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Interviste
Pubblicato il 10/04/2005 alle 22:10:53
Diego Baiardi, pianista d’autore
di Antonio Ranalli
Incontro con Diego Baiardi, pianista e turnista tra i più apprezzati in Italia. Tra un concerto e l’altro con Pacifico, Carlo Fava e Giangilberto Monti, l’artista milanese ha riposto alle nostre domande.

Con una formazione affina al jazz, Diego Baiardi si è affermato sulla scena musicale italiano con il pianista della musica d’autore italiana. Nato a Vercelli il 10 maggio 1964, ha cominciato a studiare pianoforte all'età di 7 anni. Ha studiato al conservatorio di Alessandria e con l'arrangiatore e pianista RAI Ettore Righello. Si dedica soprattutto al jazz e alla musica d'autore, ma si è misurato anche con funky, fusion e musica latino-americana. Da una ventina d’anni accompagna le firme più esclusive della nostra canzone, da Roberto Vecchioni fino ai più giovani Pacifico e Carlo Fava. Nel suo peregrinare tra jazz e canzone d’autore, si occupa anche di progetti che sconfinano nel teatro (come dimostra il suo recente spettacolo con Giangilberto Monti) e in forme di concerto aperte, come quelle in programma tutti i venerdì alla Salumeria della Musica di Milano con Carlo Fava e tanti ospiti a sorpresa. Ecco cosa ci ha raccontato.

Diego, vuoi raccontare ai nostri lettori i tuoi esordi musicali?

Ho esordito circa vent anni fa nei locali dell area milanese con alcune formazioni di jazz, provenendo io da quel tipo di scuola (ho studiato con Ettore Righello a cui devo ..tutto). Ricordo ancora l’emozione che mi tagliava le gambe quando suonai nello storico “Capolinea!” (che ha dato il titolo anche ad un noto album del vito del Banco del Mutuo Soccorso n.d.a.!). Proseguii a suonare jazz e funky per un po’ di tempo fino a quando mi si presentò la possibilita di un’audizione per il tour di Roberto Vecchioni… andò bene e li cominciò la mia esperienza con la musica d autore. Fare quel tour a 25 anni è stata una bellissima esperienza.

Come sono nate le tue esperienze oltre confine, ovvero con gli artisti stranieri con cui hai collaborato? C'è stato un seguito?

Con Lee Konitz, fu un mio amico e grande contrabbassista Marco Ricci a chiamari. Arrivammo a Rovereto alle 20, non facemmo prove e salimmo sul palco in trio senza batteria. Custodisco ancora gelosamente la dedica che Konitz mi scrisse: “mi sono divertito Diego. Grazie per la tua musica!”. Con Charles Ross fu un progetto di un anno. Lui aveva un anno di contratto alla Scala e volle allestire un quintetto con cui eseguire e incidere le sue composizioni al vibrafono. Abbiamo fatto molti concerti, poi lui tornò negli U.S.A.con il master registrato qui. Grande persona, e grande musicista. Con Leonard è stata un esperienza più commerciale. Lui aveva bisogno di un pianista per fare alcuni eventi in Italia e mi hanno chiamato. E’ stato comunque bellissimo avere a che fare con un esponente storico della Motown: poi lui tornò in Spagna. L’ho rivisto un paio di ani fa, sempre in gran forma!

Quali sono gli imput creativi, le ragioni progettuali del tuo legame artistico con Pacifico?

Gino è stato un incontro magico sotto tutti i punti di vista. E’ difficile dire con poche parole tutto ciò che mi lega a lui. Quando lo conobbi sentii “Le mie parole” e come presentazione non fu male! Mi ha aperto una strada verso un modo di suonare e di pensare la canzone: ho imparato la sintesi, ossia pensare che un arrangiamento è perfetto quando non puoi più togliere nulla piuttosto che non poter aggiungere. Mi sforzo ora di ascoltare le parole sotto cui devo mettere degli accordi. Prima non lo facevo. All’inizio mi sentivo un pò frustrato quando Gino mi diceva: “Guarda che stai suonando troppo!”. Poi ho iniziato a capire e a pensare che era bello creare questa situazione così minimalista negli arrangiamenti live. E poi…. beh… è un amico, una persona preziosa.

Musica etno e altre felici coincidenze si rintracciano nei tuoi lavori con artisti come Giangilberto Monti. È una precisa scelta di campo o la voglia di non essere legato solo ed esclusivamente al mondo della musica d'autore tout court?

Giangilberto è il primo che mi ha lanciato in teatro, chiedendomi di non essere solo musicista, mi ha fatto abbattere quelle barriere per cui si pensa... eh no, io sono un musicista, certe cose non le faccio… nel nuovo spettacolo interagisco con lui anche come... mah… attore?!?! E mi diverto molto. Amo ora a differenza di anni fa in cui ero molto ortodosso, esplorare la musica, anche quella dove so che ho poca padronanza di linguaggio. C’è comunque ora la voglia, l’esigenza di non rimanere ancorati a un solo porto, ma di navigare tornando periodicamente in tutti i posti belli che incontro.

E che ruolo ha svolto e/o continua a svolgere il teatro, la danza e la poesia nella tua attività musicale?

Il teatro lo sto incontrando spesso ora con Gingilberto e con Mario Morini che mi ha coinvolto nella "Penelope" di Joyce. E collaboreremo anche in altri progetti. Pensare di cimentarmi in progetti nuovi mi fa vivere meglio. Con la poesia ricordo la prima formazione con Carlo Fava: si chimava Quintet In Poetry. Mischivamo canzoni, poesie, ironia. Ogni mese al Tangram si sperimentava. Carlo era strepitoso gia allora. Anche ora nell esperienza alla Salumeria della Musica a Milano, sempre con Carlo, lui legge monologhi e poesie. E io qui mi occupo delle tastiere, essendo lui un bravissimo pianista. Bella esperienza anche questa.

Raccontaci dei tuoi prossimi impegni sia discografici che concertistici.

Discograficamente credo lavorerò con Gino (Pacifico n.d.a.) sul prossimo disco.Inoltre mi sto avvicinando al mondo produttivo. Vorrei produrre un artista, un giovane; anche qui mettermi a nudo e cimentarmi su una cosa che finora non ho mai fatto. Sto iniziando proprio ora a provinare un giovane talento. Per il resto molte cose avvengono senza preavviso, vedremo! Sul live al momento ho come impegni fissi Carlo Fava e Giangilberto Monti. Con Carlo proseguiremo fino a maggio alla Salumeria con ospiti importanti: da Samuele Bersani a Gianni Nannini e altri. Con Giangilberto saremo a Roma al The Place il 17 aprile e alla Feltrinelli il 18. Poi il teatro Verdi a Milano dal 17 al 22 maggio. Collaboro anche con Adi Souza, una bravissima cantante brasiliana con cui ho inciso il cd “Danca da vida”. Ogni tanto torno al mio primo amore suonando jazz. E poi tanta carne al fuoco. Vedremo, in questo lavoro il bello sta anche negli imprevisti!

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