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Pubblicato il 18/10/2018 alle 16:30:55
Toquinho: L'Italia è la mia seconda patria
di Giuseppe Panella
Un concerto e una masterclass al Festival d'Autunno di Catanzaro hanno messo in luce la grandezza del musicista e dell'uomo che ha raccontato in una intervista esclusiva del suo Brasile, dell'Italia e degli amici.

Un concerto e una masterclass al Festival d'Autunno di Catanzaro hanno messo in luce la grandezza del musicista e dell'uomo che ha raccontato del suo Brasile, dell'Italia e degli amici.

Nel 1969 sei giunto in Italia in compagnia di Vinicius De Moraes e Chico Buarque De Hollanda, restandoci per sette mesi. Cosa le è rimasto di quel periodo?
L'Italia era il paese scelto da Chico per l'esilio forzato, provocato dal regime autoritario che perseguitava artisti, intellettuali e politici in Brasile all'epoca. E mi ha invitato a partecipare ad alcuni spettacoli in Italia. In realtà, non abbiamo fatto gli spettacoli previsti ma sono rimasto con lui per sei mesi vivendo avventure ed esperienze che hanno rafforzato la nostra amicizia e la nostra vita professionale. Momenti non sempre incoraggianti, che ci hanno visto accettare qualsiasi tipo di invito. Una volta fummo ingaggiati per esibirci in un castello medievale alla periferia di Roma. Lì il pubblico era composto da sei o sette persone e sul palco c’era spazio solo per due.

Avrete pensato che i vostri sogni stavano naufragando.
No, al contrario. Eravamo convinti che ce l'avremmo fatta. Infatti fummo ingaggiati per quattro spettacoli a Capri, che hanno rappresentato il nostro punto di partenza. Successivamente suonammo alla Bussola di Viareggio riscuotendo un grande successo. Fu così che il nostro produttore, entusiasta del nostro successo, ci invitò a esibirci nella prima parte di uno spettacolo, in cui la seconda parte sarebbe stata esclusiva di Josephine Baker. C'erano 35 concerti in tutta Italia, da nord a sud. La Baker viaggiava sempre davanti a noi nella sua lussuosa Mercedes, mentre io e Chico eravamo con il resto del gruppo su un bus non proprio comodissimo, ma ne è valsa la pena. Viaggiando molto, abbiamo avuto modo di apprezzare l’Italia. In quei giorni avevamo uno spettacolo in ogni città.

Non deve essere stato facile tornare in Brasile dopo tante avventure ed esperienze che vi hanno maturato come uomini e artisti.
E' vero. Quando sono tornato in Brasile, due giorni prima della partenza, ho lasciato a Chico un tema di addio al quale mi sarebbe piaciuto che lui avesse aggiunto un testo, ricordando tutto il tempo che avevamo trascorso insieme. Quel giorno, prima di salire sull'aereo, Chico mi diede un foglio con quattro versi. E' nato così il brano che due anni dopo sarebbe stata realizzato con il titolo “Samba de Orly”, grazie all’intervento di Vinicius de Moraes. Orly era l'aeroporto in cui la maggioranza dei brasiliani perseguitati dal regime militare sbarcò.

Quella con Vinicius De Moraes fu una collaborazione che nel tempo si è trasformata in una grande amicizia. In "Samba pra Vinicius" lo hai apostrofato affettuosamente poetinha. Cosa ha determinato questo rapporto molto forte tra voi?
Vinicius è sempre presente in tutti noi, più vivo che mai, con le sue canzoni e la sua poesia. Lui per me è stato molto importante per la mia crescita professionale e umana. Mi ha fatto conoscere persone importanti, e il suo incoraggiamento mi ha spinto a raggiungere traguardi impensati fino ad allora. Con Vinicius ho vissuto ben undici anni. Avevo 22 anni quando ci siamo incontrati la prima volta e mai avrei pensato che quella sarebbe diventata una grande amicizia. E’ riuscito a dare forza alla mia personalità nella mia fase di crescita. Sicuramente gli devo molto. La nostra “convivenza” è stata fondamentale sotto l’aspetto umano e per il continuo scambio di esperienze. Oggi posso dire che è grazie a lui se sotto l’aspetto professionale ho imparato molto, soprattutto nel complicato “meccanismo” di adattare bene i testi e la musica. Un poeta non è sempre un buon paroliere. Fare testi è complicato. Insieme abbiamo composto oltre cento canzoni e, in quelle occasioni mi ha insegnato come utilizzare le parole, cercare una rima, una frase più vera, il suono della melodia con la parola giusta. E ho imparato molto sul lato naturale delle cose, sul collegamento del lato naturale della vita legato alla musica. Ad ogni modo, questa è una sintesi di tutto ciò che il mio grande amico mi ha dato.

