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Interviste
Pubblicato il 10/03/2005 alle 09:24:29
Mario Giammetti e Phil Collins: una intervista per il primo passo del Genesis Files.
di Giancarlo Passarella
Quest'oggi a finire sotto la nostra lente di ingrandimento e' Mario Giammetti, nato nel 1959 che si considera soprattutto un giornalista o fanzinaro?

Quest'oggi a finire sotto la nostra lente di ingrandimento e' Mario Giammetti, nato nel 1959 che si considera soprattutto un ...... Giornalista o fanzinaro? Chitarrista o bassista? Napoletano o beneventano?
Sicuramente giornalista. Non che non abbia simpatia per i fanzinari, sarebbe un paradosso visto che è un mondo che frequento con soddisfazione da tre lustri. Però ho pur sempre iniziato a scrivere sulle riviste nazionali ben tre anni prima di fondare una fanzine, e cioè nel lontano 1988. Per questo credo di avere un approccio molto professionale verso la scrittura ma di unirlo con la passione indomita del fanzinaro. Per quanto riguarda la mia attività di musicista, sono coscientissimo dei miei limiti, nonostante suoni da quando ero bambino. Ma l’ho sempre fatto ad orecchio e senza dedicarci il tempo necessario per crescere in maniera adeguata. Per cui, massimo rispetto per coloro che si spaccano le dita per crearsi uno stile proprio. In ordine comunque ai due strumenti che citi, sono nato come chitarrista, ma il mio pur limitato massimo l’ho dato come bassista in un progetto di breve durata chiamato Taxirum, con i quali penso di aver sviluppato uno stile che, pur con i limiti tecnici sopra evidenziati, aveva una sua personalità. Infine, la mia famiglia è napoletana. Vivo a Benevento perché mio padre era ferroviere e fu trasferito in questa cittadina dove decise di piantare le tende.

La tua fanzine Dusk ha 15 anni ed esce con una regolarita' certosina, quasi svizzera: vivi di rendita, godi di un lascito di uno zio morto in America oppure questa tua passione deve combattere ogni giorno con dei tuoi problemi lavorativi?
La nostra passione, come ben sai, comporta lotte cruente ogni giorno nei confronti di ogni aspetto della vita: lavoro, famiglia, relazioni sociali… questo perché pubblicare una fanzine, almeno a certi livelli, diventa praticamente un lavoro non retribuito. Per essere aggiornati bisogna lavorare sodo anche se oggi Internet dà una grossa mano, e conservare i contatti giusti richiede uno sforzo continuativo. In pratica, per potere pubblicare ogni tre o quattro mesi un nuovo numero, io lavoro a Dusk ogni giorno. Certo, alcuni giorni solo per raccogliere notizie o mandare mail. Altri per organizzare interviste, viaggi, scrivere accurate critiche ai dischi. Purtroppo in tutto ciò non abbiamo alcun aiuto. Anzi, le spese postali sono diventate esorbitanti, il costo per spedire una copia di Dusk è più che triplicato, per non parlare di quello dei pacchi, aumentato del 700% in questi anni… è un vero peccato, e non ti posso nascondere che, dato che non vivo di rendita e di zii in America non ne ho mai avuti, mi è capitato più di una volta di dover attingere al mio conto personale per tamponare i costi…

Questo tuo libro Phil Collins - The Singing Drummer e' il quarto che scrivi sul mondo Genesis: quali le differenze sostanziali con gli altri tomi?
Mi permetto di correggerti: è il quinto. Prima, infatti, ci sono stati “Genesis Story” (Gammalibri 1988), “Genesis Discografia 1968/93” (Kaos 1994), “Peter Gabriel: Il trasformista” (Arcana 1999) e “Genesis; il fiume del costante cambiamento” (Editori Riuniti 2004). Ogni libro è diverso dagli altri. Il primo era lo sforzo di un signor nessuno che, con tanta caparbietà, riuscì a farsi dare fiducia da uno degli editori leader del tempo. Il secondo era essenzialmente una raccolta di dati, al tempo clamorosa (pensa che dovetti acquistare personalmente 200 copie da rivendere al fan club tedesco sui Genesis…), oggi per forza di cose superata dal mezzo informatico. Il terzo libro, quello su Gabriel, nacque su espressa richiesta della Kaos. Solo che, dato che in quel periodo diventai papà, ci misi un po’ troppo per finirlo e quando richiamai la Kaos scoprii che non pubblicavano più libri musicali e dovetti mettermi alla ricerca di un altro editore. Penso comunque di aver compiuto un bel salto di qualità a partire dal libro dello scorso anno, la biografia sui Genesis pubblicata da Editori Riuniti. E’ stato lì che ho affrontato la materia con il rigore dello storico, compiendo un lavoro ancora più certosino del solito alla ricerca delle fonti. E i risultati, quando si lavora in questi termini, non mancano. Non a caso il libro si è aggiudicato il terzo posto al Premio “Il suono dell’inchiostro” indetto dalla rivista Freequency, il che è un piccolo miracolo trattandosi di un libro dedicato a una band così fuori moda come i Genesis. Il volume su Phil Collins è stato trattato con il medesimo rigore. Ormai ho avviato questa metodologia lavorativa e non riuscirei ad avere un approccio più soft. Non a caso l’idea originaria per Collins era scrivere una biografia agile sulle 170 pagine… Che invece sono diventate il doppio!

