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Interviste
Pubblicato il 29/11/2018 alle 04:58:38
Sergio Secondiano Sacchi presenta Vent'anni di Sessantotto e parla del Premio Tenco e della canzone d'autore
di Alessandro Sgritta
Abbiamo intervistato Sergio Secondiano Sacchi, direttore artistico del Club Tenco, che presenta il libro+2cd Vent’anni di Sessantotto. Gli avvenimenti e le canzoni che raccontano un’epoca (Squilibri editore) scritto con Sergio Staino e Steven Forti.

Abbiamo intervistato Sergio Secondiano Sacchi (nella foto), direttore artistico del Club Tenco, che ci ha parlato del libro+2cd “Vent’anni di Sessantotto. Gli avvenimenti e le canzoni che raccontano un’epoca" (Squilibri editore) pubblicato con Sergio Staino e Steven Forti, che il 22 novembre è stato presentato in un concerto spettacolo all’Auditorium Parco della Musica di Roma con tanti artisti…

Questo spettacolo “Vent’anni di Sessantotto” è già andato in scena altre volte?
S.S.S.: Sì a Barcellona e poi a Milano alla Palazzina Liberty, però con altri cantanti, con lo stesso impianto ma non le stesse canzoni, siccome ci basiamo su un libro di 45 canzoni di volta in volta cambiamo gli obiettivi anche in base ai cantanti che ci sono, Alessio Lega e Peppe Voltarelli c’erano anche a Milano, però Max Manfredi, Wayne Scott, Alberto Patrucco, Lu Colombo, Franco Fabbri e altri a Roma non ci potevano essere quindi sono state scelte altre canzoni, ma l’impianto è talmente forte che possiamo adattarci a ogni città, le canzoni fondamentali rimangono naturalmente, cambiano solo alcune secondarie…

Perché si chiama “Vent’anni di Sessantotto” anche se sono passati 50 anni dal ‘68?
S.S.S.: Il ’68 è stato caratterizzato da una cosa, che le giovani generazioni pretendono un ruolo di prima importanza all’interno della società, in base a quello che Emilio Sereni aveva definito “uno stock di istruzione” e difatti nasce nelle università con giovani molto colti che cercano di avere un ruolo all’interno della società importante, che compete loro, allora questa contestazione generazionale nasce nel 1964, con la rivolta di Berkeley, tutti ricordiamo Berkeley dimenticandoci un’altra grande occupazione, a Coimbra in Portogallo, dove ci fu un altro grande movimento studentesco e gli universitari di Coimbra si ribellarono ma noi siamo molto provinciali e certi paesi come il Portogallo, la Spagna, il Belgio, ecc. non li prendiamo nemmeno in considerazione, siamo portati a occuparci solo dei paesi più importanti (Francia, Germania, Inghilterra, Stati Uniti), invece il ’68 è stato un fenomeno che ha riguardato tutti i continenti, dall’Asia alle Americhe (Nord e Sud), l’Europa e perfino l’Africa, con l’eccezione dell’Antartide forse, ma dalla Cina di Mao agli Stati Uniti di Lindon Johnson tutti i paesi ne sono stati toccati, è una visione molto estesa del ’68, non si ferma ai fatti di Valle Giulia o della Sorbona, perché il ’68 è stato un fenomeno molto più complesso e duraturo, quindi quei 20 anni di ’68 sono un periodo abbastanza ristretto se vogliamo, in realtà è stato molto più vasto di 50 anni ma un po’ si tende a generalizzare e a fare cifra tonda nei riassunti…

