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Pubblicato il 16/10/2018 alle 08:54:19
Il Tusco – dEgEnErAtoRiUm (Andromeda Relix, 2018) Un vinile rosso sangue per raccontare i nostri tempi
di Beatrice Bonato
Iniziare un album con un brano di tredici minuti, dice molto del coraggio che alimenta Diego Tuscano / Il Tusco, un’artista libero da vincoli che ondeggia tra hard, progressivo e psichedelia, con la stessa inventiva dei grandi degli anni ’70.

Iniziare un album con un brano di tredici minuti, dice molto del coraggio che alimenta Diego Tuscano / Il Tusco, un’artista libero da vincoli che ondeggia tra hard, progressivo e psichedelia, con la stessa inventiva dei grandi degli anni ’70.

Contiene cinque brani: disco disponibile in formato fisico solo in vinile rosso a tiratura limitata di 300 copie e su tutte le piattaforme digitali.

Il Tusco racconta con metafore questi tempi oscuri, fatti di contemplazione della rabbia della gente, del razzismo del quotidiano, della violenza gratuita, del bullismo, delle guerre di religione, delle dipendenze di tutti noi e delle emozioni represse. L’iniziale “Benvenuto nella macina” è un viaggio fatto di passaggi intricati e melodie sopraffini, alimentata dalla sempre splendida voce di Diego e da una band di alto livello, che ha nel bassista e compositore AleAlle la sua punta di diamante, non da meno il chitarrista degli Ulysses Luke Smith, il tastierista Snooky Chivers, entrambi inglesi, con la caratteristica consolidata del doppio bassista, Steo Trieste, che conferisce potenza al suono.

Anche quando il tracciato compositivo si muove su linee apparentemente più semplici, in realtà ci sono numerose varianti e passaggi, che funzionano perfettamente, grazie ad un’idea pertinente di scrittura. Lo dimostrano il prog variabile di “Altra da me” e “Idee cattive” meraviglioso puzzle di rock, soul, funky, tagliato da una tastiera prog che incanta e irrorato da un bellissimo assolo di chitarra.

“La distanza” si apre a mo’ di ballata folk, per poi trascinarsi quasi ai nove minuti, con un girovagare di moog e chitarre, che giocano a mescolare umori prog anni ’70 e vagiti alternativi dei ’90. Nonostante le parti strumentali abbondino, è sempre la superlativa voce de Il Tusco a stupire, un cantante con una marcia in più, che ha trovato un proprio stile, che disegna melodie mai banali, che incastra tra le note con fare deciso.

Il disco si chiude con “Indecifidbilità” un’altra perla, che delinea un album importante che tutti gli amanti del rock prog a maglie larghe dovrebbero conoscere, perché frutto di pura creatività, lontano da ogni tracciato conosciuto, che si ascolta a ripetizione, svelando sempre qualcosa di nuovo.

Dalla busta interna del disco:
“Degeneratorium”: macchina di oppressione, che per secoli ha sottomesso la plebe romana e di cui le fonti non hanno ancora rivelato il misterioso funzionamento. Oggi… sembra che il dispositivo sia tornato in funzione, a potenza massima.

Diego Tuscano: voce
AleAlle: basso, compositore
Luke Smith: chitarra
Snooky Chivers: tastiere
Steo Trieste: basso
Todaro; batteria
Lerco: chitarra






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