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Interviste
Pubblicato il 20/11/2004 alle 16:04:26
Luca Dirisio: ecco il mio primo album
di Antonio Ranalli
Dopo "Calma e sangue freddo" Luca Dirisio ci racconta la genesi del suo primo album omonimo. Dieci brani in vendita al prezzo speciale di 12,90 euro. In scaletta anche il nuovo singolo "Il mio amico vende il tè".

Ci sono talenti che si affermano timidamente sulla scena e ce ne sono altri che irrompono con la forza di un ciclone. Luca Dirisio appartiene a questa seconda categoria, un po’ per carattere (buon sangue di abruzzese tenace non mente), molto perchè il suo singolo di debutto “Calma e sangue freddo”, una raffica di strofe affilate come lame, non lascia scampo, ti inchioda, pretende e ottiene di essere ascoltato sempre e dovunque. In poco tempo Luca ha venduto oltre 20 mila copie del singolo, e ben 10 mila file scaricati come suoneria per cellulare, mentre il pezzo si è affermato come il secondo brano più cantato ed ascoltato dell’estate (secondo solo a Vasco Rossi). Ora è uscito “Luca Dirisio”, il suo primo album, che è in vendita al prezzo speciale di 12,90 euro (e sarà anche in edicola con il settimanale “Tv Sorrisi e canzoni”, anticipato dal singolo “Il mio amico vende il tè”. Abbiamo già avuto l’occasione di incontrare Luca la scorsa estate. Questa volta lo incontriamo nella sua casa discografica a Roma, in attesa del tour che da gennaio lo porterà in giro per l’Italia.

Allora Luca, dopo questo primo successo hai ancora “calma e sangue freddo”?

Penso proprio di si, perchè dal punto di vista economico non è ancora cambiato nulla. Per questo non c’è da montarsi la testa, e poi non è ancora arrivato questo appagamento monetario di cui tanto si parla in giro. Sono ancora un ragazzo con possibilità ristrette. Faccio questo lavoro perchè mi piace: si è trasformata una passione in professione. Con la ricompensa che quando suono adesso le persone sanno a memoria le mie canzoni.

Come sono nate le canzoni? Mi ha molto colpito l’influenza reggae che campeggia in alcuni brani...

Le canzoni non hanno più di due anni. L’influenza reggae c’è sempre stata, perchè tra i cantanti che ho ascoltato nel tempo c’è anche Bob Marley, che non mi sono mai stancato di ascoltare. Quindi quell’influenza e quel desiderio di fare quel tipo di musica c’è sempre. In Italia il reggae è poco considerato e sottovalutato. Nel momento in cui ne ho avuto la possibilità ho scritto un brano reggae, “Tu che fai” che ho dedicato ad alcuni ragazzi di Vasto (il paese natale di Dirisio) che sono un’allegra combriccola di percussionisti. Ogni volta che tornavo d’estate portavo sempre un brano da cantare sulla spiaggia, perchè a me non piace fare le cover. Pezzi orecchiabili che loro potessero cantare e completare con le loro percussioni. Molte canzoni, inoltre, erano già arrangiate e pronte. Abbiamo solo dovuto scegliere cosa inserire nell’album. “Grano di sale” è entrata negli ultimi 10 giorni. Volevamo tenerla per Sanremo, perchè c’era un’idea di andare al Festival, ma poi abbiamo preferita metterla nell’album.

Com’è sei entrato in contatto con la Bmg?

E’ stato il mio produttore (Giuliano Boursier n.d.a.). Io avevo mandato il mio demo un po’ ovunque, anche alla mia attuale casa discografica. Solo che quel CD è rimasto in quegli ammassi di CD che arrivano ogni giorno. Nel momento in cui sono tornato in questa etichetta, il mio produttore ha chiesto “udienza” per far ascoltare “Calma e sangue freddo” e si sono accorti che era un pezzo valido. Avevamo deciso di presentare un solo brano.

Mi ha molto colpito “Destino anarchico”. Da dove trae ispirazione?

