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Interviste
Pubblicato il 02/08/2018 alle 19:30:46
L'intervista ad Alessandro Florio, il chitarrista del tour Un'Orchestra per Pino Daniele
di Stefania Schintu
Abbiamo incontrato il chitarrista Alessandro Florio in occasione del concerto del 9 Agosto ad Amalfi alle ore 21.00 in piazza Municipio (ingresso libero) che lo vede tra i protagonisti di Un’Orchestra per Pino Daniele ..

Abbiamo incontrato il chitarrista Alessandro Florio in occasione del concerto del 9 Agosto ad Amalfi alle ore 21.00 in piazza Municipio (ingresso libero) che lo vede tra i protagonisti di Un’Orchestra per Pino Daniele ..

Si tratta del progetto dedicato a Pino Daniele (il nero a metà), in programma nell’Antica Repubblica Marinara, con Florio al fianco di Ilaria Bucci (voce), Michele Simonelli (voce), Simone Sala (piano), Mino Berlano (bass), Claudio Romano (drums) e la Molise Light Orchestra diretta dal Maestro Antonello Capuano.

Super ospiti di questo straordinario ensemble, James Senese, Tony Esposito ed Ernesto Vitolo.. componenti storici della band di Pino Daniele.

Nella caratteristica piazza dell’Antica Repubblica Marinara riecheggeranno i più grandi successi di Pino Daniele che hanno segnato in maniera indelebile la storia della musica italiana: A me me piace o' blues, Chi tene 'o mare, Quanno Chiove, Tutta N’Ata Storia, E Sona Mò, solo per citarne alcuni.

Se vi state chiedendo perché abbiamo intervistato proprio Alessandro Florio, la risposta è semplice: è amalfitano, si esibirà nella sua città e con lo strumento che Pino Daniele suonava con grande maestria e musicalità.

Voglio metterti subito a tuo agio. Senti il peso della responsabilità?
Assolutamente sì. La sfida sta nel suonare le sue parti di chitarra rispettandolo ma senza volerlo imitare: un confine talmente sottile che è quasi invisibile. Confine che si assottiglia ancora di più quando ad accompagnarti hai i suoi musicisti con quel suono esatto e preciso sentito milioni di volte nei suoi dischi e che per forza di cose ti rimanda al suo suono e al suo modo di suonare… Ma purtroppo Pino non c’è più e tutto quello che posso fare è rendergli omaggio nel miglior modo possibile facendo capo a quello che il jazz spesso mi ha insegnato: ossia rispettare l’idea/il concetto usando però note diverse. Nella vita pratica lo facciamo ogni giorno, ogni qualvolta raccontiamo un qualcosa che a nostra volta ci è stato raccontato: si riporta il concetto ma non si usano quasi mai le stesse parole.

Facciamo un passo indietro, come nasce il progetto “Un’Orchestra per Pino Daniele”?
Il progetto esclusivo e ambizioso è nato nel 2015 da una felice intuizione del pianista e direttore artistico Simone Sala. La filosofia di base era quella di rispettare quasi filologicamente armonie e strutture dei brani così come erano suonati da Pino Daniele e che il mitico Ernesto Vitolo aveva messo a disposizione del direttore d’orchestra Antonello Capuano, il quale le ha poi sapientemente arrangiate per orchestra, arricchendo ulteriormente il tutto. Il progetto ha continuato a crescere e ad evolversi fino ad arrivare all’attuale formazione che comprende oltre al già citato Vitolo anche i noti e carismatici James Senese e Tony Esposito, nucleo di quella mitica band che fece storia. Il repertorio attinge in gran parte dai primissimi lavori di Pino, che coincide poi col periodo di maggior attività di quella sua storica band che annoverava appunto tra gli altri Senese, Esposito e Vitolo.

