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Pubblicato il 26/09/2006 alle 16:48:40
Marisa Monte arriva in Italia per 3 concerti a Milano, Firenze e Roma
di Alessandro Sgritta
La diva del pop brasiliano Marisa Monte, conosciuta in tutto il mondo per il progetto Tribalistas, arriva in Italia per 3 concerti: il 27 settembre a Milano, il 30 a Firenze e il 1°ottobre a Roma per l'apertura di "Santa Cecilia It's Wonderful".

Si apre con la data di Milano di domani mercoledì 27 settembre al Teatro Smeraldo, il primo dei tre attesissimi concerti italiani di Marisa Monte (nella foto), la diva assoluta del pop brasiliano d’autore, attiva dal 1990 con una serie di album di grande successo che ha raggiunto la consacrazione assoluta in tutto il mondo, Italia compresa, con il gruppo Os Tribalistas (Marisa Monte, Carlinhos Brown e Arnaldo Antunes).

Dopo Milano sarà la volta di Firenze il 30 settembre al Teatro Verdi e di Roma il 1°ottobre all'Auditorium Parco della Musica in apertura della rassegna “Santa Cecilia It’s Wonderful”.

Dal vivo proporrà brani tratti dai suoi ultimi lavori “Infinito particular” e “Universo ao meo redor” recentemente pubblicati, i cui titoli hanno dato il nome all'"Universo Particular Tour" 2006-2007.


Marisa Monte è uno dei più talentuosi epigoni dello spirito tropicalista che ha avuto come referenti alcune intoccabili icone della musica brasiliana come Caetano Veloso, Gilberto Gil e Maria Bethania. Bella e spregiudicata ha iniziato la sua carriera cantando prima musiche di altri. Fondamentale l’incontro con Arto Lindsay che ne ha prodotto il fulminante esordio e favorito il contatto con l'avanguardista Carlinhos Brown ritrovato insieme ad Arnaldo Antunes in Tribalistas (Emi). Attiva dal 1989, ha raggiunto un grande successo, in patria e all'estero, con il disco Barulhinho Bom del 1996, seguente al bellissimo album Cor de Rosa e Carvão (Rose & Charcoal per il mercato internazionale) di due anni prima. Il suo stile raffinato, che introduce elementi pop e jazz sulla tradizione brasiliana, ha avuto poi una consacrazione di prima fila con il gruppo Os Tribalistas (con Carlinhos Brown e Arnaldo Antunes), il cui album omonimo, ed in particolare il brano Ja sei namorar, ha avuto un enorme successo anche in Italia, contribuendo a far tornare di moda la musica brasiliana.
Nel 1989, ai tempi della sua prima uscita in veste di solista, la bellissima Marisa Monte da Rio de Janeiro era stata classificata come "la Mina brasiliana". Un po' perché le piaceva riprendere qualche canzone della sua omologa italiana, un po' per la grinta davvero inconsueta che permeava il suo canto, e molto per la splendida naturalezza con cui miscelava rock e pop con le intense tradizioni di molte regioni del suo immenso paese, al fine di ottenere un mélange davvero irripetibile di suoni, profumi, colori ed emozioni. Adesso Marisa si è fatta - come è logico - più ponderata e saggia. E dunque non forza più la sua ugola da usignolo a ricercare gli "effetti speciali" atti a "épater le bourgeois", esattamente come faceva Mina con "Brava brava". Al contrario, va a ispezionare la profondità e l'intensità di ogni singola nota e di ogni spicciola parola, in un lavoro di introspezione che lascia veramente sbalorditi. Mirabilmente aiutata, in questo, da quel fantastico "esploratore dei suoni" che è Arto Lindsay, co-produttore insieme a Marisa, e dai suoi meravigliosi compagni d'avventura: che rispondono ai nomi - tanto per citare solo i più altisonanti - di Carlinhos Brown e Jaques Morelembaum, Marc Ribot e Joey Baron.
Marisa Monte ha pubblicato nel maggio di quest'anno due nuovi dischi per Emi: "Infinito Particular", una raccolta di tredici brani lenti e leggeri a cui hanno collaborato anche gli altri due Tribalistas Arnaldo Antunes e Carlinhos Brown, e “Universo Au Meu Redor”, quindici canzoni intrise di atmosfere samba. In questo attesissimo concerto romano, per Santa Cecilia It’s Wonderful, Marisa Monte ci farà ascoltare proprio queste nuove canzoni con una formazione particolarissima che affianca a chitarre, tastiere, basso e percussioni, strumenti usualmente utilizzati in formazioni di musica classica come violino, violoncello, fagotto e tromba.

