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Recensioni
Pubblicato il 07/12/2018 alle 07:43:02
Manuale di Volo per Uomo al Puccini di Firenze: il nuovo spettacolo di Simone Cristicchi ti scava dentro …
di Giancarlo Passarella
Giovedi’ 6 Dicembre il primo dei due spettacoli: vi invito a non perdere la replica di stasera. Stare al mondo facile non e' per nessuno, figuriamoci per Raffaello che vuole volare per comprendere il dolore che alberga in lui ...

Giovedi’ 6 Dicembre il primo dei due spettacoli: vi invito a non perdere la replica di stasera. Stare al mondo facile non e' per nessuno, figuriamoci per Raffaello che vuole volare per comprendere il dolore che alberga in lui ...

Non c’è migliore cura alla nostra inerzia culturale che quella di rimanere sconcertati e/o meravigliati da una piece teatrale o da un concerto: Simone Cristicchi anche ieri sera c’è riuscito! Infatti mi ripassavo nella mente alcune parti del comunicato stampa che lancia questo suo nuovo spettacolo (su cui ha collaborato anche Gabriele Ortenzi nella fase di scrittura) e mi ero fatto un mio personale percorso...

In questo mio fantasticare, mi ero immmaginato come si potesse enfatizzare la vicenda di un quarantenne rimasto bambino, con un problema preoccupante: qualunque cosa guardino i suoi occhi, tutto è stupefacente, affascinante, meraviglioso! Quando ad Agosto ho incontrato Cristicchi ad Arcidosso, stava completando la stesura di Manuale di Volo per Uomo e mi aveva esternato la sua gioia/sofferenza nel sistemare alcune parti del testo: nella chiaccherata aveva evidenziato come Raffaello era un personaggio che sentiva molto vicino, quasi vivendo le sue tribolazioni ..

Quello che ho visto ieri sera al Teatro Puccini è stato un viaggio nella natura umana di un emarginato, purtroppo assai comune nel mondo e che (come se fossero delle sabbie mobili) piano piano ti avvince e ti risucchia al suo interno: Raffaello trova la sua madre naturale, la odia, la rispetta, la capisce e la maledice, perché questo è lo tsunami che prova chi si trova di fronte colei che l’ha generato, ma non ha mai avuto il tempo di svolgere il suo ruolo di madre, affidandolo ad un collegio gestito da suore che Cristicchi è abilissimo a descrivere dagli odori, compreso quello del dopo barba.

Ma non vi voglio certo togliere il piacere di andare a vedere il monologo raccontandovi la trama, perché voglio (ancora una volta) ribadire l’unicità dell’artista Cristicchi, la cui biografia è sempre più un rosario di esperienze artistiche, fatto di una sua personalissima ricerca della conoscenza umana, partendo da un mattone su cui sta costruendo qualcosa che è quasi un dogma e mi riferisco alla domanda che si fa ...Cos’è che ci rende infelici ed insoddisfatti? Esiste uno stato di felicità permanente? Nello sviscerare questi dubbi, si fa aiutare da Ghandi, ma anche dalla vita che vede scorrergli accanto, comprese le sue vicende personali vissute da adolescente.



Curare il bambino dentro noi, migliora l'emotività e mantiene una sana autostima: questo raccontano gli psicologi, ma come si fa se sei stato abbandonato, se ti raccontano che tua madre è volata in cielo, se le tue paranoie diventano i binari su cui cerchi di crescere?

Magari agisci come Raffaello che nello spettacolo con le scene curate da Domenico Franchi (e con la regia di Antonio Calenda) entra nella stanza dove allettata c’è la madre, passando e ripassando da una porta molto più piccola di lui: simbolicamente questa è l’insieme delle piccole difficoltà quotidiane che puoi affrontare se sei cresciuto (riuscendo perciò a spiccare il volo, come fanno i genitori dei pulcini di tutte le razze dei volatili... che ad un certo punto costringono il piccolo a buttarsi fuori dal nido) e non tutti ci riescono. Raffaello fa questo in modo inconsapevole e Simone Cristicchi spalanca le braccia in modo deciso a fine spettacolo, quasi come un Gesù Cristo sulla croce.

Ma questo momento drammatico è anche il più bello, perché sul suo volto il dolore si trasforma in un grande sorriso pieno di calore e ringraziamento per il pubblico che insiste nel riportarlo sulla scena.






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