Cosa ha rappresentato Pino Daniele e cosa rappresentano per te le sue canzoni
Pino Daniele ha svolto un ruolo fondamentale nel mio percorso musicale. Nessuno era musicista nella mia famiglia e non avendo particolari collezioni di dischi a casa, la musica che ascoltavo era quella che che si sentiva in giro. Agli inizi, infatti, quando ero un ragazzino innamorato folle della musica e della chitarra tentavo di riprodurre sullo strumento qualsiasi cosa passasse in radio o tv. Quando mi imbattei nella musica di Pino ebbi non poche difficoltà, viste le armonie piuttosto complesse. Non riuscivo proprio a capacitarmi, fin quando più di una persona non mi disse che per capire quella musica avrei dovuto studiare il Jazz. E così, causa Pino Daniele, mi addentrai nel mondo della musica jazz, me ne innamorai e non tornai più indietro… almeno fino ad adesso, in un circolo che sembra chiudersi solo ora. Amavo la musica di Pino perché riusciva ad arrivare alle persone più umili esprimendo i concetti più nobili in vesti musicali mai scontate, spesso complesse ma comunque immediate: una serie di cose praticamente impossibili da combinare assieme!



Un amalfitano che suona lo strumento di Pino impegnato in concerto nella propria città... sensazioni? Emozioni?
Il 9 Agosto toccheremo anche Amalfi con questo progetto. Sensazioni ed emozioni tante ma c’è sempre il lato professionale che mi tiene ben ancorato a terra. Se cosi non fosse non riuscirei a pensare alla resa ottimale dello spettacolo: in fondo facciamo un mestiere che ci aiuta a veicolare le emozioni per portarle intatte alla gente. L’unica cosa che conta è offrire una resa quanto più eccellente possibile per il rispetto di chi ha scritto quella Musica, di chi ascolta, di chi organizza e dei concetti ed emozioni che quella Musica porta con sé. Tanto più se sei nella tua città d’origine e le vuoi fare un bel regalo. Sono debitore a vita ad Amalfi, se non altro per la sua irreale, irripetibile e stimolante bellezza che sfida da secoli pittori, attori, musicisti a farne propria la sua magia nelle loro opere con la frustrazione di non poterne mai eguagliare la perfezione: un impulso che non potrebbe essere palestra più grande per un artista.

Che atmosfera si vive sul palco?
Ovviamente l’atmosfera è magica, soprattutto perché su quel palco c’è chi con Pino ha fatto il percorso di una vita e ha visto nascere determinati brani che hanno fatto storia. A volte si sente quasi il suo spirito aleggiare tra musicisti e pubblico: sensazioni da pelle d’oca. Poi, devo dire, si impara tantissimo stando a fianco di chi ha venduto milioni di dischi ed ha segnato un nuovo percorso per la musica Italiana (James su tutti, che fu precursore anche di Daniele prima con gli Showmen e con Napoli Centrale poi). Pur avendo suonato infatti un po' ovunque vengo pur sempre dal jazz puro e di certo non sono abituato, visto il genere di nicchia, a palchi grandi e platee così affollate ma ci sto pian piano prendendo la mano… Fa riflettere che nonostante le mie collaborazioni passate (e presenti) anche con grandi nomi del jazz internazionale, è la prima volta che anche i non addetti ai lavori apprezzano: questo la dice lunga “ahime” sulla scarsa popolarità del jazz ma ti fa anche rimanere coi piedi ben saldi per terra. Soprattutto ti fa apprezzare ancor di piu’il fatto che Pino sia arrivato alle masse con musica di un certo spessore e qualità e che dal jazz ha preso non poco, in un periodo in cui l'industria musicale ancora permetteva queste cose...



Quali sono i tuoi prossimi impegni e i tuoi prossimi progetti?
Si profilano mesi piuttosto intensi di tour ma anche di registrazioni. A Settembre sarò in Italia con l’Ernesto Aurignac Italian Quartet, gruppo dello straordinario sassofonista iberico affiancato per l’occasione da una star del jazz nostrano quale Fabrizio Bosso. Dopodiché sarà la volta di una serie di concerti con Simone Sala Trio, affiancato questa volta da un altro celebre trombettista, Flavio Boltro: il tutto prima di salpare per un tour a Settembre tra Thailandia e Indonesia. Nel frattempo sarò impegnato a ultimare i brani per il prossimo disco con gli incredibili Pat Bianchi e Carmen Intorre Jr e che sarà il sequel di Roots Interchange, il mio ultimo lavoro da leader realizzato tra USA e Italia nel 2015, oltre che di un altro progetto ancora in fase di definizione col mio amico e collega Giampaolo Laurentaci e che spero vedrà la luce in Autunno.

Per concludere nel nome di Pino, Descrivi in tre parole “Un’Orchestra per Pino Daniele”
Avrei detto “Tutta N’Ata Storia” ma visto che la matematica non me lo consente, mi limito a un “E Sona Mò”.






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