Partito dalla provincia veneta, oggi Roberto Vanni si ritrova a suonare accanto a Neal Schon e Steve Lukather, maestri che ha sempre idolatrato. Inevitabile, per uno che ha sempre considerato la chitarra l'unico futuro possibile della sua vita.
Ciao Roberto, partiamo da lontano. Quando e come hai scoperto l’amore per la chitarra ed è stato subito amore anche per il rock?
Ho visto Eddie Van Halen al festival di San Remo nel 1982, avevo 9 anni, ha messo la chitarra sotto un luce diversa davanti ai miei giovani occhi, vedevo la chitarra come uno strumento da suonare solo in chiesa…. Seppure a San Remo non ha fatto soli, Eddie mi ha portato all’acquisto di "Van Halen I" e quando ho sentito "Eruption" ho pensato "… che figata!". Devo dire però che la prima esposizione al rock l’ho avuta con i Kiss.
Poi, dopo alcuni gruppi locali, decidi di volare a Los Angeles e ti iscrivi al GIT, una delle scuole per chitarristi più importanti al mondo. Che tipo di esperienza è stata, anche perché eri veramente giovane…
Era il 1994 e avevo 21 anni….Come hai detto tu una esperienza che mi porterò nella tomba! L’unica preoccupazione era suonare, suonare e suonare tutte le ore in cui ero sveglio (chiaramente anche studiando), quando mi stufavo di suonare andavo a vedere concerti nei club oppure nelle music hall fino alle arene e ho visto praticamente tutti i musicisti e gruppi che mi interessavano. Poi ho avuto la possibilità (al GIT) di seguire lezioni private con Scott Henderson, Jennifer Batten, Paul Gilbert, Frank Gambale, Brett Garsed e migliaia di altri chitarristi che ammiravo e stimavo...
Raccontaci qualche episodio simpatico, altri musicisti che hai conosciuto. Insomma qualche curiosità, per capire l’atmosfera che si respira da quelle parti.
Ricordo con piacere due episodi! Nel ’94 l’Italia giocava la finale dei mondiali al Rose Bowl di Pasadena a L.A., tutti gli studenti Italiani sentivano questo happening (io compreso anche se non mi interessa il calcio). Come tutti ricorderete l’Italia giocava la finale col Brasile, allora abbiamo pensato di fare una partita di pallone con gli studenti brasiliani…. Essendo solo in 9 italiani abbiamo fatto ricorso a 2 svizzeri (che parlavano italiano), è inutile che ti dica che abbiamo perso 13 a 1. L’unico goal l’ha fatto un ragazzo di Udine (con la maglietta dell’Udinese), dimenticavo i brasiliani erano i divisa ufficiale del Brasile…. Per noi è stata una partita in stile fantozziano… fiato zero, i brasiliani giocavano invece tutti i sabati!!!! La frase finale, dopo la partita è stata: “Oggi abbiamo perso, domani però vi spaccheremo il….” Roberto Baggio e rigori hanno distrutto la nostra tesi..
L’altro episodio è stata una “sfida chitarristica” con Craig Golgy (chitarrista di Dio, Giuffria) mi prendeva sempre per il culo, pensava che in Italia si suonasse mandolino e simili e ad una lezione mi ha detto “dai suona Italiano o sei capace di fare solo O sole mio o cose simili…” mi sono preso la vendetta ho iniziato a plettrare sequenze di scale velocissime (senza problemi di autovelox) guardandolo negli occhi… lui è stato colpito e da allora mi ha rispettato…. Mi disse in seguito che mi ha provocato apposta per far venir fuori la mia attitudine di rocker…. Boh sarà….
Il ritorno alla realtà italiana, immagino non debba essere stato semplice. Come vedi la realtà rock in Italia? Secondo te, perché non riusciamo ad avere un vero gruppo rock da esportazione, cosa che invece accade regolarmente a nazioni come Germania, Svezia, Olanda ed ultimamente anche Islanda e Finlandia?
E’ una questione di cultura… se fai rock i discografici italiani ti dicono, devi essere più pop (parlo a livello di produzioni con le majors) e così finiamo con il fare degli ibridi. Altro problema è la scarsa promozione e così il gioco è fatto... In Italia è considerato rock Pelù, Vasco e Ligabue, chiaramente non vado oltre con i miei pensieri. Per l’esportazione l’altra castrazione è il fatto di dover cantare in Italiano (lingua che con il rock a mio parere non si sposa bene) ed è il compromesso che devi comunque seguire se ambisci ad un contratto discografico importante. Elisa è a cantare in inglese, ma comunque all’estero hanno più successo i vari Zucchero o Pausini o Ramazzotti, cantando in spagnolo!! Cose assurde per me. Sembra che il rock in Italia faccia paura, si continuano a fare produzioni pseudo pop/dance che durano un anno (con passaggio obbligatorio al festivalbar) e poi dopo tornano nel dimenticatoio… I prezzi dei dischi sono folli rispetto all’estero e questo costringe la gente a comprare poco…
Ci fai un profilo rapido della tua carriera? Una specie di curriculum vitae del chitarrista Roberto Vanni.
