Lanciati dal programma di Fiorello “Viva Radio2”, che ha trasmesso a ripetizione il brano “Fammi un sorriso”, gli emiliani F4 sono pronti per l’album di esordio. Ecco cosa ci hanno raccontato.
Lanciati dal programma di Fiorello “Viva Radio2”, che ha trasmesso a ripetizione il brano “Fammi un sorriso”, gli emiliani F4 sono pronti per l’album di esordio. Venerdì 16 giugno esce in tutti i negozi “La prima volta”, album di esordio di questa band dal gusto un po’ vintage, e che si rifà agli anni ’60 e ai primi Beatles, Bee Gees e Rolling Stones (anche nel booklet interno il gruppo gioca ai Beatles citando la celebre copertina di “Let It Be”). Un gruppo costituito in famiglia, visto che i componenti sono fratelli e cugini, tutti di età compresa tra i 28 e i 30 anni. Ne viene fuori un pop rock gradevole, di forte impatto caratterizzato da canzoni corali, a piu’ voci e che, dopo l’ottimo riscontro ottenuto nella classifica del Music Control, non mancherà di suscitare l’attenzione in questa stagione estiva. Il disco esce per la Pecunia Entertainment (distribuzione Edel), la nuova etichetta dell’ex Bmg, Adrian Berwick. Inoltre, il brano “La prima volta” e’ stato inserito nella colonna sonora di “Mondiali Fifa 2006”, il videogioco ufficiale dei Mondiali di Calcio e distribuito in tutto il mondo. Abbiamo incontrato Filippo Fajeti (voce), Fabrizio Fajeti (chitarre), Alessadro Fajeti (basso) e Gabriele Fajeti (batteria), a Roma, in un caldo pomeriggio di giugno.
Antonio Ranalli: Ciao ragazzi, complimenti per il disco, che ho trovato molto fresco ed interessante. “Fammi un sorriso” e’ stato il vostro biglietto da visita. Fiorello e Marco Baldini l’hanno passata spesso a “Viva Radio2” e apparite anche sulla compilation del programma, attualmente ai primi posti della classifica. Com’e’ nata questa canzone?
Fabrizio Fajeti: Il brano appare con un melodia piuttosto insolita, che si rifà appunto gli anni ’60 e alle sonorità di quel periodo, con particolare riferimento a gruppi come i Beach Boys e i primi Bee Gees. Un brano un po’ vintage che, oltre all’aspetto corale, si distacca da panorama di adesso. Il testo, invece, e’ stato scritto da Filippo e parla di una storia sul viale del tramonto.
Antonio Ranalli: In questo disco ci sono anche alcuni brani che virano verso il punk rock alla Ramones, al gruppo che si e’ rifatto molto agli anni ’60 e al pop di quel periodo....
Fabrizio Fajeti: Si, i Ramones sono uno dei nostri punti di riferimento. Ma per la parte rock del disco citerei anche i Rolling Stones: in fondo sono tutti figli della band di Mick Jagger.
Antonio Ranalli: A livello compositivo com’e’ nato l’album? Che lavoro avete svolto su testi e musiche?
Filippo Fajeti: La composizione e’ stata diversa brano per brano: in alcuni casi siamo partiti dal testo, in altri dalla musica. In genere quando partiamo da un’idea di testo partiamo anche da una riflessione precisa.
Antonio Ranalli: Ad esempio “La prima volta”, il brano che da il titolo all’album, com’e’ nata?
Fabrizio Fajeti: E’ nata da una mia frase, anche in questo caso nasconde il significato della fine di una storia. Il rock anni ’60 si fa molto sentire in questo pezzo, che tra l’altro e’ stato inserito nella colonna sonora del videogioco “Mondiali Fifa 2006”. Vogliamo ringraziare la Electronic Arts per aver appoggiato il nostro progetto ed inserito il brano in un videogioco che viene venduto in oltre 70 paesi del mondo. Praticamente chi gioca a questo videogame puo’ selezione “La prima volta” come colonna sonora, insieme a canzoni di formazioni di altri paesi. Noi siamo l’unica band italiana presente. La cosa interessante e’ che questa e’ la prima volta che la Electronic Arts si interessa alla produzione di un gruppo musicale.