Perché vi siete fermati al 1985? L’ultima canzone in ordine cronologico è “La storia” di De Gregori…
S.S.S.: Sì in realtà sarebbe il 1989 con la caduta del Muro di Berlino, perché il ’68 è esistito anche nell’Europa dell’Est, con dei fenomeni molto importanti, il principale è stato la Primavera di Praga, dove i giovani studenti cecoslovacchi si sono opposti per 5 o 6 giorni ai carrarmati del Patto di Varsavia, poi c’è stata la coda di Jan Palach con i roghi, ma da quei giovani è nato un fenomeno di resistenza che poi con Carta 77 riemergerà fino alla spallata del Muro di Berlino, il ’68 è stato molto importante nell’Europa dell’Est perché ha formato quelle generazioni di giovani che hanno lentamente cambiato, in Polonia il sindacato di Solidarność nasce da tutti quegli studenti che nel ’68 vengono perseguitati molto spesso perché ebrei nella faida interna tra Gomułka (primo segretario del partito operaio unificato polacco, ndr.) e il generale Moczar (vecchio comunista, capo frazione dei "Partigiani" e Ministro degli Interni, ndr.), in Jugoslavia c’è la grande ribellione, Tito interviene dando ragione agli studenti e dice “faremo tutte le riforme”, poi tutto si calma e lui non fa non soltanto nessuna riforma ma attua quei provvedimenti per cui i professori ribelli vengono presi e spostati, nell’Est Europa è cresciuto un ’68 che è rimasto vivo e sempre presente almeno fino alla caduta del Muro di Berlino, ecco perché ci siamo fermati qui, ricordiamoci che nelle stesse democrazie occidentali c’erano delle situazioni completamente diverse, tra Berlino, Roma e Parigi c’erano cose abbastanza simili ma ad es. negli Stati Uniti gli studenti nordamericani avevano delle realtà che noi in Europa non conoscevamo, ad es. tutta la situazione razziale, e poi la guerra nel Vietnam, questi “senegri” o “seneri” (allora si usava ancora il termine “negro”) venivano discriminati e rischiavano di finire in Vietnam a morire, quindi il ’68 negli Stati Uniti ha avuto queste due grandi problematiche, che non hanno avuto i paesi europei …

A proposito di ’68, come ha scritto Alessio Lega insieme al ’77 è stata l’ultima rivolta che cerca di ammazzare metaforicamente i padri, nel senso che si negava la parola ai genitori, si contestavano ferocemente, ecc. siccome in questo spettacolo e anche nel disco non ci sono grandi padri e grandi “vecchi” che hanno fatto il ’68 in prima persona (Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli, ecc.), secondo lei questo è un problema o è una scelta voluta?
S.S.S.: No, prima di tutto la nostra è una rilettura, poi dobbiamo tenere presente che gli spettacoli e i dischi non si fanno solo con i desideri ma anche con le possibilità che si hanno, ad es. Paolo Pietrangeli era impegnato per lavoro, ma anche nei cd allegati al libro non ci sono né Giovanna Marini né Paolo Pietrangeli, non certo perché ci siamo dimenticati di loro o non li avremmo voluti ma perché non abbiamo avuto l’autorizzazione discografica dei Dischi del Sole, spesso le mancanze sono dovute a motivi superiori a cui dobbiamo inchinarci, ci sono però le loro canzoni nel libro e nello spettacolo, ci sono diverse canzoni di Paolo Pietrangeli (“Contessa”, “Lo stracchino”, “Valle Giulia”, “Ѐ finito il Sessantotto”, ndr.), non c’è Pietrangeli come protagonista diretto, forse è anche giusto che non ci sia perché Pietrangeli deve rappresentare se stesso, è difficile utiizzarlo semplicemente come interprete di un grande lavoro collettivo, ha una personalità talmente grande, è un testimone talmente grande che non lo si può inserire in un discorso che lo tiene tra parentesi, Paolo Pietrangeli merita di raccontare il suo ’68…