Nel libro dedicato a suo padre Sergio, Claudia Endrigo racconta di incontri interminabili, di musica e di allegria trascorse con Vinicius, Chico e il suo grande amore… Toquinho. Dopo quegli incontri nacque un capolavoro come “La vita, amico, è l’arte di un incontro” e, in seguito “L’arca”. Che ricordi hai di Sergio Endrigo?
Sono tanti gli artisti italiani con cui ho lavorato e che hanno molto apprezzato la mia musica. Sergio Endrigo, è la persona con cui ho avuto il primo approccio lavorativo in Italia, contribuendo ulteriormente alla mia evoluzione artistica. Nel 1969 mi invitò a partecipare alla registrazione dell'album in onore di Vinicius de Moraes, "La vita, Amico, è L'arte de L'incontro". Un album del quale conservo un bellissimo ricordo. E’ stato a causa di questo disco che Vinicius mi ha chiamato a lavorare con lui nel 1970.

Il produttore di quell’album era Sergio Bardotti.
E’ vero. Con lui ho condiviso altre esperienze lavorative. Sergio realizzò versioni di diverse canzoni traducendole in italiano e produsse altri album, tra i quali uno dei più importanti della mia carriera, registrato con Ornella Vanoni, "La Voglia La Pazzia L'Incoscienza L'Allegria". Ornella è anche diventata negli anni protagonista di molti concerti che abbiamo tenuto insieme, alcuni di recente.



Nelle composizioni di Endrigo la “tristezza” era paragonabile alla vostra saudade?
Si può dire di sì.

Nel 1976, ci fu l’incontro con Ornella Vanoni e l’enorme successo riscosso con “La voglia, la pazzia, l’innocenza, l’allegria”, un album che ancora oggi suona “fresco”. Che ricordi ha di Ornella e delle registrazioni di quel disco?
Considero quell’album come un documento lirico definitivo che abbiamo registrato con Ornella Vanoni.

Ornella Vanoni sul retro della copertina di quell'album scrisse: “Questo disco è un momento molto magico per me”. Quanto è stata importante la sua presenza?
Cantando in tutti i brani, con me o con Vinicius, Ornella è stata parte integrante della magia di questo magnifico disco. Un album che è stato strutturato per più di un anno tra telefonate Brasile-Italia e viceversa, scelta di musicisti e repertorio e accuratezza di centinaia di dettagli. Ho anche trascorso un mese nella casa di Ornella, una bella casa sulla Via Appia, con enormi giardini. Stavo facendo le prove con lei e Bardotti in modo che tutto fosse perfetto nelle registrazioni. Abbiamo contato sulla disponibilità delle persone e questo ha contribuito alla qualità del lavoro. Tutto è stato fatto con grande tranquillità e tempo, che, oggi, sarebbe impossibile.

Tu ritorni spesso in Italia. Qual è il tuo rapporto con la nostra nazione?
Considero l'Italia come la mia seconda patria. Le mie origini sono assolutamente italiane da parte di madre e padre, ma a parte questo da voi dove mi sento bene, tra amici, in una terra calda e molto familiare. Lo è sempre stata, fin dalla prima volta che sono arrivato, durante il periodo trascorso con Chico Buarque. Non posso nascondere che anche quella esperienza mi ha fatto maturare molto. Ero all’inizio della carriera e, nonostante abbiamo vissuto momenti difficili, il nostro ottimismo e la gioventù hanno contribuito a trasformare gli ostacoli in alcuni risultati sorprendenti.