Antonio Ranalli: Inoltre il vostro album e’ il primo titolo ad uscire per la nuova etichetta Pecunia Entertainment, fondata dall’ex Bmg, Adrian Berwick. Come vi siete trovati a lavorare con un grande personaggio della discografia come Berwick?
Filippo Fajeti: E’ stata una grande esperienza. Il nostro progetto, che nasce in famiglia visto che siamo tutti cugini e fratelli, ha avuto una grande spinta grazie a lui. Suonavamo spesso nei locali di Reggio Emilia e dintorni. Poi una sera al termine di un nostro concerto in un ristorante c’era Brando, cantautore e produttore catanese (ricordate l’album “Santi e peccatori”? nda). Siamo entrati in contatto con lui e gli abbiamo spedito il CD. Cosi’ e’ entrato a far parte del progetto, e grazie alle sue conoscenze nella discografia siamo arrivati da Adrian Berwick, che stava cercando proprio qualcosa di nuovo per la sua etichetta. Ha ascoltato il materiale e nel giro di un giorno abbiamo iniziato a collaborare con lui.
Antonio Ranalli: Poi c’e’ stato il successo di “Fammi un sorriso” a “Viva Radio2”. Come avete accolto questo interesse nei vostri confronti da parte di Fiorello e Marco Baldini?
Filippo Fajeti: E’ stata una grande soddisfazione per noi e sopratutto una grossa opportunità. Fiorello ha ricevuto il CD come tutti, e tra le tante cose che riceve lo ha ascoltato e programmato.
Fabrizio Fajeti: Poi siamo stati inseriti anche nella compilation di “Viva Radio2, dove ci sono solo tre artisti insieme alle gag di Fiorello e Marco Baldini. E noi siamo l’unico gruppo pop presente nella compilation.
Antonio Ranalli: Voi arrivate da Reggio Emilia, e ancora una volta la vostra zona conferma di essere oggi la capitale del rock italiano. Penso sia ad artisti ormai sulla breccia, come Nomadi e Ligabue, ma anche piu’ recentemente sono venuti fuori i Rio, Il Nucleo ed altri. Voi siete stati in contatto con questa scena?
Fabrizio Fajeti: In realtà non abbiamo mai avuto occasione di conoscere personalmente gli artisti della nostra zona. Ad eccezione di alcuni musicisti che spesso sono in giro con loro. Noi siamo contento di appartenere in qualche modo a questa scena. In qualche modo Reggio Emilia offre piu’ opportunità ad un gruppo emergente, perché da noi ci sono tantissimi locali per suonare. E poi di fronte ad una scena di questo tipo e’ facile trarre ispirazione per nuovi progetti musicali.
Antonio Ranalli: Tornando all’album, un altro brano che mi ha molto colpito e’ “Donna Samurai”. A dire il vero un pezzo piuttosto insolito. Me lo spiegate?
Filippo Fajeti: Si, tra l’altro e’ il primo brano composto per questo disco. Anche in questo caso e’ ispirato alla storia vera di una notte capitata ad uno di noi. Poi la “Donna samurai” della canzone e’ in qualche modo ispirata a Yoko Ono. E poi, non so in quanti se ne accorgeranno, c’e’ una citazione del brano “Everybody's Got Something To Hide Except Me And My Monkey” di Beatles, tratto dal “White Album”. Inoltre, il pezzo e’ influenzato anche da Beck: eravamo rimasti molto colpiti dal suo modo di fondere sonorità live ed elettroniche.
Antonio Ranalli: “Sul fondo del mare”, invece, mi sembra piuttosto onirica. Siete d’accordo?
Filippo Fajeti: Si, ed infatti nel testo ho voluto raccontare proprio di un sogno che ho fatto: mi ritrovavo improvvisamente sul fondo del mare, circondato da un senso di pace che non si riesce a trovare altrove.
Antonio Ranalli: Ci sarà un tour in estate?
Fabrizio Fajeti: Questa estate saremo impegnati principalmente nella promozione dell’album. Anche se stiamo fissando anche alcuni concerti, in attesa dell’autunno quando ci sarà un tour piu’ lungo.