Può essere anche un’idea intelligente quella di coinvolgere i giovani anche in progetti su anni che non hanno vissuto direttamente, lei viene spesso “accusato” di interessarsi poco ai giovani cantautori, di pensare che tutto sia finito con Capossela e dopo non ci sia più nessuno, vogliamo smentire questa cosa una volta per tutte?
S.S.S. : Questo si basa su un’intervista che rilasciai un paio di anni fa a La Repubblica che fece tutto questo scalpore che mi sembrava un po’ esagerato, potrei dire anche strumentale, io mi sono basato su una semplice constatazione, che nella canzone d’autore, passato il grande periodo degli anni ’70, che fu quello che ha fatto le fortune del Tenco, perché in quel decennio tutta la canzone d’autore a cui si fa riferimento e i grandi maestri sono nati tutti nel giro di 6 o 7 anni e rimangono ancora adesso i punti di riferimento esclusivi, poi negli anni successivi tutto questo è venuto a mancare, pochissimi sono stati i punti fondamentali o considerati “maestri” nati nell’80 o nel ’90, forse l’ultimo nome che mi viene in mente è quello di Vinicio Capossela, il che naturalmente non significa che non ci siano stati poi altri autori degni, ad es. io penso che Alessio Lega che ha partecipato al nostro spettacolo ed è presente anche nel disco sia un grande autore, o un grande poeta, ma la mia amicizia nei suoi confronti non mi impedisce di dire che purtroppo non è un grande maestro o un grande punto di riferimento, il suo stile non è stato seguito da altri, non ha fatto proseliti, cosa che invece bene o male ha fatto Capossela, negli anni ’90 abbiamo avuto delle “scimmiottature” di Capossela impressionanti, gente che si rifaceva a lui perché aveva creato uno stile, ho detto semplicemente questo ma mi sembra di aver detto una verità banale, sono 20 anni che nella canzone d’autore non esiste più un grande maestro a cui si faccia riferimento, esistono tanti bravi cantanti che hanno avuto successo ma non si sono formati altri De André, De Gregori, Guccini, Paolo Conte, Vecchioni, ecc.

Per esempio Vecchioni diceva pochi giorni fa che la canzone d’autore è finita con De André, cioè dopo la sua morte non ha più sentito niente degno di essere chiamato “canzone d’autore”, secondo lei la canzone d’autore può esistere ancora oggi in Italia?
S.S.S.: Ma certo che esiste, e continuerà a esistere, semplicemente non esistono più i grandi maestri e i grandi riferimenti in questo periodo, da almeno 20 anni, può darsi che torneranno, il che vuol dire che ci sono tanti bravi giovani ma non riescono a sfondare quel muro e a imporsi, mi dica lei il nome di un giovane emerso negli ultimi 20 anni che viene considerato un Maestro, io non lo conosco, forse mi è sfuggito…

Io per esempio conosco tanti bravi artisti che non sono mai stati invitati al Tenco…
S.S.S.: Io ho un’altra impostazione del Tenco, negli ultimi 3 anni il Tenco non è più stato una passerella indiscriminata di cantautori, intorno alla canzone d’autore costruiamo dei progetti, usiamo la canzone d’autore per approfondire delle cose, l’anno scorso abbiamo fatto la rassegna intorno a “terre di mare” e tutte quelle culture che sono nate intorno non tanto alle città ma ai territori marini, quest’anno il tema erano i migranti, secondo il direttivo attuale è molto più interessante andare a investigare in questo senso che non andare alla scoperta del singolo cantautore, ci interessa molto di più un lavoro collettivo che coinvolga parecchie persone intorno a un unico argomento, non voglio che il Tenco venga considerato come il Pontefice della Canzone d’Autore che dà le patenti di cantautore a destra e a sinistra, ma che faccia un lavoro culturale un po’ più approfondito, ci sono state due impostazioni un po’ diverse negli ultimi anni…

Quindi non c’è niente di male ad invitare Lo Stato Sociale, Mirkoeilcane, ecc e altri artisti che hanno partecipato anche a Sanremo, ma questo non vuol dire che il Tenco sia diventato come Sanremo…
S.S.S.: Ci mancherebbe altro, purtroppo siamo portati a leggere i contenitori e i contenuti nello stesso modo, per cui gli Afterhours li cancelliamo perché Manuel Agnelli fa il giurato a X Factor? Mi sembra una sciocchezza…

Anche De Gregori e Fossati sono andati a cantare ad “Amici”…
S.S.S.: Infatti, queste mi sembrano sciocchezze più che letture superficiali, perché mi sembrano posizioni ideologiche, l’artista va considerato per quello che è, non per dove va, Dylan suona nei casinò anche a Las Vegas, cosa facciamo lo cancelliamo semplicemente per questo? È una lettura che non mi appartiene, perché contenuto e contenitore sono slegati, non siamo più nella rigida separazione degli anni ’60 e ’70 dove esistevano i territori della canzone politica, della canzone commerciale e d’autore, come abbiamo Roberto Vecchioni che non solo va al Festival di Sanremo ma lo vince anche, pure Jannacci è andato al festival di Sanremo, allora dovremmo dire che Vecchioni non è più un cantautore o non fa più canzone d’autore o arte perché va a Sanremo? Mi sembrano tutte sciocchezzuole…