Ho iniziato seriamente a 13, 14 anni ho imparato a suonare ad orecchio tirandomi giù canzoni dai dischi per cui ho imparato le basi di come si suona in questo modo.. Verso i 16 anni ho iniziato con i primi gruppi e i primi concerti, già da allora sapevo che suonare per me era una questione vitale e fortunatamente è diventato il mio lavoro. Nel ’94 (dopo maturità servizio civile ) come detto prima mi sono iscritto al GIT del Musicians Institute di Hollywood e dopo essermi diplomato sono tornato in Italia nel ’95. ho iniziato a insegnare e suonare in situazioni più o meno professionali. Ho suonato a Milano con un gruppo A.O.R. cantato in italiano di nome Nati Liberi con cui ho fatto "San Remo Giovani" (siamo arrivati prima delle semifinali) ed eravamo sotto contratto di edizioni con la Warner. Chiaramente è andato tutto a rotoli.. Nel ’98 sono tornato a L.A. per suonare nei clubs, scaduto il visto sono tornato in Italia e ho iniziato con una band di funky per i soldi e con gli Osmosi (con cui suonavo antecedentemente ovvero dall’inizio del ’97), la mia band. Attualmente oltre che con gli Osmosi suono in una Tribute band di Vasco Rossi chiamata Diapason Band alla quale partecipano saltuariamente il bassista e il sassofonista di Vasco. Dal punto di vista di sessions di registrazione ho iniziato (quando mi chiamavano) a fare chitarre in pezzi dance o rifacimenti di pezzi famosi, ho registrato parecchie pre produzioni per i Nati Liberi, infinite pre produzioni con gli Osmosi, un disco con la Diapason Band e lavori per il produttore Fabrizio V.Zee Grossi tra cui Mickey Thomas (Starship) e James Christian (House of Lords).
Che strumentazioni usi e ti tieni aggiornato sulle novità del tuo strumento? E secondo te la tecnologia è più un aiuto o un limite nel rock?
Uso la strumentazione che soddisfa il mio orecchio, può essere roba nuova o vecchia, di solito come effetti uso molti “pedali” electro harmonix e MXR. Uso amplificatori Piona (li costruisce artigianalmente Franco Piona a Verona) e chitarre costruite dal liutaio Simone Cicolin (di Verona). Come ampli oltre ai Piona utilizzo anche vecchi Marshall jcm800, Peavey 5150 e Soldano slo100.
Dopo anni spesi con esperienze gratificanti, ma locali, ti abbiamo trovato a collaborare su album di stelle del rock mondiale come Mickey Thomas degli Starship e l’ex House Of Lords James Christian.
Come è successo questo e come ci si sente a dividere lo spazio con idoli come Neal Schon Steve Lukather e Richie Kotzen?
E’ stata una sorpresa, condividere il ruolo di chitarra solista con questi artisti, lo ritengo un onore e un privilegio. Lukather, Schon e Kotzen suonano con me su "Over the edge" e tra l’altro sono dei chitarristi che apprezzo un casino. Il bello di "Over the Edge" è anche stato suonare su brani composti dall stesso Schon, ma anche scritti da Jack Blades (Night Ranger, Damn Yankees), Jonathan Cain (Journey, Babys, Bad English) e molti altri. Anche per quanto riguarda James Christian è stato un onore immenso, difatti sono un fan dei primi due dischi degli H.O.L. (House of Lords e Sahara). Mentre sul CD di Thomas mi sono dovuto attenere a fare dei soli melodici vivamente consigliati dal produttore (di cui sono comunque orgoglioso), su Christian invece mi hanno dato libertà assoluta a livello di parti solistiche, anzi mi hanno detto, fai il “virtuoso” più che puoi..
E so che ci sono altre succulenti novità in arrivo. Puoi anticiparci qualcosa?
Si difatti verso la fine di gennaio (il 24 se ricordo bene) sempre su Frontiers e prodotto da Fabrizio V.Zee Grossi (come gli altri due dischi) uscirà “Anything for you” di Tommy Funderburk, posso anticiparti che i brani sono veramente fortissimi, lui canta divinamente, gli arrangiamenti e tutto il resto è “over the top”. Anche su questo disco suono i soli e varie parti solistiche all’interno dei brani. Di Funderburk sapevo che è stato corista dai Motley Crue ai Whitesnake, da Celine Dion a molti altri, ma non sapevo che era stato cantante dell’ultimo album dei Boston “Walk on”. Io conosco i primi tre dischi con Brad Delp di cui sono grande fan, per cui suonare per un cantante dei Boston è stato una soddisfazione incredibile.
