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Recensioni
Pubblicato il 10/12/2018 alle 15:10:48
Johnny Casini: Port Luis
di Paolo Polidoro
Esce “Port Luis” di Johnny Casini che si fregia della meravigliosa produzione del mitico Phil Manzanera, un disco di grandissimo spessore

Esce “Port Luis” di Johnny Casini che si fregia della meravigliosa produzione del mitico Phil Manzanera, un disco di grandissimo spessore, dalla produzione alla scrittura così come alle numerose tracce di ispirazione che risaltano all’ascolto di questi 6 inediti .

La rosa di musicisti che hanno preso parte alla realizzazione non è da meno, il risultato poi parla da se, sono 6 brani di quel rock un po’ scuro e velato di una nostalgia romantica, a tratti etilica e noir come nella splendida traccia di apertura di “Dj & Honey Girl” in cui vien fuori quell’alcool rude e scenari americani (ovviamente) di sobborghi consumati di rock.

Il singolo di lancio di cui la rete ci regala il video ufficiale è un pop surf come da perfetto scenario on the road californiano, ottimo cliché radiofonico di qualità, leggero e vellutato, splendido il connubio timbrico che il sound ha con la voce di Casini, ricetta questa che si conferma in ogni brano e che si rafforza di personalità dopo ogni ascolto.

Piccole reminiscenze dub di stile analogico nella stilosa “I’n not blind for you” con queste chitarre dal tremolo facile e l’inciso corale che ci riporta ad un immaginario suddista, e se tutto fosse figlio degli anni ’60 con questa voce distorta fatta piccola e l'hammond a sostenere tutto in una ballata vintage molto beatlessianam, allora suonerebbe bene come suona “My Little House” che vedrei ben incisa su un 45 giri se solo avesse i suoni più malconci, ma in fondo “Port Luis” è figlio di questo progresso e non pecca di coerenza, e “Night o the Balcony” direi che sarebbe una splendida cartolina solare, forse un altro singolo, aria, sole, comitive corali e quell’aria surf che tanto mi piace e che qui, dopo il singolo di lancio, si conferma come una chiave vincente per il nostro.

Leggerezza in Johnny Casini, semplicità arricchita da un suono importante e ben sagomato anche quando resta tutto minimale come nella chiusa “This is my Place”, forse il momento più beatles del disco.

Una pubblicazione che per ora troviamo solo nei canali digitali come Spotify e compagnia cantando, un lavoro che forse apre lo stomaco e ci fa salire la fame per un futuro disco più esteso, bellissima scoperta per questa nostra scena indie fagocitata dall’elettronica facile.






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