Sono perfettamente d’accordo, volevo sentirlo dalla sua voce perché queste polemiche sui giovani, il Tenco e la canzone d’autore sono fastidiose, anche solo a guardare il cast di questi spettacoli, libri e cd è pieno di giovani cantautori…
S.S.S. : A parte il fatto che i giovani ci sono stati l’anno scorso come quest’anno, ma non sono più in quella logica, partecipano al Tenco in un’altra logica, poi teniamo presente che il Tenco anche attraverso il giornale della rassegna “Il Cantautore” che quest’anno abbiamo fatto uscire con 2 cd allegati sul tema “Migrans” ha all’interno anche dei giovani, uno è anche romano, Jimmy Ingrassia, che ho conosciuto l’anno scorso al “Tenco ascolta” di Monterotondo e mi è piaciuto moltissimo per cui l’ho messo in questo disco, poi non è venuto lui perché aveva una canzone sull’argomento, non rappresentava l’argomento, quindi nessuno viene per una canzone scritta sui migranti, è importante che la sua figura rappresenti un modo di migrare, ci sono anche queste discriminanti…

C’è anche un certo Fabrizio Pollio che ho conosciuto con il libro “Multifilter. Mito e memoria del padre nella canzone”, dove cantava “Il figlio malpensante”, anche lui è un giovane…
S.S.S. : Lui è un giovane, è stato il leader di un gruppo indie che a Milano funzionava molto che si chiamava Io?Drama e poi si è messo a fare il cantautore, io ricordo di averlo visto una decina d’anni fa all’Alcatraz di Milano e mi aveva stupito che ci fossero centinaia di ragazzi che cantavano le loro canzoni, questa realtà a me totalmente sconosciuta mi aveva impressionato molto, soprattutto la voce di questo ragazzo, e infatti l’ho tenuto sempre sotto controllo…

Quindi smentiamo questa cosa della mancata attenzione per i giovani, poi il fatto di invitare Lo Stato Sociale al Tenco può essere anche un modo per portare altri giovani e dare attenzione ad altre cose meno popolari…
S.S.S.: A parte il fatto che Lo Stato Sociale meritava di venire al Tenco perché fanno un repertorio che è molto intrigante, loro sono venuti quest’anno per un semplice motivo, per il loro modo di migrare attraverso i contenitori, è stato il passaggio dal Festival di Sanremo al Concerto del Primo Maggio che mi ha fatto pensare che dovevano essere anche al Tenco, perché con un repertorio così insolito riescono a essere presenti in manifestazioni così diverse, e quindi il repertorio, il contenuto e il contenitore non hanno una stretta connessione, sono ragazzi in gamba (non sono solo “la vecchia che balla”, ndr.)

Una curiosità, conosce artisti come Filippo Gatti e Riccardo Sinigallia che hanno 20 anni di carriera alle spalle e non sono mai stati invitati al Premio Tenco? Riccardo in una canzone “Per tutti” dice “non sono stato mai invitato non a caso ad una sola delle vostre convention…”
S.S.S.: Sì Riccardo Sinigallia sì, e non da poco, ma io voglio parlare soprattutto del Tenco degli ultimi due anni, che è attento ad altre cose e non tanto a dare la patente di “cantautore”, mi interessa molto di più la progettualità che la canzone d’autore ci offre, il protagonista è il progetto, e la canzone d’autore ci permette, attraverso gli interpreti esistenti sul territorio italiano, di affrontare un tema, di sviscerarlo, e in questi due anni i risultati ci hanno dato ragione, vediamo che anche il pubblico è interessato a questa cosa, probabilmente al cantautore in quanto tale il pubblico non è più interessato, purtroppo c’è da registrare questo allontanamento del pubblico dal cantautore, che è stato un patrimonio degli anni ’70-’80, quando si andava ad ascoltare il cantautore, adesso non interessa, abbiamo visto il declino che al Tenco stesso si è avuto con questa visione del cantautore, quindi insistere su questa linea non ci portava da nessuna parte, invece quello che abbiamo affrontato negli ultimi anni per il momento ci ha dato ragione, quindi ci dice che vale la pena di continuare in questa direzione…