Quanto hanno in comune il Brasile e l’Italia?
C'è molto in comune tra questi due Paesi. La spontaneità, l'importanza della famiglia che si estende agli amici, la libertà emotiva, la passione per il calcio, la musica e la loro reciproca accettazione e influenza; e non dimentichiamo la cucina abbondante e inconfondibile. L'Italia ha consolidato questi fattori umani in me. Ma quando torno in Brasile, mi sembra di essere impregnato dall'arte che ci benedice in ogni angolo della città, così importante per il nostro equilibrio fisico e mentale. Amo il pubblico italiano che mi fa sentire come a casa mia. Indubbiamente negli anni il progresso ha leggermente cambiato il volto dell'Italia, ma il rapporto con il vostro Paese rimane lo stesso: calore, simpatia e gioia per essere lì.

Possiamo dire che le tue composizioni sono state influenzate dalle collaborazioni con i musicisti italiani?
La musica italiana aveva frequentato la mia casa sin dalla mia infanzia, nei dischi che mio padre ascoltava, nelle canzoni che mia madre cantava. Poi la musica romantica degli anni '60 con Domenico Modugno, Sergio Endrigo, i Festival di SanRemo, tutto ciò ha suscitato la mia sensibilità. Finché ho avuto l'onore e il piacere di lavorare con nomi meravigliosi come Bardotti, Iodice, Fabrizio, cantando con Lucio Dalla, con Ornella Vanoni, anche con Andrea Bocelli. Penso che gran parte della mia melodia abbia a che fare con la canzone italiana moderna.

Quanto la Musica Popular Brasileira é ancora attuale?
Prima della Bossa Nova, la musica brasiliana ha avuto una forte influenza sulla musica latinoamericana, con predominanza di temi più carichi di romanticismo racchiusi nella canzone di samba. La Bossa Nova, con una forte influenza jazz, segna l'inizio di un lungo e costante percorso artistico e rappresenta la trasformazione culturale consumata in Brasile da quei giovani che cercavano una realtà musicale più autentica, in sintonia con l'euforia e la libertà prevalenti nel paese in quel tempo. Faccio parte di una generazione che ha scelto la chitarra come un autentico segno di creatività radicato nella bellezza melodica di queste canzoni. La bellezza della Bossa Nova continua ad incantare le generazioni successive e diffonde nel mondo la vitalità dell'arte musicale brasiliana, ancora oggi conosciuta e ammirata da tutti. Posso certamente dire che la Bossa Nova non ha né tempo né età.

Attualmente nella musica brasiliana c’è più sperimentazione o tradizione?
Il rinnovamento coerente deve portare con sé la base della tradizione. È come costruire il futuro ignorando il passato che sarà sempre presente nella nostra musica.

Nei concerti ricordi i tuoi inizi e gli autori che più sente vicino alla sua formazione musicale. Legami con artisti brasiliani ma anche con musicisti italiani.
I miei spettacoli sono un tributo a coloro che hanno contribuito allo sviluppo della mia carriera. Da quelli che hanno influenzato la mia formazione musicale ai partner musicali che hanno apprezzato le mie melodie. In ogni canzone e negli assoli di chitarra sono incorporati l'amicizia e il riconoscimento di questa simbiosi indispensabile per il musicista e la musica. E l'Italia e gli italiani non potevano essere fuori da questa esperienza.

Sei venuto in Calabria per la prima volta. Quanto conosci la nostra regione?
Sono stato nella zona passando per alcune città. Nell'infanzia, conversando con il nonno, mi diceva che la Calabria era sulla punta dello stivale d'Italia. Non riuscivo ancora a capire come era questo stivale. Poi ho capito che è una regione ricca di storie e tradizioni. Il blu vibrante del mare, il clima caldo, le coste rocciose costituiscono una natura selvaggia e misteriosa. E la sua gente incorpora tutto questo completando queste meraviglie con i sapori intensi e genuini della cucina locale, rendendo la Calabria un posto unico.

Parliamo del tuo futuro. Hai in previsione un nuovo album?
Lavoro senza fretta. C'è sempre qualcosa da essere corretto fino alla fine. Forse il nuovo anno ci sarà un nuovo CD contenente canzoni inedite.






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