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Recensioni
Pubblicato il 18/06/2018 alle 14:33:04
Massimiliano Cusumano: Island Tales (RadiciMusic Records)
di Paolo Polidoro
Opera strumentale per il chitarrista e compositore siciliano Massimiliano Cusumano che con la RadiciMusic Records pubblica 10 composizioni inedite che racchiude sotto un tema comune

Opera strumentale per il chitarrista e compositore siciliano Massimiliano Cusumano che con la RadiciMusic Records pubblica 10 composizioni inedite che racchiude sotto un tema comune, “Island Tales”, dipinti e diapositive di una regione che non ha solo il compito di iniziare e ricominciare dal basso delle sue piaghe e dall’alto della sua bellezza (artistica e culturale) ma anche quello di accogliere attorno il mondo che arriva alla costa.

Con il mondo arrivano culture, suoni, tradizioni, sapori, abitudini e altri punti di vista, la Sicilia come ricettacolo di tanto altro che in questo disco Cusumano immortala con i suoni di chitarra e un ensemble di musicisti a corredo, e parla di Italia ovviamente e di mercati rionali con la bellissima “Ballarò” di cui la rete ci restituisce il video ufficiale diretto da Walter Chiello.

Ma c’è anche sapore argentino con queste corde leggere in “Hifda” che un poco richiama la splendida “Fragile” di Sting, e ci sono immancabili andamenti tribali che si aggrappano alle essenze arabe come in “Tribal” dove padroneggiano ovviamente quel certo tipo di sviluppo in scala, e poi l’Africa della bellissima quando didascalica “Afrika” con voci corali e canti lontani: probabilmente il brano più aderente a forme musicali conosciute, con uno sviluppo melodico assai vincente.

L’occidente arriva con “Father” e si macchia di quell’etnia popolana con lo splendido sax di Raffaele Barranca, quasi a voler dare una mano di vernice personale e nuova alle meravigliosi abitudini che ci ha regalato nel tempo Enzo Avitabile, ma qui siamo in un territorio nuovo, dove il mondo non entra a suonare ma viene raccontato, dove Cusumano non scrive per incontrare ma per dipingerli con uno sguardo che pare arrivare dal un gradino di cemento ai bordi della grande piazza, nella quale passano tutti e tutti dicono cose, parole rapite al caso che poi si lasciano appuntare sul taccuino.

Quello che ne esce è un bellissimo disco da ascoltare con un silenzio attorno, some stare in una zona franca che non si lascia condizionare da niente e da nessuno.






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