Lo stesso Pippo Pollina, che è un migrante per eccellenza, è stato invitato per la prima volta quest’anno…
S.S.S.: Certo, lui e Adamo quest’anno rappresentavano i “migrans”, e anche Sighanda (Dominique, nata a Bruxelles, ndr.) è una figlia dell’immigrazione…

Sighanda ha vinto il Premio Bianca d’Aponte se non sbaglio…
S.S.S.: Esattamente, io l’ho scoperta al Bianca d’Aponte e poi l’ho invitata a Barcellona, ha fatto uno spettacolo per “Cose di Amilcare” e lì mi ha stregato, l’anno scorso non l’ho invitata al Tenco perché non aveva nessun riferimento ai temi di mare, ma quest’anno con i “migrans” sì, ecco perché viene la gente e magari la stessa persona sta a casa l’anno prima o dopo, è proprio la logica che viene cambiata, si farà fatica a farlo capire questo, Sighanda avrei voluto invitarla l’anno scorso ma non c’era il motivo per farla venire, trattandosi di terre di mare, quest’anno sui migrans invece sì, tutto questo lo devi tenere presente anche in questi libri che stiamo presentando, il Tenco non è più solo la rassegna della canzone d’autore ma la produzione di dischi, libri e di altri progetti…

A proposito di libri questo sul ’68 è il secondo volume di questa collana di Squilibri “I libri del Club Tenco”, il primo è stato “Giorgio Gaber” di Luciano Ceri e poi “Bulat Okudzava” di Giulia De Florio…
S.S.S.: Bulat Okudzava è stato forse il più importante poeta russo, insieme a Brodskij, di quella generazione del disgelo nata dopo la morte di Stalin, lui le poesie non solo le scriveva ma le trasformava in canzoni…

Come Vysockij (Vysotsky), so che Alessio Lega ha tradotto alcune canzoni di Bulat…
S.S.S.: Ѐ stato il maestro di Vysotsky, sì Alessio ha fatto un disco completamente dedicato a Okudzava, Bulat è stato Premio Tenco nel 1985, io l’avevo conosciuto in quell’occasione, mi ero battuto perché venisse, ci abbiamo messo tanto tempo a farlo venire al Tenco, almeno 3 anni, perché non era facile allora fare uscire questi personaggi dall’Unione Sovietica, e l’abbiamo fatto uscire come scrittore e poeta, non come cantautore, perché bisognava seguire le vie burocratiche, e quindi essendo iscritto all’Unione degli Scrittori siamo passati attraverso questa organizzazione potentissima della società sovietica e grazie a questa siamo riusciti a farlo uscire, scortato dal solito interprete responsabile che secondo alcuni non era altro che un colonnello del KGB, ma fu un grande personaggio Bulat Okudzava, autore anche di romanzi tutti tradotti in italiano, le sue poesie poco, uscivano nelle antologie della poesia russa, salvo un libro di Garzanti che era uscito nel ’72 che presentava lui, Galic e Vysotsky, i tre grandi canta-poeti russi che avevano anche problemi col regime…

Mi ricordo anche il disco “Il volo di Volodja” dedicato a Vysotsky, l’aveva curato lei?
S.S.S.: Sì e difatti quel “volo” fu Bulat Okudzava a suggerirmelo, dopo un piccolo episodio abbastanza insignificante, andai a trovare Bulat a Torino, e gli portai (cosa che io non faccio mai, è stata l’unica volta in vita mia), quel libro dove c’erano le sue poesie con quelle di Vysotsky e Galic, e gli chiesi se mi faceva una dedica, e lui mi scrisse “A Sergio da parte di un vecchio chitarrista, anche per conto di Sasha e di Volodja”, cioè Galic e Vysotsky che erano morti, lui dei tre era l’unico vivo, fu una grande emozione, me lo tengo sempre custodito questo libro con la dedica, e questo mi fece balenare l’idea di lavorare su Vysotsky, così cominciai a pubblicare prima il libro, poi il disco, abbiamo fatto un bel lavoro su Vysotsky, e non è detto che non lo riprenderemo prima o poi…

