme a loro ho cominciato nel 2011 questo percorso, che ci ha portato a realizzare il primo disco nel 2013. Ora questo secondo lavoro è frutto di un bel lavoro di ricerca musicale, personale e collettiva e anche se i brani portano tutti la mia firma, gli arrangiamenti sono stati costruiti insieme sperimentando diverse soluzioni. E’ sicuramente questo uno degli aspetti più belli e stimolanti, la possibilità di condividere una progettualità e potersi confrontare costantemente con musicisti verso cui nutri una grande stima e fiducia, nonché una sincera amicizia. Nel disco inoltre sono presenti degli ospiti per me molto importanti che sono entrati a far parte della nostra “famiglia musicale”: questi sono sono Davide Di Pasquale, Donato Cedrone, Daniel Miskiev e Teresa Iannilli

Hai diversi progetti in piedi, che spaziano in diversi generi, dal jazz alla canzone d’autore, è un vantaggio?
Per me è sicuramente una grande opportunità perché da sempre la curiosità mi ha spinto a dedicarmi a progetti differenti tra loro e ad accogliere sfide lavorative diverse. Ogni cosa che ho fatto e che deciderò di fare in futuro è stata ed è un'occasione unica e preziosa di crescita. La musica è per me una scoperta continua di bellezza, che va al di là delle classificazioni di genere.

Quali riferimenti musicali hai?
La lista è davvero lunga, ci sono talmente tante cose belle che mi ispirano da dove non saprei cominciare. Sicuramente se dovessi darti solo un paio di nomi ci sono figure musicali che mi hanno ispirato davvero tantissimo negli anni e rappresentano per me un grande punto di riferimento: prima fra tutte Joni Mitchell, di cui conosco a memoria tutti i suoi dischi, ho letto di lei qualsiasi libro, recensione, articolo. Lei è stata una pioniera, ha aperto davvero la strada al mondo del cantautorato femminile, ha sperimentato e trovato una sua personalissima e originalissima forma di espressione, sia con il canto che con il piano che con la chitarra, e non si è mai fermata nella sua ricerca musicale. Nina Simone, Billie Holiday, Miles Davis, e come loro potrei citarti ancora altri grandissimi artisti: quello che mi sorprende sempre nella loro musica e nella loro arte come in quella di altri grandi è la spontaneità, poesia e verità.

La dimensione live è quella ideale per la tua musica?
Lavorare in studio è sempre un'esperienza unica e molto stimolante perché ti permette di capire e soprattutto “fotografare” il momento preciso in cui ti trovi nel tuo percorso sia umano che musicale. Diciamo che è un un banco di prova dove capisci quello che realmente è necessario alla musica, quello che invece è superfluo e si aprono nuove vedute. In sintesi rappresenta per me sempre un momento di grande crescita. Inoltre credo che sia il punto di partenza per la musica che prende vita e che in seguito si anima sicuramente nel live. Sono passati solo due mesi dall'uscita del disco ma già in questi primi live che abbiamo fatto la musica si è evoluta positivamente, mi sembra più “concreta”, più “vera” è come se stia prendendo vita. Credo che questo accada perché c’é energia non solo tra di noi che suoniamo ma tra noi ed il pubblico, percepirne la presenza, la partecipazione è totalizzante, ti aiuta a sentire ed essere davvero presente al momento che stai vivendo. In studio bisogna concentrarsi davvero tanto per poter ritrovare questa dimensione ed è ovviamente più complicato, credo che più esperienza se ne faccia e più ci si possa avvicinare.

Progetti futuri? Dove porterai questo cd?
In questo momento il desiderio più grande, musicalmente parlando, è quello di poter portare la mia musica ovunque, cercando di conciliare questo che posso definire come il progetto del cuore, al quale sono affettivamente più legata, con altri progetti in cui sono coinvolta. Prossimamente uscirà un disco al quale sto collaborando, un progetto del M Roberto Musto, che vede coinvolto il suo coro e il mio quartetto in una rivisitazione del Gloria Di Vivaldi, un progetto davvero molto interessante tra musica classica e Jazz. Ci sono in programmazione concerti con altri progetti di cui faccio parte, tra cui Jazz Tales, Stile Novecento e i Sweet Sound Gospel Choir. Quindi tante belle cose in arrivo nel futuro prossimo. Per il futuro più lontano, invece, tanta curiosità e sicuramente il desiderio di trovare una dimensione musicale nella scrittura in Italiano e anche collaborando con altri autori.





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