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Recensioni
Pubblicato il 19/04/2004 alle 21:07:57
Ultraviolet Makes Me Sick: profeti in patria?
di Massimo Giuliano
I pavesi Ultraviolet Makes Me Sick sono il classico esempio dei “non profeti in patria”: pur essendo italiani, hanno dovuto cominciare il loro percorso discografico in Australia. Abbiamo ascoltato per voi il nuovo cd

È triste che validi gruppi italiani debbano “emigrare” all’estero per trovare un’etichetta che possa essere interessata alla produzione di un loro album. Gli Ultraviolet Makes Me Sick sono fra questi: pensate, si è interessata a loro la Camera Obscura Records, una label indipendente australiana! E così nel 2001 hanno pubblicato “Soundproof”, una sintesi dei due Ep precentemente autoprodotti che esprime appieno la loro essenza artistica, quella di un trio strumentale che però, con questo nuovo album dal titolo “No freeway, no plan, no trees, no ghosts”, comincia anche a creare le prime composizioni cantate. Si tratta di brani dalle armonie pop di matrice slow-core, in cui presta la propria voce Andrea Ferraris: meritevoli di attenzione “This is the season for rest, she said” e “Counter-Clockwise”. Nel 2003 gli Ultraviolet hanno siglato un accordo con l’italiana Urtovox per far promuovere alla Shinseiki il loro ultimo lavoro.
Con gli Ultraviolet Makes Me Sick è sempre musica a nervi scoperti, ad alto impatto emozionale: suggestione avan realista che sconfina nell’oblio della memoria. È come se tutto si fosse cristallizzato nell’attimo dell’ispirazione, l’attimo che ha partorito musica e suono, colore e immagine, sogno e realtà.
Le trame si macchiano a tratti di tinte così oscure da poter apparire di una luminosità incandescente: l’esempio lampante della teoria per la quale gli opposti si attraggono. Ora il trio innesta una marcia che li sposta in avanti rispetto a quanto scritto in precedenza: è infatti la scrittura che sta alla base del percorso, una scrittura adatta alla sincronizzazione cinematografica senza nascondere desideri e fascinazioni nel voler lavorare nell’ambito della sonorizzazione dell’immagine. Rock d’autore? Forse è più corretto dire “melodie per stati incontrollabili”, a cui è stata aggiunta in alcuni brani l’interpretazione vocale, fino ad ora inedita.


Track-list:

“This is the season for rest, she said”
“Counter-Clockwise”
“Intimacy is jazz, disturbance is art”
“Overexposed”
“A two-headed coin”
“Brothers fallen near Allen”
“Hearts and Mind out of tune and reverse”
“I think I fell the night comin’ on”
“No freeway, no plan, no trees, no ghosts”
“[…]”

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