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Pubblicato il 10/10/2018 alle 20:22:01
Cocktail Bar, il film sulla storia del Music Inn alla Casa del Jazz
di Alessandro Sgritta
Nell'ambito della Festa del Cinema di Roma alla Casa del Jazz tre incontri sul rapporto tra cinema e jazz: il 12 ottobre il film Cocktail Bar sul Music Inn, il 22 Enrico Pieranunzi su Herbie Hancock e il 27 Lino Patruno su Woody Allen e il jazz.

Nell'ambito della Festa del Cinema di Roma alla Casa del Jazz tre incontri a cura di Luciano Linzi e Mario Sesti dal titolo "Il magico accordo" sul rapporto tra cinema e jazz: il 12 ottobre il film "Cocktail Bar" di Stefano Landini sul Music Inn, il 22 ottobre Enrico Pieranunzi su "Herbie Hancock" e il 27 ottobre Lino Patruno su "Woody Allen e il jazz".

Sono sbocciati nello stesso secolo e hanno avuto sin dalla nascita la stessa vocazione popolare: saper parlare al corpo e alla mente di chiunque senza distinzioni di lingua, classe sociale, colore della pelle. Cosa rende vicini il linguaggio delle immagini e dei suoni su uno schermo e l’esperimento di ibridazione culturale e musicale (il retaggio ancestrale afroamericano e la tradizione musicale europea) più celebre di sempre? Ed esiste tra cinema e jazz, come in un celebre film di Martin Scorsese (New York New York) il sogno di un "magico accordo"? La presentazione in anteprima, il 12 ottobre, di un film documentario "Cocktail bar", di Stefano Landini e Tony Lama, che ricostruisce la straordinaria avventura di un club musicale romano leggendario, il Music Inn, per il quale sono passati i più grandi jazzisti di tutti i tempi, e due incontri con due autorevoli musicisti come Enrico Pieranunzi, il 22 ottobre, e Lino Patruno, il 27 ottobre, che racconteranno quelli che per loro sono i più interessanti e creativi incontri tra il cinema e il jazz, offriranno a spettatori e appassionati tracce, suggestioni e forse risposte a queste domande.

Nel 1971 il principe Pepito Pignatelli, malato di jazz ed eccentrico personaggio, assieme alla bellissima moglie Picchi aprì uno dei più importanti locali europei, ritrovo internazionale di musicisti che poi scrissero la storia del jazz, nonché luogo-fucina di fermenti letterari, sociali e musicali che segnarono il costume degli appassionati e non solo: il Music Inn.
In questa cantina umida passarono i più grandi, come in nessun altro jazz club in Italia: da Chet Baker a Bill Evans, da Charlie Mingus a Dexter Gordon, da McCoy Tyner a Philly Joe Jones e Max Roach, in un elenco infinito che ha cambiato intere generazioni.
La sua storia, unica alla pari dei suoi proprietari, viene ora raccontata in "Cocktail Bar - Storie jazz di Roma, di note, di amori", un documentario con la regia di Stefano Landini e Toni Lama, che ne ripercorre, insieme a numerosi testimoni di quel tempo, le vicende e i percorsi contestualizzati. Artisti come Giovanni Tommaso, Renzo Arbore, Pupi Avati, Bruno Biriaco, Franco D'Andrea, Antonello Salis, Roberto Gatto, Adriano Mazzoletti, Amedeo Tommasi, e molti altri che parteciparono attivamente a quel vissuto, rappresentano – grazie ai loro vivi ed affettuosi ricordi – le complesse trame di uno spaccato d’epoca, qui condito dalla colonna sonora originale firmata da Massimo Fedeli ed intriso di passione e nostalgia per un’affascinante avventura musicale che sfortunatamente ebbe un triste e tragico epilogo, ma che resta sempre e comunque viva nella memoria di quanti hanno amato ed assaporato la musica jazz del periodo d’oro.
Il documentario sarà presentato nell’ambito della Festa del Cinema di Roma 2018 (sezione “Altri Eventi”), venerdì 12 ottobre alle ore 21 presso la Casa del Jazz. A seguire, un concerto dell’ensemble jazz guidato da Massimo Fedeli che interpreterà dal vivo le atmosfere musicali del periodo. A suonare saranno Bruno Biriaco alla batteria, Luca Pirozzi al contrabbasso, Aldo Bassi alla tromba, Gianni Savelli al sax tenore e Massimo Fedeli al pianoforte.