Formazione:
Marisa Monte - voce,chitarre, ukelele
Pedro (Baby) Gomes - chitarre
Mauro Diniz - cavaquinho, chitarra
Carlos Trilha - tastiere
Felipe Souza - violino
Marcos Ribeiro - violoncello
Juliano Barbosa - fagotto
Maico Lopes - tromba
Dadi Carvalho - basso
Marcelo Costa - batteria, percussioni


Discografia:
Marisa Monte (1989)
Mais (1991)
Verde, Anil, Amarelo, Cor-de-Rosa e Carvão (1994)
Barulinho Bom (1996)
Memórias, Crónicas, e Declaracões de Amor (2000)
Tribalistas (2003)
Universo ao meu redor (2006)
Infinito particular (2006)


Scheda dei due dischi:

Infinito particular / Universo ao meu redor (Phonomotor)

Due lavori eleganti e costruiti in parallelo, due piccoli gioielli in cui l’arte prevale sull’intrattenimento costituiscono la più recente proposta della regina del pop brasiliano d’autore. In essi, la Monte si dimostra libera dalla schiavitù della hit a tutti i costi, spostando l’attenzione dal singolo al tutto, così evitando che la “Já sei namorar” di turno offuschi il resto dell’opera. Pochi artisti, oggigiorno, posseggono un’autorevolezza tale da poterselo permettere. Lei si è conquistata il diritto grazie a un talento da subito evidente e mai come ora consacrato. Ineccepibile il risultato del doppio percorso musicale: una scelta consapevole, frutto dell’equilibrio che a Marisa deriva dal trovarsi in un momento particolare della sua vita professionale. Senza dare mai la sensazione di decollare, pare rimanere sempre a qualche metro dal suolo, in volo planare. Nel primo disco, dai suoni in bianco e nero, la cantante riprende i momenti più intimi e autunnali dell’esperienza tribalista, caricandoli di pacati lirismi e inframmezzandoli di pause di riflessione in cui è possibile udire il rumore del silenzio. Seu Jorge affianca il trio Monte-Antunes-Brown nella composizione della dolce ninna nanna “O rio” e della deliziosa “Levante”, sottolineata dalla tromba di Jessé Sadoc, già complice delle scorribande jazzistiche di Ed Motta. Identici accordi di fiati fanno da sfondo a “Aquela”, scritta con Leonardo Reis, ballata dal sapore agreste con Marisa all’ukulele. Eteree e rarefatte sono “Infinito particular” e “A primeira pedra”, che della title-tack suona come la reprise, solo mezzo tono più sotto. Estatica è “Pelo tempo que durar”, frutto di una collaborazione con Adriana Calcanhotto, che pare descrivere l’atmosfera di un giardino orientale. “Pernambucobucolismo” (Monte/Campello) sembra tratta dalla colonna sonora di un noir, percorsa com’è da una sottile linea di disperazione. Il secondo album, a colori, è meno concettualmente
articolato e più sanguigno. Marisa qui esibisce con orgoglio il cordone ombelicale che ancora la lega alla madre Portela e bagna la sua anima nel samba per realizzare un disco di non-samba. Appropriandosi dell’essenza del ritmo, lo sfiora sottovoce senza snaturarlo. “Satisfeito ” è la festa di primavera dei Tribalistas, ancor più di “Universo ao meu redor”, mentre “O bonde do dom” è il loro mercoledì delle ceneri. “Meu canário”, piccolo capolavoro di Jayme Silva, è di meravigliosa semplicità. Il finale del disco riserva tre perle. Oltre alla consapevole e lucida tristezza di “Para mais ninguém” di Paulinho da Viola e all’emotiva “Vai saber?”, ancora di un’ispirata Calcanhotto, ecco “Pétalas esquecidas” in cui, servendosi del classico di Dona Yvonne Lara, la Monte chiarisce al mondo che il valzer è nato a Rio. Due dischi preziosi, di acquisto obbligato e congiunto, due gemme sonore da accarezzare, apprezzare e conservare.

Introduzione della stessa Marisa Monte agli ultimi due cd:

Fin da quando ho cominciato a registrare questi due cd (Universo ao meu redor e Infinito Particular) sapevo che dal vivo le canzoni avrebbero dovuto convivere con quelle che avevo registrato in altri dischi precedenti e che le atmosfere create dalla strumentazione avrebbero arricchito tutte le canzoni in egual misura.
Il concetto alla base degli arrangiamenti scritti per Infinito Particular, di usare la stessa orchestrazione per tutti i brani, è stato una conseguenza non tanto della ricerca di un’unità sonora per il disco, ma piuttosto del pensare ad un futuro dal vivo per i brani stessi.
Quando ho cominciatoa considerare gli strumenti possibili ho utilizzato alcuni che avevo già usato in Universo ao Meu Redor (fagotto, violoncello, violino) e, dietro suggerimento di Philip Glass, ho aggiunto una tromba/flicorno per arrivare al quartetto finale di Infinito Paricular.
Adesso, dal vivo, questi 4 strumenti sono complementari al suono delle chitarre, dei cavaquinhos, degli ukelele e dal basso, tutti già presenti in fase di scrittura dei brani, insieme alle tastiere, ai sintetizzatori, alla batteria e alle percussioni, nel creare la struttura sonora dello show.
Ma il palcoscenico fornisce anche altre risorse. Effetti visuali, luci, giochi di ombre che intensificano la comunicazione con il pubblico e vanno oltra la musica stessa per potenziare il suo linguaggio. E adesso la strada si distende verso l’orizzonte. Reincontri, stanze di hotel, passaporti, nuovi incontri. Sembre con i pori aperti per offrire e ricevere, mi abbandono al mio destino, circondata da buoni compagni, in viaggio, lontano fino a dove mi porterà la mia voce.
Grazie a tutti,

Marisa Monte


27 settembre, MILANO (Teatro Smeraldo)
30 settembre, FIRENZE (Teatro Verdi)
1° ottobre, ROMA (Auditorium Parco della Musica)


Biglietti dai 15 ai 45 euro inclusa prevendita.


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