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Interviste
Pubblicato il 11/10/2004 alle 02:01:32
Federico Fiumani: gli amori, le armi e le gesta di un cantautore punk
di Giulia Prosperi
Dal carismatico leader dei Diaframma, un'intervista concessa a Blue, storica rivista dedicata alla cultura erotica e al fumetto d'autore internazionale. Su gentile concessione della Coniglio Editore, ne pubblichiamo uno stralcio in anteprima.

Se avessi la tua bocca da baciare non fumerei quaranta sigarette al giorno, ci penso alla stazione di Santa Maria Novella mentre getto in terra il mozzicone dell’ultima bionda che ho stretto tra le labbra. Le canzoni scritte da Federico Fiumani sono nel mio cervello: testi sempre in bilico tra la partitura del pentagramma e la poesia, mi accompagnano sull’autobus numero 22 mentre questo attraversa una città deserta e quasi cattiva data l’ora canicolare. La destinazione è il quartiere di Novoli, nella prima periferia fiorentina. Un manovale albanese a fine turno mi da le indicazioni necessarie a scendere davanti ad un grande supermercato. Fisico da boxeur, frangetta nera e sguardo penetrante, ad aspettarmi c’è Federico Fiumani in persona. Gli stringo la mano e tradisco l’emozione: ho visto decine di concerti dei Diaframma, esplosioni di energia pura, fans in delirio che cantano a memoria tutte le canzoni e che, insieme alla voce e alla chitarra di Federico, inneggiano all’amore, alla necessità di essere se stessi, alla virtù di saper cedere alla forza disordinata della passione. Adesso, seduto su un divano di pelle nera, a casa di Federico Fiumani, di fronte ai suoi dischi, ai suoi libri e ai suoi strumenti musicali, non so neppure da che parte cominciare. Vecchie reminiscenze scolastiche mi ricordano che, con i poeti, bisognerebbe sempre partire parlando dei testi che hanno scritto. E allora, quando accendo il registratore, mi faccio coraggio e comincio proprio così: se avessi la tua bocca da baciare non fumerei quaranta sigarette al giorno…
Fiumani, sorride, stringe tra pollice e indice il filtro della sua ms mild e risponde: «La sigaretta è un capezzolo e la dinamica è questa, no? Se ti manca il capezzolo da succhiare la sigaretta può sostituirlo in qualche modo».
Le sigarette, oppure le canzoni. Perché io, confesso a Federico: «Ho sempre interpretato lo spirito dei Diaframma come la capacità di mettere l’amore davanti ad ogni cosa».
Il leader dei Diaframma conferma la mia intuizione: «Parlare dei sentimenti mi ha sempre interessato. E l’amore per una donna, a ben vedere, è la cosa che ho affrontato più spesso nelle mie canzoni perché non c’è niente da fare, le donne hanno un potere enorme. Un potere fatto di mistero e di fascinazione: basti pensare che la semplice apparizione di una donna all’interno di una qualunque situazione può cambiare lo stato d’animo di chi la guarda e quindi la situazione stessa… io, per esempio, mi ricordo di un concerto a Giulianova dove, sotto al palco, c’era una ragazza talmente bella che, proprio nel bel mezzo dello spettacolo, dimenticai completamente le parole delle canzoni che avrei dovuto cantare».
Citando un altro pezzo dei Diaframma, aggiungo: «Un volto perfetto e un corpo da sogno (“Tre volte lacrime”, 1986), insomma, è la prova che l’amore è un sentimento capace di far perdere a chi lo prova anche quel minimo di conformità sociale che è necessario all’ordinaria vita quotidiana».
«Sì, il sesso è il sale della vita: se non ci fosse sarebbe veramente drammatico. È davvero una buona cosa questo misterioso potere che hanno le donne. Anche se in “Tre volte lacrime”, in modo particolare, mi spingevo all’interno di dinamiche che sfioravano la pura patologia. Però chi l’ha detto che una storia debba essere per forza allegra e felice? L’arte, alla resa dei conti, svolge una buona funzione proprio quando risolve determinati conflitti trasformandoli in un valore. Se scrivi una bella canzone, anche una storia che ti ha creato più problemi che altro diventa un valore e così anche una cosa che ti ha fatto male non va perduta, entra in un contesto diverso e si sublima in una fonte di emozioni».
«Chi non si riconosce in nessuna istituzione trova nell’amore la sua ragione di vita: sei d’accordo con questa affermazione?»
«Nell’amore, sì, ma anche nella musica. La musica, malgrado tutto, resta una formula di aggregazione portentosa, anzi, dopo il tramonto della politica, penso che ci sia rimasta soltanto la musica a creare fenomeni di aggregazione intorno a un ideale».
«Allora, forse, sarà per questo se la musica sceglie così spesso di rappresentare l’amore…»
«Certo, anche se in una canzone si può parlare di tutto: basta farlo con ispirazione ed affrontare ciò che ognuno sente come congeniale».
«E tra le tue corde, oltre ai temi legati all’amore, che cos’è che senti più congeniale alla tua ispirazione?»
«Io? Io, come ho già avuto modo di dire (in un’intervista rilasciata a “Il mucchio selvaggio” nel 1999, ndr), mi sforzo di affermare la mia individualità in contrasto con i comportamenti di massa attualmente imperanti».
«Ma questa è una dichiarazione anarchica in piena regola».
«Sì, e ti dirò: credo che l’arte sia un’attività profondamente anarchica. L’arte è un moto violento ed irrazionale presente nell’inconscio di ogni autore, una volontà di creazione che può trovare la sua forma di espressione in una canzone, in un film, in una poesia… quindi confermo la mia dichiarazione del ’99 e aggiungo: la cosa più importante è essere se stessi ed avere la fortuna di potersi esprimere».

Continua sul numero 161 di Blue…

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