Il Principe Pepito Pignatelli e il Jazz
Principe del S.R.I., XVI principe di Castelvetrano, XVI principe di Noja, XVIII duca di Monteleone, XVI duca di Terranova, XVIII marchese di Cerchiara, XVI marchese di Avola e marchese di Caronia: questi i titoli ereditati da Giuseppe Pignatelli e Molyneux, detto Pepito, nato a Città del Messico il 9 ottobre 1931 e meglio conosciuto come pianista e batterista jazz, nonché fondatore dello storico “Music Inn” di Roma.
Mecenate senza quattrini che ai suoi titoli tuttavia preferiva Charlie Parker e Dizzy Gillespie, Pepito coltivò fin da bambino la sua passione per la musica, alimentandola in modo fin quasi estremo, ma comunque coraggioso e intraprendente e realizzando alla fine degli anni Sessanta il suo sogno di aprire un locale dove poter ascoltare i suoi musicisti preferiti, all’interno di uno scenario jazzistico romano ancora acerbo.In sua compagnia c’era la moglie Maria Giulia Gallarati, detta Picchi, sposata nel 1959 e anch’essa appassionata di musica jazz.
Su modello del FolkStudio nacque così nel 1969 il Blue note, in via dei Cappellari, che, privo di licenza per somministrare alcolici, non ebbe lunga vita ma riuscì in poco tempo ad ospitare musicisti come Jean Luc Ponty, Phil Woods, Johnny Griffin e Dexter Gordon.
Due anni dopo, Pepito individuò un altro locale, in largo dei Fiorentini, alle spalle di via Giulia: si trattava di una cantina abbandonata che rilevò dall'Arciconfraternita e che inaugurò, dopo molte vicissitudini e ritardi burocratici, diventando in poco tempo il luogo di riferimento del jazz romano e la palestra per un'intera generazione di jazzisti italiani. Qui suonarono i giovani Massimo Urbani, Maurizio Giammarco, Danilo Rea, Roberto Gatto, Enrico Pieranunzi, Antonello Salis, e i colleghi più maturi Giovanni Tommaso, Franco D'Andrea, Gegè Munari, insieme a mostri sacri internazionali quali Dexter Gordopn, Johnny Griffin, Chet Baker, Mal Waldron, Charles Mingus, Bill Evans, Elvin Jones, Ornette Coleman, Steve Lacy, Mal Waldron, Gato Barbieri.
Tra sacrifici ed amore, con un entusiasmo capace di superare ogni difficoltà, la coppia principesca mise in carreggiata un locale fumoso, con le salette scavate nel tufo e le panche di cemento armato, che non rappresentava un semplice jazz club ma un cenacolo di artisti che regalava profondi momenti di rispetto, fascino e insegnamento per chi la musica, oltre a masticarla, la voleva vivere da vicino. Una casa ricca di aneddoti che ha ispirato la ripresa musicale di Chet Baker ed ha ospitato il giovane e squattrinato Gato Barbieri; che è stata testimone di memorabili nottate regalate alla inquieta generazione romana degli anni ' 70 con le performance dal vivo di Miles Davis, Charles Mingus ed Elvin Jones, tanto per ricordarne alcuni…
Alla tragica e prematura morte dei due proprietari, avvenuta rispettivamente nel 1981 per infarto (Pepito) e 1992 per volontario soffocamento (Picchi), il locale – nonostante molteplici gestioni e tentativi – non è mai riuscito a tornare ai livelli dell’eta d’oro del jazz ed è diventato – come proclama il titolo del documentario di Stefano Landini e Toni Lama, un tradizionale “cocktail bar”.

IL MAGICO ACCORDO: CINEMA E JAZZ.
TRE INCONTRI
a cura di Luciano Linzi e Mario Sesti

Venerdì 12 ottobre ore 21
"Il Jazz a Roma"
proiezione del documentario "Cocktail Bar" (2018) di Stefano Landini

COCKTAIL BAR
Storie jazz di Roma, di note, di amori
Durata:1h18min
Un documentario di Stefano Landini e Toni Lama
Prodotto da Stefano Landini e Roberto Gambacorta
per LCN srl
Montaggio: Stefano Landini
Musica originale: Massimo Fedeli

A seguire concerto jazz con:
Bruno Biriaco - batteria
Luca Pirozzi - contrabbasso
Aldo Bassi - tromba
Gianni Savelli - sax tenore
Massimo Fedeli - pianoforte

Casa del Jazz
Viale di Porta Ardeatina 55 – Roma

Ingresso: € 8
FB: www.facebook.com/docjazz.it/

Prossimi appuntamenti:

22 ottobre
"Herbie Hancock" con Enrico Pieranunzi

27 ottobre
"Woody Allen e il Jazz" con Lino Patruno

CASA DEL JAZZ
Viale di Porta Ardeatina 55 – Roma
www.casajazz.it




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