La tua impostazione e' piu' giornalistica o da collezionista, piu' da fan o da biografo professionista?
Senza dubbio giornalistica. Il biografo professionista è quello che si mette a lavorare anni su una biografia, intervistando i genitori, le ex fidanzate, i maestri elementari e i compagni di liceo del protagonista. Pura fantascienza in Italia, senza considerare che mi occupo sempre di artisti stranieri. Sono ovviamente anche un fan e un (non acceso) collezionista, ma questi ultimi aspetti passano decisamente in secondo piano quando mi metto a lavorare a un libro.

Dusk non solo esce regolarmente, ma e' costituita da decine di pagine, nonche' stampata in tipografia: quanto lavoro vi e' dietro?
Mi ricollego a poche righe più sopra. Dietro ogni numero di Dusk c’è un lavoro immane, che inizia addirittura nell’intervallo fra la chiusura in tipografia e la data di consegna del numero nelle mie mani. Non ti dico poi la “gioia” di trasportare questi pacchi pesantissimi dapprima a casa mia, poi imbustare i numeri singolarmente, incollare indirizzi e francobolli busta per busta, poi rimettere tutto in enormi scatoloni da portare alla posta…

Quante sono le persone che su Dusk collaborano, anche se in modo saltuario? Facci i nomi .....
Se per l’aspetto economico e pratico (anche manuale, come dicevo poc’anzi) Dusk è interamente un mio progetto, il risultato finale è invece frutto della grande collaborazione da parte di numerosi amici sparsi per l’Italia ed anche all’estero, che con impagabile entusiasmo mettono a disposizione le loro competenze e le loro conoscenze per rendere Dusk quello che è. I collaboratori di Dusk sono numerosi e tutti importantissimi, ma certamente ve ne sono alcuni che meritano una citazione particolare: comincerei con Stefano Tucciarelli che, a parte la sua grandissima competenza su Peter Gabriel, mi procura apparentemente senza alcuno sforzo i dischi più impensabili. Grazie a lui Dusk, a livello di completezza di informazioni in materia Genesis, può tranquillamente fare una sonora pernacchia a tutta la rete Internet, te lo assicuro. Mino Profumo (oltre a scrivere con grande competenza, insieme ad Alessandro Berni, la corposa appendice concerti del mio libro dello scorso anno) è il nostro guru collezionistico, essendo lui stesso, con ogni probabilità, il collezionista di materiale dei Genesis (fino al 1977) più fornito al mondo. Salvatore Intragna da un paio di anni si occupa in maniera impeccabile del sito di Dusk che, per quanto abbia solo la funzione di vetrina per la fanzine stampata, è aggiornato regolarmente e diventa indispensabile, ad esempio, in occasione di eventi come il recente tour dei Musical Box. Ma potremmo continuare per ore con Simone Mazzilli, Paolo Leone, Enrico Geretto (autore invece dell’appendice collaborazioni sul libro su Phil Collins), Stephen Tonna Lowell, Roger Salem, Alessandro Bosi, Ina Schneider… Una banda di persone splendide che mette al nostro servizio la propria competenza in materia.

Quali i tuoi rapporti con i singoli componenti dei Genesis? Ti sei presentato da loro con in una mano Dusk?
Mai. Non mi sono mai presentato da loro con una copia di Dusk in mano, così come non ho mai chiesto loro di fare una foto ricordo, e per questo in tutte le foto con qualcuno della band sono sempre di profilo, in genere mentre li sto intervistando. Ma ovviamente conoscono benissimo Dusk, perché lo mando ai rispettivi management, e i rapporti con i singoli componenti sono eccellenti, pur ovviamente con qualche differenza. E’ chiaro che le superstar come Gabriel e Collins sono meno avvicinabili. Phil, peraltro, è stato sempre squisito. E’ scontato che, più scende il livello di popolarità del personaggio, più questi è amichevole. Non è necessariamente una questione di opportunismo, è che le superstar effettivamente non hanno tempo a volte nemmeno per curare i rapporti personali.

