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Pubblicato il 07/03/2019 alle 13:36:48
Danilo Sacco torna con il nuovo album Gardé
di Manuela Ippolito Giardi
A distanza di quattro anni dall’ultimo disco (Minoranza Rumorosa) il 30 novembre esce "Gardé", il nuovo album di Danilo Kakuen Sacco, con la partecipazione del chitarrista statunitense Neil Zaza, prodotto da Danilo Mancuso.

A distanza di quattro anni dall’ultimo disco (Minoranza Rumorosa) il 30 novembre esce "Gardé", il nuovo album di Danilo Kakuen Sacco, con la partecipazione del chitarrista statunitense Neil Zaza, prodotto da Danilo Mancuso per DME e distribuito da Artist First, già in preorder in versione autografata con t-shirt su www.musicfirst.it.

Il brano "Gardè" che dà il nome all’album, scritto con lo psichiatra calabrese ma umbro d’adozione Silvio D’Alessandro, è dedicato al sindaco di Riace Mimmo Lucano e racconta gli sbarchi, l’emigrazione e il pregiudizio nei confronti di chi è costretto a cercare fortuna in territori diversi da quello di appartenenza (italiani compresi).
“Mimmo Lucano è un esempio concreto di solidarietà e di militanza sociale – commenta Danilo Sacco - in un periodo buio come il nostro, abbiamo tutti un bisogno impellente di persone che lottino per mantenere vivi i nostri valori ed ideali, troppo spesso triturati in un meccanismo che premia i più furbi e non i più coraggiosi. Ci si lamenta del mondo in cui viviamo ma spesso deleghiamo agli altri anche le nostre responsabilità. C’è bisogno di gente che dia una mano, che resista e riscopra quella parola troppo spesso violentata ed abusata che è UMANITÀ”.
Il titolo dal sapore francese, volutamente allusivo, è un invito a “stare in guardia”, a non rimanere indifferenti ma soprattutto a non perdere l’umanità.

Un album militante che interpreta la contemporaneità attingendo anche alla storia, un invito a preservare la memoria per trovare una chiave di lettura del presente.

Il suono “controcorrente”, forte, diretto, con una variazione di stile che dalla classica ballata folk si stempera nella ninna nanna, accompagna una macro-narrazione che rinvia al generale bisogno di sentimenti autentici.

Il primo singolo, Amico mio (03), racconta la straordinaria storia di amicizia tra la leggenda del rugby sudafricano Joost Van Der Vesthuizen e l’avversario neozelandese Jonah Lomu. Il brano non ripercorre l’epica finale di Johannesburg con lo straordinario duello tra i due campioni davanti agli occhi del presidente Nelson Mandela (impresa resa celebre da libri e film tra i quali «Invictus» diretto da Clint Eastwood), ma la solidarietà e la lunga amicizia, anche nella malattia e nel periodo dell’apartheid che ha reso quel legame simbolico.
L’aura mitologica non è la risultante del gesto sportivo, ma dello stile con il quale si vive e ci si relaziona agli altri. Il video del brano, girato nella suggestiva cornice di Piano della Renga in Abruzzo, è diretto da Niko Cutugno Lancia e Sigfus Johann Arnason per DJungle Films.

Le tredici tracce dell’album sono microstorie che attingono dal quotidiano e da momenti emblematici del passato per cantare la fratellanza: lo sport come metafora di amicizia, di resistenza agli urti della vita e agli imperativi della storia. La rivalità non coincide con l’antagonismo, ma con la capacità di andare oltre le vittorie conquistate senza “…avere il rimpianto del vento che non ti corre accanto”, perché, come canta Sacco: “non c’è mai vittoria e non c’è mai sconfitta”.