Il tuo punto di riferimento come chitarrista, è sempre stato Eddie Van Halen, pensi che ancora oggi sia in grado di proporre delle novità, oppure è sufficiente quello che ha già fatto in passato?
Eddie è sempre stato ed è il mio chitarrista preferito per svariati motivi, è l’unico ed ultimo vero innovatore della chitarra, è un mito ed è ancora vivo… Ha introdotto tecniche nuove (Armonici, Tapping suoni strani etc) è stato il primo ad utilizzare strumentazione nuova, basti pensare il ponte Floyd Rose, chitarre a forma Strato con pick-up humbucker (alle quali si sono ispirate tutte le marche oggi in circolazione) ed in fine è stato il primo anche ad utilizzare amplificatori ad alta distorsione che allora non erano in commercio, lui li sottoalimentava il suo Marshall con il “Variac” un alternatore di corrente che faceva lavorare il doppio le valvole per questo sentiamo un suono inedito nel primo disco per essere il 1978. Di lui apprezzo principalmente il fatto che suona in una grande band e scrive delle gran canzoni. Per il discorso prettamente tecnico è stato diciamo, superato per quanto riguarda velocità precisione e il resto, ma il suo tocco e il suo suono devono ancora essere uguagliati. In ogni disco tira fuori qualche cosa di nuovo ed originale ancora oggi, anche se il più grosso lo ha fatto nei primi 5 dischi. Penso che non voglia e debba dimostrare altro a nessuno, si vede che si diverte e ama suonare per cui…
Oltre a Eddie, quali sono i chitarristi che stimi di più. E tra le nuove leve, vedi qualcuno che possa dare una spinta a questo strumento?
Mi piace un certo tipo di chitarrismo per cui mi piace molto Steve Morse, Paul Gilbert, Greg Howe, Buckethead, ma anche i più popolari Satriani e Vai. A livello di sonorità e fantasia, per parlare di un chitarrista più recente, mi piaceva molto Tom Morello ex Rage Against the Machine. Ma ammiro anche chitarristi come Andy Summers dei Police per via di uso di effetti e accordi estesi etc. Tra i classici mi piacciono molto Hendrix (ovviamente) Jimmy Page e Jeff Beck. Per rispondere al tuo ultimo quesito non ho sentito un vero e nuovo innovatore, ma solo chitarristi sempre più bravi tecnicamente tutto qui.
Ci disegni il tuo ideale di rock band, che musicisti metteresti insieme per avere il meglio. Almeno secondo la tua idea?
Beh vediamo… a livello di formazione Rock vedrei Tommy Lee alla batteria, Billy Sheehan al basso, Eddie Van Halen alla chitarra ovviamente e Paul Rodgers o Steven Tyler alla voce, una formazione più pazza e improbabile invece, Terry Bozzio alla batteria Victor Wooten al basso Buckethead alla chitarra e, alla voce un terzetto con Devin Townsend , Mike Patton e Trent Reznor.. sarebbe interessante……
Quando scrivi una canzone qual è il tuo primo obiettivo? La tecnica, la melodia, trovare un ritornello…? E per un assolo, il momento che tutti i chitarristi pretendono in ogni canzone, come ti muovi, lo studi molto o sei istintivo?
Dipende, ritengo comunque una canzone una forma d’arte e a mio parere non si può pianificarla in maniera scientifica… dipende a volte mi viene in mente un ritornello e ci lavoro sopra, oppure trovo un riff che piace e parto da li etc. Per quanto riguarda i soli tendo ad essere istintivo, ma capita anche di lavorare ad un solo pianificandolo per farlo interagire con tutta la canzone o studiarlo per utilizzare una certa tecnica, su certe canzoni non ce lo metto neanche un solo perché sento che è gia completa così..per cui il tutto è molto variabile..
Che consiglio daresti ad un musicista giovane che ha voglia di scoprire questo meraviglioso mondo che è la chitarra rock?
Di suonare per divertirsi e suonare la musica che si ama. Se poi gli obbiettivi si alzano e si vuole tramutarlo in un lavoro (appunto di lavoro ribadisco e non da artista o rock star dove uno può fare ciò che gli pare) allora bisogna un attimo completarsi dal punto di vista musicale a 360 gradi. Comunque la cosa fondamentale per il sottoscritto è trovare uno stile e una voce personale sullo strumento, chiaramente le influenze si sentiranno, ma almeno non si sentirà l’emulazione sfacciata di un determinato chitarrista. Comunque se uno vuole suonare come Steve Vai e ciò lo appaga e lo diverte, direi che ha tutto il diritto di continuare ad imitarlo...
