In esclusiva per Musicalnews.com la cantautrice tedesca Miss Kenichi intervistata dai microfoni del nostro Raffaello Colli. Parla dell'essere nordici ed attraenti, dei suoi progetti passati e futuri..e tanto altro!
Nei meandri del nuovo indie Club fiorentino “Sintetika” abbiamo incontrato Katrin Hanher, in arte Miss Kenichi, parlando a ruota libera di presente e passato artistico e musicale. Da una scena underground super florida (quella tedesca) ad una in via di ripresa (grazie alle prime aperture di nuovi locali indie in Italia) la nostra Miss racconta la spontaneità con la quale ancora si può emergere dall’Underground con naturalezza, semplicità e senza eccessive pretese poiché “non si guadagna mai niente dal troppo volere”. Veniamo pertanto al contenuto che sicuramente incuriosirà fans, persone che hanno seguito il tour italiano (appena conclusosi) e chiunque abbia interesse a saperne di più riguardo al “backstage” di Miss Kenichi.
Herzlich Wilkommen in Florenz Miss Kenichi!
Grazie, Ciao
Cosa ci diresti riguardo all’inizio della tua carriera musicale?
Hai già avuto esperienze come pittrice e come attrice, quand’è che hai deciso che saresti diventata una “songwriter”?
Beh, in tutta onestà non sono stata proprio io a decidere. Più che altro è stata la musica a scegliere per me. Sono ancora pittrice e mi interesso ancora all’arte, ma c’è stato un periodo in cui stavo seduta nel mio studio senza riuscire a dipingere niente. Arrivò una mia amica un bel giorno con la sua chitarra e me la prestò. Iniziai semplicemente a suonarla 8 ore al giorno per due mesi di seguito, sin quando non avevo scritto un bel pò di canzoni. Appena raggiunta quota 40 canzoni ho iniziato a suonare dal vivo.
Ho letto circa 5 o 6 articoli che ti riguardavano fra nazionali ed internazionali. Tutti riportavano paragoni fra te ed artiste quali Tori Amos, PJ Harvey, Cat Power…..ecc…
Ti senti a tuo agio con questi paragoni?
I paragoni sarebbe sempre meglio evitarli, anche se capisco la necessità da parte della stampa generalista di dare una “guida” alle persone che vogliono conoscermi. A volte sono veramente onorata di questi paragoni, ma ogni artista nominato secondo me è un caso a sè. Non si può paragonare PJ Harvey a Cat Power solo perché sono due artiste femminili soliste, e allo stesso tempo non si può paragonare Tori Amos a me solo perché entrambe suoniamo sul palco da sole. Comunque quello che mi ha soddisfatto sinora è che le artiste citate dalla stampa sono sempre artiste che ammiro, per questo non posso altro che essere onorata.
Non è che questi paragoni ti mettono sotto pressione?
No, penso dopo tutto di avere il mio modo di cantare, suonare e scrivere canzoni…chi mi ascolta sa che non si può paragonare la mia musica così facilmente.
Che tipo di aspettative hai dal futuro prossimo?
Spero di poter fare un bel tour, magari visitando paesi europei nei quali ancora non ho suonato (come la Francia). Pubblicare l’album in altri paesi e registrare un bel secondo disco. Non vedo l’ora di poter registrare il secondo album, anche perché sta già prendendo forma nella mia mente. Voglio continuare a dipingere perché adoro farlo, e quindi vorrei continuare ad essere artista a tutto tondo e cercare di vivere con questo tipo di lavoro.
Dal quel che ho potuto vedere dopo averci vissuto per un pò, Berlino pare sia uno dei posti migliori in Europa per fare l’artista al giorno d’oggi.
Beh, lo spero anch’io, questa è l’unica cosa che voglio veramente fare nella mia vita.
Non voglio fare lavori che non mi danno soddisfazioni…non fraintendermi, non è che non voglio lavorare (ride).
Fare l’artista è sempre meglio che fare la macchinista della metropolitana.
Si, assolutamente!
Una domanda molto semplice adesso. Quali erano i tuoi piani musicali prima di conoscere i Kinderzimmer Productions (i tuoi produttori attuali)?
Pensavo semplicemente: qualcosa succederà! Sono semplicemente andata a suonare da un locale all’altro, dall’altro ad un altro ancora e così via…
All’inizio non è che pensavo che la cosa sarebbe funzionata, era giusto un mio tentativo personale.