Proprio per questi 15 anni d'esperienza con Dusk e gli altrettanti come giornalista, credo che tu abbia acquisito una tale esperienza che ti permette di valutare (in modo un po' distaccato) l'evolversi della discografia in Italia. Se dovessi descriverla ad un marziano, quali aggettivi e termini useresti?
L’Italia, discograficamente parlando, è stata sempre un mezzo disastro. Quando penso che abbiamo una popolazione complessiva grosso modo pari a quella di paesi come Inghilterra e Germania e poi confronto i nostri dati di vendita dei dischi con i loro mi viene da piangere. Non è una novità: si dice sempre che in Italia si legge poco ed è vero, ma a quanto pare si ascolta persino meno. Mi chiedo se veramente siamo un popolo così cerebroleso capace di emozionarsi solo di fronte alle veline e al resto della spazzatura che ci passa il tubo catodico… e temo anche di conoscere la risposta. Detto questo, è chiaro che, come è successo in tutto il mondo, una discografia già in profonda crisi è diventata agonizzante in seguito al diffondersi della musica via Internet. Oggi è diventato veramente difficile muoversi in questo ambito e temo che il futuro sarà ancora più cupo.

Questo per quanto riguarda la discografia.... e l'editoria specializzata in Italia?
Tocchi un altro tasto dolente. Anche in questo caso Internet ha una bella fetta di responsabilità. Perché comprare in edicola un giornale che riporti notizie che posso leggere gratis in rete ed anche molto più tempestivamente? Questo il ragionamento che fanno molti, che peraltro non condivido affatto. Personalmente uso moltissimo la rete per lavorarci, ma non piace leggere il giornale in rete. Voglio un giornale di carta, da conservare in libreria, da riprendere in mano quando ne ho bisogno. Ma, a quanto pare, rappresento una minoranza. Tanto che nelle ultime settimane hanno addirittura chiuso i due giornali musicali che vendevano di più, Musica! (perché allegato al quotidiano Repubblica) e Tutto (perché alle spalle aveva un colosso editoriale al cui vertice c’è un personaggio pubblico di cui al momento mi sfugge il nome…). Come non bastasse, Il Mucchio è tornato mensile dopo alcuni anni e tutto il settore è decisamente in crisi. Mi permetto di aggiungere che secondo me a questo sfacelo in piccola parte hanno contribuito anche le case discografiche, continuando a passare le esclusive migliori ai quotidiani o addirittura a periodici non musicali, basandosi solo sulla quantità di copie vendute. Una discriminazione tanto indecorosa quanto stupida, perché se gli U2 rilasciano una sola intervista in Italia è a dir poco imbecille sprecarla su un pur vendutissimo quotidiano, dove è risaputo che il 99% degli acquirenti salta abitualmente la pagina spettacoli senza degnarla di uno sguardo… anche perché, e sfido chiunque a dire il contrario, la rivista specializzata ha, comunque, un background di competenze che il quotidiano non ha e non può avere.

Povero marziano: si sta facendo una opinione cruda del nostro mondo. C'e' qualcosa che invece vorresti salvare?
Ma guarda che io non sono disfattista! C’è tanto da salvare. Come dicevo anzitutto la stampa specializzata, che pur con qualche difetto ha sempre assolto al suo compito di informare. Molti discografici con tanta voglia di fare e tanta collaboratività. Alcuni promoter spinti dal sacro fuoco della passione prima ancora che dall’urgenza di portare la pagnotta a casa. E’ che, come in ogni ambiente, ci sono persone in gamba e frotte di idioti e di imbroglioni. E quando le difficoltà aumentano si finisce nel pallone.

Quali tipi di colleghi giornalisti hai incontrato soprattutto? Amici o furbi?
Essendo da sempre un collaboratore esterno, dato che come sai vivo a Benevento, ho sempre bazzicato pochissimo le redazioni. Sono stato in quella di Ciao 2001 al tempo qualche volta in più, ma ho visitato le redazioni di Rockstar e Jam appena un paio di volte ciascuna. Questo vuol dire che quasi mai ho avuto modo di costruire rapporti che andassero al di là del contatto professionale, a eccezione di Flaminia Pizzi e Francesco Gazzara di Rockstar. Ma anche il semplice contatto professionale è importante se gestito con serietà, e di solito devo dire che, almeno con i suddetti giornali e specialmente con i due con cui collaboro tuttora, i rapporti sono stati sempre ottimi. Che poi ci siano i furbi, come in tutte le categorie, non ne dubito.

