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Recensioni
Pubblicato il 21/06/2018 alle 14:20:25
Tommaso Talarico: Viandanti (Radici Music Records 2018) ... cd d'esordio del cantautore calabrese ...
di Paolo Polidoro
Si intitola Viandanti (Canzoni da un tempo distante) il primo disco ufficiale di Tommaso Talarico: un ascolto piacevole per l'artista cresciuto alla scuola fiorentina e giunto non più giovanissimo all'agognato disco sognando Fossati e Faber..

Si intitola Viandanti (Canzoni da un tempo distante) il primo disco ufficiale di Tommaso Talarico: un ascolto piacevole per l'artista cresciuto alla scuola fiorentina e giunto non più giovanissimo all'agognato disco sognando Fossati e Faber..


Un disco senza troppi scossoni alle emozioni fatta eccezione per Eolie che davvero merita un momento di riflessione, bella poesia su classiche tinte di una melodia tutta italiana, soffice, riflessiva e assolutamente ricca di energia evocativa.

Si distingue anche Sud tra le altre composizioni che però richiama fortemente un celebre brano di Silvestri, forse una diretta citazione, per il resto il disco sposa a piena la canzone d’autore italiana di lungo corso, quella che ha fatto scuola, ne attinge a pieno e a mani buone, fin da subito, fin dalla prima traccia con In nome di Dio o anche Storie di Lillo con questo “walking rock” di strada su cui ritroviamo tutti, da De Gregori a Fossati.

Dolcissima Viandanti in questo morbido decantarsi, con quel piglio adolescenziale nelle liriche che tanto ci piace, davvero ben equilibrato e fascinoso il funky blues di Caleidoscopio, e ne Il dono il nostro spolvera andamenti bossa che quasi quasi, come mi è capitato di sentire dal grande Concato, direi che è una dimensione che certo ti aspetteresti ma non così indovinata e calzante, forse complice anche qui una timbrica di voce sottile che facilmente si adatta a quelle tessiture.

In rete il video di lancio del singolo Il tempo delle favole e qui la letteratura di Talarico incornicia forse il sui leitmotiv dell’inter disco, un lavoro di nostalgia credo io, di speranza, di visioni contadine come direbbe Faber, la voglia di restare o di ritrovare, la voglia di misurare il tutto con un metro antico, la voglia o il bisogno di restar chiusi dentro le proprie favole.

Questo esordio ha il dono della semplicità e della facile fruibilità, sposa dunque un equilibrio che si piazza a metà strada tra l’impegno poetico e musicale dei maestri di un tempo e la spensieratezza l’immediatezza dei giorni digitali che abbiamo oggi, un esordio di canzoni assai valide.






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