Anche Finardi poi fece un disco intero dedicato a Vysotsky, "Il cantante al microfono"…
S.S.S.: Sì quella fu una stranissima combinazione, perché quella fu un’idea parallela di Filippo Del Corno, che adesso è assessore alla cultura a Milano, che si era interessato a Vysotsky e insieme a Carlo Boccadoro aveva questo ensemble di musica contemporanea Sentieri Selvaggi e gli è venuta l’idea di interessarsi di Vysotsky, ma loro non conoscevano l’esistenza de “Il volo di Volodja” né del libro né del disco, ebbero l’intuizione di chiedere a Finardi, e Finardi che aveva già partecipato a “Il volo di Volodja” li mise in contatto con me e creammo questa nuova situazione su Vysotsky, i casi della vita sono sempre molto più strani di come ce li aspettiamo, queste strane coincidenze, si vede che volano nell’aria e ce le ritroviamo…

Una curiosità, ma lei è anche un cantautore? Perché nel libro ci sono varie canzoni scritte da lei come “Dopo dieci anni” cantata da Ricky Gianco…
S.S.S.: Sì ma io non sono un cantautore, in gioventù come tante persone suonavo in un gruppo, eravamo all’inizio degli anni ’70, abbiamo fatto anche un disco, poi qualche volta mi è capitato di scrivere canzoni, qualcuna anche con interpreti prestigiosi tipo Guccini, Finardi, è capitato che qualcuno di questi grandi autori interpretasse delle canzoni che avevo scritto…

Quindi solo come autore, non come cantante…
S.S.S.: Sì sì solo come autore, a volte canzoni che riguardavano progetti che facevo, magari mi mancava una canzone sull’argomento e allora non essendoci la scrivevo, ad es. mi è capitato facendo un disco su Che Guevara volevo che si esplicasse il concetto che intorno a Che Guevara c’era tutta l’America, c’era un argentino emigrato a Cuba e quindi un americano, volevo che ci fosse la Cia e Felix Gonzales sulle tracce di Che Guevara con dei rangers boliviani e quindi americani anche loro, quindi era una storia che riguardava l’America intera, e mi sono detto se mi manca questa canzone la scrivo, a volte mi è capitato di scrivere delle canzoni semplicemente per entrare in degli argomenti, un po’ come fa un autore di teatro, scrive una canzone perché gli interessa sottolineare un aspetto che nell’opera non c’è…

Alcune canzoni magari sono anche famose, quale ha cantato Guccini?
S.S.S.: Sì ma non è molto famosa, si intitola “Sulla strada”, si trova nel cofanetto che è uscito qualche anno fa (“Se io avessi previsto tutto questo. La strada, gli amici, le canzoni”, ndr.), in realtà l’aveva incisa in un disco del Club Tenco dove partecipavano tanti amici sia italiani che stranieri che avevano cantato in italiano, io avevo tradotto le loro canzoni in realtà in quel caso, soprattutto spagnoli ma anche canzoni francesi (Serrat, Aute, Maria del Mar Bonet, ecc.), era un doppio cd dedicato al presentatore del Club Tenco (Antonio Silva, ndr.), quindi era una festa tra amici, in quel caso Guccini aveva cantato questa canzone e poi nel 2015 l’ha messa nel suo cofanetto…

Lei vive da anni a Barcellona quindi immagino sia bilingue, traduce spesso canzoni…
S.S.S.: No, non sono bilingue, so il catalano ma evito di parlarlo, quasi mi vergogno, parlo più spesso lo spagnolo, il catalano lo capisco ma non lo parlo mai, tradurre canzoni non è semplice, la traduzione letteraria la può fare anche una segretaria d’azienda, il problema è la musicalità, sono le rime, non sempre è facile, a me poi piacciono gli autori molto difficili, sarebbe esaltante tradurre in una lingua diversa uno come Guccini, non sarebbe facile se si vogliono rispettare tutti i suoi giochi di parole…

