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Recensioni
Pubblicato il 02/02/2019 alle 10:09:24
Nishaiar Igewanda (autoproduzione) – Melodie sulfuree dagli altopiani etiopici
di Emanuele Gentile
Impressionante quarto album per questa band di Black Metal proveniente dalla lontana Etiopia!

Impressionante quarto album per questa band di Black Metal proveniente dalla lontana Etiopia!

Prima o poi l’Africa esploderà come centro nevralgico di un nuovo tipo di Heavy Metal. Un Heavy Metal capace di rinnovare un genere che altrove sembra fin troppo legato a canoni un po’ troppo datati e prevedibili. E’ lì che il Rock in genere sta attraversando il proprio deserto per rifarsi una nuova vita e vitalità.

Qua e là si avvertono dei crepitii che alla fin fine diverranno un incendio di notevole proporzioni capace di infiammare il resto del globo terreste. Infatti, da più parti e quasi ovunque il Rock sembra essere diventato un fiume carsico nel continente africano. Un fiume carsico pieno di giovani band che stanno sperimentando nuove soluzioni e idee. Fra l’altro sarebbe un ritorno all’origine visto che i ritmi originari e originali della musica contemporanea (Rock in primis) provengono proprio dall’Africa per mezzo degli schiavi trasferiti a forza sul continente americano.

Ecco perché ho molto apprezzato il quarto album – “Igewanda” – degli etiopici Nishaiar. Una band interessata a fare solo musica e a non promuoversi. Ho tentato, inutilmente, di farmi inviare una biografia e delle foto. Appunto, inutilmente… Non sono interessati a queste cose. Rimangono un’entità misteriosa sorta nella città etiope di Gondhar un qualche anno fa. Hanno all’attivo un Ep di esordio intitolato “Era 1” più tre album. L’ultimo dei quali intitolato “Igewanda”. Sono così misteriosi che utilizzano dei soprannomi… Ad esempio, i cantanti si fanno chiamare Lord of Zenadadz e Lycus Aeternam. Quindi…

Propongono un’ immaginifico Black Metal atmosferico…ossia un particolare tipo di metallo nero dove le tastiere giocano un ruolo importante e preponderante. La loro musica è un viaggio in un mondo lontano ed ancestrale. Le tastiere sembrano svolgere il ruolo di apripista per sonorità tribali, esoteriche, antropologiche ed etniche. E’ un qualcosa che non si può descrivere tanto è il grado di originalità e personalità della musica proposta da questo geniale gruppo etiope. Una musica che evoca paesaggi mitologici e senza tempo. Una musica simile a una porta di accesso a una realtà fantastica e fantascientifica. Una musica specchio di una spiritualità del tutto particolare.

In breve, il mio album preferito per il 2018 appena andato via. Un album che si distacca da tutti i crismi conformistici in cui è caduta la musica Rock occidentale. Una ventata di novità e illuminazione…

Tracks-list:

"Odh Nawa'";
"Igewanda";
"Nayan";
"Duhanakhar";
"Jou Ay Nareb";
"Meli’āki Ādanyi";
"Menigedi";
"Kanawe'";
"Twarebor";
"Manh-abdare'";
"Sawaknal".





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