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Recensioni
Pubblicato il 21/10/2018 alle 11:30:13
Walter De Stradis - Nella testa di Antonio Infantino (Villani Editore) un bel libro sul migliore pittore, architetto, cantante, poeta, visionario, filosofo lucano...
di Giancarlo Passarella
Basta associare la Basilicata alla taranta o ad altre banalita' da cartolina: se alla mente vi porta solo a Matera come Capitale della Cultura, vi state perdendo un percorso culturale, fatto di emigrazione e tanta dignita' del suo popolo..

Basta associare la Basilicata alla taranta o ad altre banalita' da cartolina: se alla mente vi porta solo a Matera come Capitale della Cultura, vi state perdendo un percorso culturale, fatto di sacrifici, emigrazione e tanta dignita' del suo popolo..

Nella recente Settimana Lucana a Firenze, la scrittrice Concetta Cirigliano Perna (tra l'altro docente di lingua e letteratura italiana alla MacQuarie University di Sidney) ha trovato una espressione in lingua inglese che racchiude le peculiarità dei lucani.. quiet achievers che potremo banalmente tradurre come coloro che realizzano un progetto ma in modo silenzioso.. senza sbraitare, senza diventare guitti, senza spettacolizzare il proprio sogno.

Purtroppo il 31 Gennaio 2018, Antonio Infantino ci ha lasciato e l'ha fatto a Firenze, in quella stessa città dove vivo anche io ed un buon numero di lucani ha trovato il giusto humus per affermarsi.

Antonio Infantino è stato sicuramente un quiet achiver, anche se non lo sapeva: analizzando il buon lavoro fatto da Walter De Stradis, questa sensazione diventa forte e palpabile, soprattutto nella prima parte del libro, dove si narra i fatti salienti della sua biografia. Un animo creativo e financo inquieto, sempre alla ricerca di soddisfazioni personali che facessero del bene proprio al suo fuoco sacro che gli ardeva nel cuore. Per questo poteva dedicarsi a progetti architettonici in Brasile per poi passare a lavorare in teatro per Dario Fo o dedicarsi alla realizzazione di un disco dove enfatizzare la tradizione popolare delle nostre terre ... Dentro la testa di Antonio Infantino (musicista, poeta, scrittore, architetto, pittore, visionario, filosofo...), c'è tutto un mondo. Forse un'intera galassia o un'altra dimensione. Eppure, è troppo facile e banale dargli la definizione di alieno; a lui che è un lucano e tricaricese vero, ma che è nato a Sabaudia; a lui, che è tra gli idoli e i maestri di molti folk singer e gruppi tradizionali lucani, ma che asserisce con vigore di non fare musica folk; a lui che ha ispirato molti artisti; a lui, che è tra i personaggi musicali più intensi e complicati che la Basilicata abbia partorito negli ultimi decenni. Prefazione di Giovanni Caserta..

L'altra peculiarità di questo libro (edito da quella piccola casa editrice del mio compaesano calvellese Francesco Villani) è sicuramente la lunga intervista, dove viene sviscerato ogni più piccolo anfratto della galassia in cui viveva ed operava l'artista ..Avevo avuto occasione di intervistare Infantino varie volte, ma un giorno ci siamo seduti a pranzo e abbiamo parlato a lungo. Lui ha attaccato a parlare di Pitagora, di Aristosseno, di Parmenide, dei Dervisci. E io lì a chiedermi: ma che diavolo c’entrano con la tarantella? Non avevo capito niente. La sua musica l’avevo sentita, ma non l’avevo ascoltata. Capii, però che c’era un libro da fare su di lui. C’era da fare un viaggio nella sua testa. E così documentandomi, ascoltando, girando, ricercando, registrando e poi tornando a parlare di nuovo con lui, ho capito che Antonio Infantino è una rockstar..

Giusta riflessione e la riprova l'abbiamo nella terza interessante parte del libro, quella dedicata ai ricordi di vari artisti che hanno lavorato con Antonio Infantino (o da lui hanno tratto ispirazione) ovvero Nuova Compagnia di Canto Popolare, Eugenio Bennato, Tony Esposito, Teresa De Sio, 'O Zulù, Giovanna Marini, Vinicio Capossela, Moni Ovadia, Ambrogio Sparagna, Alfio Antico, Tetes de Bois,..






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