Guccini in catalano o in spagnolo per esempio…
S.S.S.: Ecco in un’altra lingua, inglese, francese, catalano, ma io ho provato, tre anni fa abbiamo fatto “Guccini International” a Barcellona, e c’era Guccini in teatro che non ha cantato, ha parlato soltanto, e abbiamo fatto uno spettacolo con canzoni di Guccini cantate in varie lingue, persino in maori, una ragazza ha cantato “Ti ricordi quei giorni” in maori, poi in inglese, spagnolo, catalano, ecc. è anche uscito un disco tra l’altro, abbiamo fatto anche un “Piero Ciampi International”, e non escludo il prossimo anno per il Tenco di trasformarlo in un disco, perché un po’ di canzoni le abbiamo già registrate, potremmo anche chiudere il progetto…

Mi fa piacere sapere che anche a lei piace molto Piero Ciampi, gli dedicai la pagina su MySpace…
S.S.S.: Beh Piero Ciampi certo, i geni sono difficilmente dimenticati, anche se purtroppo non è riconosciuto da tutti, Piero Ciampi lo abbiamo fatto tradurre anche in greco, in russo, in turco, in giapponese, oltre alle solite lingue (inglese, tedesco, spagnolo, ecc.), è una bella operazione, vorrei anche chiuderla, ho già abbastanza materiale, aggiungendo tre o quattro canzoni che ho in mente che non sono ancora state incise ci potrebbe essere anche un disco…

Nello spettacolo sul ’68 a Roma hanno partecipato anche degli stranieri come Theodoro Melissonopoulos…
S.S.S.: Ѐ un greco, siccome c’è una canzone di Theodorakis che è nata nel 1965 (“Tragoúdi Sotíri Pétroula”, Canzone per Sotiris Petrulas), quindi prima del ’68 ma era una di quelle canzoni di realtà che hanno fatto la radice del ’68 (parla dell'uccisione da parte della polizia agli ordini della destra fascista greca e del re golpista Costantino II, del giovane Sotiris Petroulas, avvenuta a Atene durante una manifestazione il 20 luglio 1965, ndr.)

La più vecchia canzone che c’è nel disco è “Los dos gallos” scritta prima del 1963…
S.S.S.: Sì di Chico Sànchez Ferlosio, nessuno in Spagna sapeva che avesse scritto questa canzone, pensavano che fosse una canzone tradizionale, invece l’aveva scritta questo stranissimo personaggio che era il figlio del fondatore della Falange spagnola (e ministro del secondo governo franchista, ndr.), suo padre era Rafael Sanchez Mazas, che è stato protagonista di un libro “Soldati di Salamina” da cui hanno tratto anche un film, lui sfuggì miracolosamente al plotone di esecuzione negli ultimi giorni della guerra civile spagnola, con i repubblicani in fuga, c’erano 50 importanti prigionieri politici e li fucilarono tutti, tra l’altro in un convento vicino a casa mia, e lui riuscì a scappare, fu uno dei quattro fondatori della Falange, era una famiglia molto sana, aveva 4 figli, il più anziano era un fisico e filosofo esiliato, che dopo 19 anni di esilio è potuto tornare in Spagna soltanto con la caduta del franchismo, il secondo Rafael Sànchez Ferlosio è uno dei più grandi scrittori spagnoli del secondo ‘900, poi c’era la figlia moglie del fondatore de El Pais, nonché traduttrice di Calvino e storica del Rinascimento Italiano e poi questo figlio che era l’ultimo, il più giovane e il più ribelle, che a 20 anni aveva fatto queste canzoni che sono diventate famose, le ha incise in cucina, il disco non uscì mai in Spagna, uscì in Svezia, nessuno sapeva chi le aveva scritte e lui non incise mai più niente, solo un secondo disco negli anni ’80, a 20 anni aveva scritto anche un libro che si chiamava “Racconti italiani” e poi non scrisse più niente per tutta la vita, un tipo molto strano che è morto una decina d’anni fa, in “Multifilter” c’era una canzone su versi del padre (“Llegarás por los calveros…”,ndr.)