E’ l’ultimo brano che ho scritto per l’album. Io rimango della convinzione che l’anarchia non esiste e non deve esistere. Perchè un paese dove vige l’anarchia non ha storia. Ci vogliono delle regole per poter convivere democraticamente. L’unico anarchico vero e proprio è solo il destino che può fare quello che vuole.

“Usami” mi sembra invece molto personale...

E’ un brano autobiografico, e rispecchia un periodo in cui ero giù di morale, perchè a Roma diventava sempre più difficile trovare serate. I locali pensano di essere tutti intenditori, ma alla fine fanno suonare solo i loro amici. Mi sentivo usato, a volte ti chiamavano all’ultimo minuto, come un cameriere. E quindi non c’ero più dentro. Mancava il rispetto, che è poi il succo di tutto l’album. Con “Usami” ho voluto rivalutare il termine rispetto reciproco, dove ognuno è libero di prendere delle decisioni.

Ma chi è questo amico che “vende il tè”?

Il mio amico vende il te è un mio coinquilino, che fino a due settimane fa lavorava veramente per una nota ditta di tè. Anche se qualcuno a pensato a qualcos’altro. A Genova mi hanno proibito di cantarla perchè pensavano che inneggiasse alle droghe leggere. Qualcuno ha pensato che mi riferissi alla droga. Nulla di più farlo, visto che nel brano affermo di andare a scuola e di non drogarsi. Il messaggio del brano è quello di mettere in risalto alcune sfaccettature della società. Ho preso il bambino che deve andare a scuola e che viene educato in base ad un disegno che si ripete in ogni famiglia. Ci sono dei punti per i quali non sono d’accordo. Fa parte di un disegno che omologa tutte le fasce di età, come un film che si ripete sempre all’infinito.

Quando hai iniziato a capire che stavi diventando popolare?

All’inizio non me ne ero accorto. “Calma e sange freddo” era appena uscito ed io avevo iniziato la promozione del pezzo. Poi una sera mi sono accorto che quella canzone la conoscevano in tanto. Stavo sul palco e tutti sotto la cantavano. Ero a Lignano Sabbiadoro al Festivalbar. In un certo senso ho trovato una pace apparente, perchè credo che io non troverò mai pace. Quelli che vivono come noi a fine serata sono sempre molto stressati.

Tu sei giovane, ed esordisci in un momento in cui la discografia non attraverso un ottimo momento. Tra l’altro hai venduto oltre 10 mila file come suonerie per cellulari. Come ti rapporti alla musica on line? Sei ottimista?

Francamente i pezzi digitali non mi piacciono molto. Il fascino di avere un disco a casa, di toccarlo e di aprirlo è sempre un emozione, un brivido, una cosa bella. Ogni volta che vado a comprare un disco non vedo l’ora di andare a casa ad ascoltarlo. Per quanto riguarda la parte economica della situazione non me ne impornta nulla. Non a caso abbiamo applicato un prezzo antipirateria per invogliare la gente ad acquistare i dischi. Perchè un disco ti rimane sempre. Un disco masterizzato è uno spreco e non serve a nulla. Noi faremo di tutti per farci sentire.

Qual è stato il percorso che ti ha portato a fare il musicista?

Fino a 16 anni la mia vera passione era il calcio. Avrei voluto fare il calciatore. Poi però andavo male a scuola, e quindi mio padre mi ha proibito il calcio. Tifo per la Juventus. Allora m sono comprato una chitarra con il corso di chitarra facile di Red Ronnie e da li ho iniziato tutto. Ho iniziato con il gruppo della scuola e ho ascoltato musica di tutti i generi. Non ho mai seguito un filo logico. Ho passato anche io il periodo metal ai tempi delle scuole superiori. Non ho mai avuto un’influenza precisa, perchè ci sono pezzi dance e hard rock che mi sono piaciuti.

Qual è per te il momento migliore per comporre un brano?

Sicuramente sempre in occasione di una forte emozione. E poi di notte, quando c’è il silenzio più totale, e riesci a sentire la tua voce interna. E li senti che hai bisogno di scrivere. Anche se hai un francobollo o un pacchetto di sigarette. Senti che ti sta arrivando un influsso.

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