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Recensioni
Pubblicato il 02/04/2007 alle 15:13:27
Giuliano Dottori - Lucida (Ilrenonsidiverte / Audioglobe)
di Ambrosia J.S. Imbornone
La malinconia inquieta e carezzevole del cantautorato folk-rock di Giuliano Dottori illumina la polvere e le ferite lucide dei ricordi. Nell’attesa di una speranza di leggerezza declinata al futuro.

La malinconia inquieta e carezzevole del cantautorato folk-rock di Giuliano Dottori illumina la polvere e le ferite lucide dei ricordi. Nell’attesa di una speranza di leggerezza declinata al futuro.

L’etichetta Ilrenonsidiverte ha fiuto per l’originalità. Nella loro scuderia, che contava già Dilaila e Anonimo FTP, si è aggiunto di recente Giuliano Dottori, il cui album d’esordio come solista, “Lucida” è uscito lo scorso febbraio. Anche il cantautorato dell’artista milanese infatti si presenta composito e innovativo, come la musica degli altri artisti in contratto con Ilre. A volte il destino si manifesta fin dalla nascita: seppur italiano e lombardo doc, Dottori vanta natali a Montreal e nel suo album di internazionale e di americano c’è tanto, nelle linee di chitarra acustica tipiche di un certo songwriting folk che addomestica a una dimensione anglosassone anche alcune trame d’archi. L’intro e i momenti strumentali di “Nel cuore del vulcano” d’altronde contengono tocchi di blues ledzeppeliani, intervallati a riff di basso dal fascino oscuro. La cifra stilistica complessa di Giuliano infatti prevede canzoni più ariose e luminose alternate ad atmosfere più malinconiche e cupe. La dicotomia è presente talvolta persino nella stessa canzone: è il caso di “Endorfina”, che associa arpeggi di chitarra quasi “jingle-jangle” e il suono dell’armonica a un falsetto da brividi, carico di passione inquieta, che rammenta lo stile compositivo dei Deasonika più acustici. I brani più cantautorali ricordano invece le interpretazioni dolenti di Marco Parente e le sonorità carezzevoli, eppure dolce-amare fino alla dissonanza imprevedibile di Moltheni, di cui Giuliano ha aperto dei concerti ai tempi della sua militanza nella band degli oltreConfine. Ottimi esempi sono a questo proposito la ballata indie “Rancori e segreti”, impreziosita dal suono nostalgico del clarinetto di Nicola Zuccalà nella chiusa strumentale, e la delicata “Lucida”, con la dolcezza delle sue strofe sussurrate e i cullanti, tenui ricami di chitarre. Più rock è il sound invece di “Leggera come sei”, imperniata su una base ritmica briosa, incalzante e coinvolgente. I paesaggi emozionali di Giuliano lampeggiano di luci ed ombre: aprono e illuminano squarci sui sul grigiore corrosivo della quotidianità, sulla polvere e le ferite lucide dei ricordi, sui vani alibi che mascherano gli abbandoni, sull’indistinto e amaro senso di insoddisfazione del distacco. Eppure resta l’attesa di una speranza declinata al futuro, che cancelli il passato per conquistare il tempo di una gioia che “sarà di vetro, sarà leggera”, fragile e semplice come una trasparenza. In “Milano e io” c’è anche il tempo per una dedica alla città tanto amata-odiata, che abbraccia e soffoca, incantando con le sue “manie” e le illusioni delle sue “bugie”.

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