Molto bello quel libro, nei due dischi allegati c’erano anche Locasciulli, Giovanardi, Cammariere, Rondelli, Riondino, Tito Schipa jr., Yo Yo Mundi e tanti altri…
S.S.S.: Sì è stato il primo libro del Club Tenco uscito per Squilibri, è stata una prova, sono stato molto contento, non sempre si è contenti di ciò che si fa ma in “Multifilter” sono stato molto contento…

Nel libro sul ’68 ho notato che i titoli dei capitoli sono spesso ironici con giochi di parole: “L’hanno scorso”, “Orgasmo e pregiudizio”, “Il sessintutto”, “Gens Giulia”, “Geova per noi”, “Gold save the Queen”, “L’asciutto di Praga”, “Ѐ l’agente che fa la storia, “Arriva il ‘69”, ecc. chi ha ideato questi titoli?
S.S.S.: Io, per dare un tocco anche di leggerezza alle cose…

”L’insostenibile leggerezza delle tessere”, bellissimo…
S.S.S.: Mi sono divertito, anche i titoli dei paragrafi sono tutti versi di canzoni, anche per giocarci un po’ sopra, per togliere al ’68 quell’immagine di pesantezza a cui viene spesso condannato …

Quell’immagine di pesantezza che ha sempre avuto anche il Premio Tenco bisogna dire e che lei sta cercando un po’ di svecchiare, lo possiamo dire?
S.S.S.: Eh non lo so, dall’interno magari è un po’ difficile da capire se ci si riesce, è un giudizio che preferisco lasciare agli altri…

A proposito di giovani nello spettacolo romano sul ’68 c’erano anche Gabriella Martinelli, Sara Jane Ceccarelli, Emanuele Belloni, Massimo Donno, ecc.
S.S.S. Anche per me sono stati una scoperta, mi sono affidato alle mani di Alessandro D’Alessandro (musicista che suona l’organetto, ecc.), che siccome gode della mia stima assoluta è lui che ha curato la parte musicale e tutti gli interpreti, io ho curato quelli di Milano, ma quelli di Roma sono stati tutti merito suo (in realtà non avrei nemmeno potuto farlo a distanza), io sono autore delle proiezioni che legano una canzone all’altra, per il resto ho fatto lo spettatore perché non conoscevo nessuno salvo Peppe Voltarelli, Alessio Lega e Andrea Satta, ma di Alessandro mi fido ciecamente…

Oltre alle proiezioni c’erano anche le vignette di Staino che ha collaborato al libro…
S.S.S. Le proiezioni sono foto che raccontano l’avvenimento a cui fa riferimento la canzone, sotto forma di filmato, lo vogliamo raccontare il ’68, non è un recital ma uno spettacolo teatrale, che ha un filo, in ordine cronologico vengono presentate delle canzoni che fanno riferimento a 20 situazioni diverse, il filmato introduttivo spiega cos’è successo, sono fotografie che raccontano con una colonna sonora, in modo che chi ascolta le canzoni sappia di cosa stiamo parlando, ci sono anche le vignette di Staino ma non sono autosufficienti, fanno parte del racconto, come nel libro, al pari di altre fotografie…

Dopo Milano e Roma sono previste altre date? Ci sarà un tour?
S.S.S. Non lo so sinceramente, al Tenco è stato presentato il libro, a Milano alla Palazzina Liberty Dario Fo e Franca Rame abbiamo fatto lo spettacolo e dopo c’è stata Roma, sarà sempre una prima perché cambiano il cast e anche i filmati perché cambiano le canzoni e gli interpreti, il bello di questo spettacolo è che è una prima continua, non mi sono posto un disegno di partenza, la cosa era nata col libro, che non presupponeva nessuno spettacolo, poi sono venute fuori Milano e Roma, non escludo che ci sia una terza versione ma per il momento è semplicemente un’ipotesi, non è nemmeno un progetto…




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