Ho semplicemente provato da sola, non sapevo niente di niente riguardo ad agenzie di booking, managers o cose di questo tipo. L’unica cosa che posso dire è che dal mio primo show in poi la “pietra ha iniziato a rotolare”…così, sono arrivata al fiume ed il fiume infine mi ha trasportata sino alla sua foce nel mare. Non mi aspettavo niente, pensavo solamente che qualcosa sarebbe successo prima o poi. Conobbi Henrik dei Kinderzimmer Productions in un locale dopo un mio concerto ed iniziammo subito a pensare sul cosa fare. Alla fine Henrik venne alla conclusione che, avendo anche loro una propria etichetta discografica avrei potuto pubblicare il primo album per loro.
A forza di sperarci…alla fine qualcosa era successo!
Un’altra domanda mi viene spontanea.
Purtroppo o per fortuna suono la chitarra e scrivo anch’io e ti devo confessare di aver ascoltato con stupore una tua canzone. I tuoi testi in generale sono molto originali ma ce n’è uno in particolare che colpisce.
Il brano è “Under my skirt” (letteralmente “sotto la mia gonna”). “Under my skirt there’s a rainbow that’s toxic…under my skirt there’s a dog that bites….you might loose an eye or burn your fingers…but hey boy you should try…ecc. ecc..” Qual è lo scopo del brano? Intimorire gli uomini prima del dovuto?
(ride) No!! No, quel brano parla di un modo di essere attraenti che è diverso da quello della tipica fighetta superfemminile e stereotipata. Non voglio essere una di quelle ragazze di plastica, stile ragazza “pon-pon” che vanno 4 volte alla settimana a lezioni di aerobica! Mi piacciono le ragazze che sono carine, ma che hanno “superpoteri” nascosti.
Questo è dunque l’argomento della canzone…E’ come dire: caro mio vieni pure avanti, ma stai attento, perché c’è qualcosa di nascosto che potrebbe non piacerti in me!
Ok, torniamo ad argomenti sobri e passiamo ad una risposta a crocette…
Quali fra i seguenti luoghi o cose sono quelli che ti ispirano di più?
a) la tua stanza singola in albergo nel buio della notte
b) un giorno di gelo nell’inverno berlinese
c) le palme dei Carabi
d) Firenze
e) Una paio di birre
Beh direi “a”, “b” e “d”, anche se probabilmente, potessi restare più a lungo a Firenze, direi “d” prima di tutto.
Praticamente ti ispira tutto!
Si è la stanza d’albergo ad ispirarmi, il giorno di gelo a Berlino, Firenze e anche il paio di birre!
L’unica cosa che escludo a priori sono i Caraibi (ride).
Non sono una caraibica. Lo sai che vado in vacanza in Scandinavia solitamente? Sono una nordica e mi sento scandinava dentro al mio cuore anche se amo anche il sole e cose di questo tipo.
Adesso che hai un album (Collision Time) alle spalle com’è cambiato il rapporto col pubblico.
Ti senti maggiormente sotto pressione quando suoni?
E’ assai meglio adesso…ma anche no (riflette). E’ solo cambiato un po’ il rapporto col pubblico. E’ più facile adesso far loro avere la mia musica, è tutto un po’ più professionale.
Nonostante ciò non sento maggiori pressioni quando salgo sul palco, perché quando sali sopra al palco o sei bravo o non lo sei! A volte fai un bel concerto a volte no, a volte hai delle belle giornate a volte hai delle giornate storte…insomma la prendo in questo modo io.
Sei molto sicura e tranquilla al riguardo….
Ovviamente, qualche anno fa, ero molto nervosa prima di andare sul palco. Adesso sono nervosa solo nel senso che voglio fare un “bello show”.Ormai ho capito però che non si guadagna niente dal “voler troppo”…”chi vuole troppo nulla stringe”…è la cosa peggiore che uno può fare stressarsi da solo.
Non posso obbligare la gente a piacermi, posso soltanto impegnarmi a dare il meglio e poi il resto sta al pubblico deciderlo.
Grazie mille Katrin, e buon tour!
grazie a te!
E’ a disposizione anche la versione integrale in lingua originale (Inglese) dell’intervista sul blog http://invasion.splinder.com
di Raffaello Colli, vedi link a fondo di questa pagina.