Lo sport in questo lavoro discografico diventa esempio di vita. In questa cornice si inseriscono i brani Jesse e Lutz (01) scritto per Jesse Owens e Luz Long e Best (09), dedicato al calciatore nord irlandese, pallone d’oro George Best.
“Lo sport, come la musica, è in ultima analisi la metafora della vita e le storie raccontate ne sono un esempio. La storia di rivalità sportiva fra Joost e Jonah travalica in un’amicizia profonda quando entrambi si ammalano molto gravemente e si giurano di tenere duro fino alla fine, come se la vita che fugge fosse l’ennesima prova su di un campo di rugby... La stessa amicizia traspare dalla storia di Jesse e Carl Ludwig Long detto ‘Lutz’. Quest’ultimo era destinato a vincere nella sua Berlino le Olimpiadi di salto in lungo del 1936 ma, per onestà sportiva, aiuta proprio il suo diretto rivale americano ad aggiudicarsi la medaglia d’oro. Jesse entrerà nella leggenda. Lutz Long purtroppo morirà in guerra e verrà sepolto proprio in Italia. Le loro epistole raccontano di un senso di onore e di rispetto che dovrebbe permeare sempre lo spirito di ogni sportivo al di là della semplice e fugace rincorsa verso la vittoria ad ogni costo. Proprio Jesse Owens dichiarò che anche se avesse potuto fondere tutto l’oro delle coppe e delle medaglie vinte in carriera, non sarebbe riuscito a ricavarne una sola stilla dell’amicizia provata verso Lutz.

E che dire di George Best? Il calciatore che si permise di fare un tunnel a Johan Cruyff?
Dalla sua storia non traspare solo la grandezza di un fuoriclasse assoluto, ma ancor di più la sregolatezza di un uomo che voleva vivere senza remore né rimpianti le proprie debolezze. Scelta che lo ha reso, per quanto mi riguarda, ancora più grande a discapito di molti atleti-macchine. Scelta certo estremizzata, ma in fondo, chi ha mai conosciuto un genio che non fosse per forza di cose anche (e soprattutto) folle?”.(Danilo Sacco)

Il racconto della contemporaneità passa anche attraverso i diritti delle donne, l’emancipazione, la battaglia per la parità di genere e la sicurezza su lavoro. Sacco ricorda il tragico incendio della fabbrica Triangle nel brano New York 1911 (4). Fu il più grave incidente industriale della storia di New York, causò la morte di 146 persone (123 donne e 23 uomini) ed è uno degli eventi che ha portato a ricordare ogni anno la ‘giornata internazionale della donna’.

Nel brano La rosa violata, la voce di un padre racconta la violenza subita dalla figlia (07) sulle note di una ninna nanna.

Una nuova Babele (10) è il frutto della storia, un processo inevitabile di “stratificazione” che rappresenta l’unica via di progresso. Nei brani Una nuova Babele, Gardé e La lunga strada (11), scritto da Massimo Bubola, la contaminazione è una fonte di ricchezza che genera un valore aggiunto superiore alla somma delle singole componenti. E così, anche La lunga strada (11) percorsa dai musicisti è storia di incontri e di suoni.

Il tema della ri-partenza e della capacità di voltare pagina, caro al cantautore, si ritrova in Spazza via (12), Vedrai (05) e Io vivo ancora (08).

Nell’album trova spazio una parentesi intima, introspettiva e romantica da Sarò qui per te (02) a Ciao vecchio amore mio (06), brano nel quale si guarda ad un amore passato a distanza di tempo, come in una soggettiva.
L’album è suonato da Danilo Sacco (bouzouki in “La lunga strada”) con Valerio Giambelli (basso, chitarre e bouzouki), Andrea Mei (piano, tastiere, hammond fisarmonica, programmazioni), Marco Mattei (batteria, percussioni, programmazioni), Ermanno Antonelli (mandolino in “Marzo 1911, chitarra slide in “Spazza via”), Elisa “Ellis” Tartabini (voce in “Marzo 1911” e cori in “Sarò qui per te” e “Io vivo ancora”) e la special guest Neil Zaza (chitarra solista in “Una nuova Babele”).





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