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Recensioni
Pubblicato il 15/06/2005 alle 11:56:48
Van Der Graaf Generator: Roma, Foro Italico (13/06/2005)
di Paolo Ansali
Il ritorno dei Van Der Graaf Generator a Roma ha regalato un concerto a dir poco emozionante e memorabile.

Erano in duemila al Foro Italico di Roma per salutare il grande ritorno dei Van der Graaf Generator nella Capitale, un pubblico caloroso di semplici appassionati e di esperti per un evento atteso molto a lungo. Probabilmente l'infarto che ha colpito Hammill ha accellerato
i tempi della reunion con la pubblicazione del doppio "Present" e il primo tour dopo 27 anni. I VDGG di oggi non hanno perso l'antico smalto e il loro sound, fatto di continue evoluzioni vocali e strumentali, è forse l'unico e il migliore esempio di dark-progressive degli anni 70. Eccoli di nuovo, il drummer Guy Evans grintoso anche sui tempi più complessi, l'organo da brivido di Hugh Banton, il grande David Jackson fantasista dei fiati e Peter "the voice" Hammill, che, per la prima volta in Italia, ha beneficiato della traduzione integrale dei suoi magnifici testi raccolti in un libro pubblicato dal "Centro studi per le opere di PH e VDGG". La scaletta è solo in parte simile a quella della performance milanese, lasciando per "Present" un paio di estratti tra cui "Every bloody emperor". Largo spazio ai classici dei 70's con "Darkness", che apre il concerto, poi "The undercover man", "Scorched earth", "Still life", accolti con lunghi applausi, un entusiasmo che trascina il gruppo in una esibizone memorabile. Da quel masterpiece chiamato "Pawn hearts", nel 1972 era ai primi posti delle nostre classifiche insieme ai vari LP di Genesis e Jethro Tull, non potevano mancare le convulsioni di "Lemmings" e l'eterna lotta tra bene e male che anima "Man-Erg", l'assassino e l'angelo che vivono dentro ognuno di noi, tra le pieghe della mente e del cuore, uno dei temi centrali della poetica di Peter Hammill. Quando si siede al piano per una "Refugees" da colpo al cuore il tempo è volato e siamo già al bis che si conclude con la mitica sigla "Theme One" di George Martin, dove il vocalist lascia spazio ai suoi compagni. I quattro, dopo due ore di grande musica, ringraziano i fans che ormai hanno lasciato i loro posti per correre sotto il palco. Un successo per il Progressivamente Rock Festival di Guido Bellachioma e una serata che di certo ricorderemo a lungo.

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