Quale aggettivo ti piacerebbe venisse usato per descrivere al meglio questo tuo ultimo libro? Perche' proprio quello?
Rigoroso. Perché è scritto con passione, ma con rigore critico e storico. È ormai questa la strada che ho deciso di abbracciare.

Sino ad oggi non avevo mai sentito parlare delle Edizioni Segno: come li hai conosciuto e come state collaborando?
Qualche anno fa ricevetti una lettera da parte delle Edizioni Segno, che neanche io conoscevo. Era una classica richiesta di informazioni su come abbonarsi a Dusk, quelle che oggi mi arrivano ormai esclusivamente via mail. In questa lettera il proprietario delle Edizioni, Piero Mantero, qualificandosi ovviamente come fan dei Genesis, mi diceva che stava pubblicando la versione italiana del libro di Alan Hewitt “Opening The Musical Box”. E io associai quel nome, Piero Mantero, a quello dell’autore di un raro libro sui Genesis pubblicato nel 1984… Dopo aver preso i primi contatti, Piero mi disse che aveva un’idea, che era quella di dedicare un libro a ciascun membro dei Genesis e aggiunse che pensava, bontà sua, io fossi l’unico capace di affrontare un’opera del genere. In quella fase stavo però scrivendo il libro sui Genesis poi pubblicato da Editori Riuniti. Quando mi sono liberato da quell’impegno, ho richiamato Piero e siamo partiti subito! E’ decisamente presto per fare un bilancio sul libro che è appena uscito; devo dire però che presso questo editore, che normalmente non si occupa di musica, ho trovato un ottimo staff e massima collaborazione. Ci sono persone che si sono prese la briga di tradurre i file in inglese affinché li mandassimo direttamente a Collins, lo studio grafico mi ha contattato per concordare la copertina ed altre impostazioni. E, soprattutto, non mi sono stati posti limiti promozionali, come purtroppo si usa altrove. Se l’editore gioca al risparmio persino sulle copie da mandare ai giornalisti o ai collaboratori, siamo davvero alla frutta…

In alto a sinistra, la copertina del tuo ultimo libro reca la fascetta con scritto Genesis Files? Cosa vuol significare?
Che, se va tutto bene, al libro su Collins seguiranno quelli su tutti gli altri membri dei Genesis, fino a diventare una sorta di enciclopedia che celebri come si deve un manipolo di musicisti senza eguali.

E' vero che hai completato un master con i tuoi Algebra, dove addirittura suonano (come ospiti) Aldo Tagliapietra de Le Orme, Graziano Romani, Goran Guzminac e Lino Vairetti degli Osanna? Come e' nato questo progetto?
Circa una ventina di anni fa, durante una pausa degli Algebra, cominciai a pensare di dedicare un concept album al romanzo di Richard Bach “Il gabbiano Jonathan Livingston” e registrai un demo di quella che nelle mie intenzioni doveva essere la prima facciata dell’LP. Poi altri eventi sia personali che musicali mi hanno distolto da questo intento, finché, dopo la ricostituzione degli Algebra, ci siamo messi insieme a comporre la seconda parte del progetto e ad arrangiare il tutto, ovviamente modificando ed aggiungendo diversi frammenti. Nel 2000 abbiamo iniziato a registrare e, man mano che procedevamo, ci rendevamo conto che sarebbe stato bello invitare alcuni cantanti che ci piacciono particolarmente. Il primo è stato il rocker Graziano Romani, che è un mio grande amico da dieci anni ormai. Poi sono arrivate le voci storiche di due delle band più importanti del rock progressivo italiano, Tagliapietra e Vairetti, e infine il cantautore Goran Kuzminac. Come vedi, due esponenti storici del prog e due che, invece, col prog non c’entrano niente, proprio a sottolineare un percorso di crescita pur partendo dalla grande madre progressiva. I quattro artisti sono stati di una gentilezza e disponibilità unica, oltre che di professionalità impagabile, e danno al nostro disco un gusto veramente particolare.

Prendiamo una macchina del tempo e trasferiamo nei primi anni'70: c'e' una tournee' dei Genesis e tu riesci a collaborare con loro come ......
… addetto stampa.

Se invece la stessa macchina del tempo la usiamo rivolta al futuro, fra 10 o 20 anni, Mario Giammetti fara' che cosa?
Non ne ho idea. Una cosa è certa: da qualche parte, starò ancora parlando e progettando di musica.

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