Tra i tanti progetti a cui contribuisci, hai una tua band gli OSMOSI e so che sta per partire anche un nuovo progetto, in compagnia di Jonathan Gasparini dei Mamamicarburo. Ci parli di entrambe le cose e dei musicisti che ti accompagnano, per favore?
Gli Osmosi sono un progetto che mi vede coinvolto da anni, ne abbiamo passate tante, da contratti discografici per majors (mai avvenuti) a concerti in situazioni Kafkiane e assurde, siamo comunque rimasti insieme, chiaramente con alcuni cambiamenti di formazione. Lo zoccolo duro è comunque rimasto…. insieme hanno suonato e suonano con me da ormai 7 anni Mauro Malchini al basso e Erik Spedicato alla batteria, gli reputo ottimi strumentisti, musicisti e amici, quando suoniamo insieme , si crea una sinergia unica che non ho mai provato con alcun altro progetto e persona.. insieme a noi canta Carlo Cappiotti. Lo stile che proponiamo è Rock senza schemi o etichetta… suoniamo quello che ci viene naturale quindi da pezzi rock a pezzi funk, pop, tutto mischiato insieme. Chiaramente per avere un attimo di esposizione nella nostra scaletta inseriamo brani di artisti che ci hanno influenzato, dai Beatles ai Soundgarden, dai Van Halen ai Police. Il nuovo progetto a cui ti riferisci si chiama Superheroes e facciamo covers un po’ particolari ovvero pezzi di Racer X, Yngwie Malmsteen oltre al hard rock americano anni ’80 ovvero Motley Crue, Poison, Ozzy, Stryper, Ozzy, Van Halen etc etc. Sono in previsione anche brani originali tutti in stile rigorosamente heavy metal quindi acuti cantati, shred guitars doppia cassa e tutto il resto. Anche in questo progetto insieme a me e Jonathan fanno parte Mauro ed Erik (chi altri..) ed Enrico un cantante di Reggio Emilia che fa parte di una tribute band ai Dream Theather di cui non ricordo il nome… Oltre a questi progetti suono con cadenza settimanale alla Diapason Band la tribute band di Vasco di cui ti ho accennato prima.
Secondo te, perché il rock, nonostante si dica da sempre che sia morto, continua invece a muovere enormi masse di appassionati ed ogni generazione pretende i propri idoli da adorare?
Perché il Rock è una musica che ti entra dentro e non ti molla più, crea sensazioni che altri generi non danno, è molto vario per cui possiamo trovare milioni di sottogeneri e sottoetichette. Muove grandi masse perché il concerto Rock è un vero spettacolo, se sul palco ci sono 50 casse Marshall o scenografie spaziali il pubblico è comunque coinvolto nello show. Onestamente preferivo i concerti spettacolo che ho visto da teen ager come Kiss, David Lee Roth , Motley Crue, Aerosmith etc. che concerti di Pearl Jam e simili.. questione di gusti, mi piacevano e mi piacciono i palchi con scenografie colorate per cui…..
La figura della Rock Star è un po’ decaduta anche se a mio giudizio tornerà in auge!
Ti faccio una domanda secca: perché non ti sei mai trasferito definitivamente in America? Secondo me hai qualità e talento per reggere anche quel calderone enorme.
Il problema è il visto, volevo rimanere in America in maniera regolare per cui mi sono sempre attenuto al permesso datomi. Dovresti rimanere li un bel po’ di tempo per trovare una situazione musicale più o meno dignitosa… Nel frattempo come campi??? Ho suonato nei club di Los Angeles e la paga era di 30 dollari a cranio (paga standard nel 1998) per cui pagare affitto e vivere era veramente difficile, tieni presente che secondo la legge americana non avrei potuto guadagnare soldi, se sei la con permesso turistico non puoi lavorare, se lo fai è in nero (parlo anche delle situazioni musicali) e illegale. Ti capitano situazioni o provini ma ti possono capitare in un momento indeterminato nel tempo, per cui Los Angeles è il posto giusto , la clausola del momento giusto è più vaga e ricca di varianti… Ho comunque tenuto i contatti con la gente conosciuta nei miei periodi Californiani. Questi contatti si sono trasformati nei dischi in cui ho suonato. Per cui guarda come è assurda la cosa…. l’occasione per suonare con artisti americani l’ho avuta in Italia….
Volevo ringraziarti Gianni per la stima e l’amicizia che dura da anni, grazie.
ROCK and ROLL!