Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano: Disco Music, musica e libertà

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“Negli anni ’70 la Disco Music spopolava ovunque in ogni parte del globo: un dominio assoluto. Artisti neri e donne in primis avevano osato troppo: riempiendo classifiche e stadi stavano sgretolando l’egemonia dell’ industria discografica bianca”. Ascesa e caduta del genere disco musica dalla parole di Andrea Angeli Bufalini (funzionario Rai a Radio 2 e giornalista) e Giovanni Savastano (psicoterapeuta e scrittore), tra i maggiori conoscitori di musica black e disco in Italia. L’occasione è data dall’uscita del loro ultimo libro “La storia della Disco Music” (Hoepli Editore). Il due autori avevano già affrontato questo argomento nel precedente volume “La Disco”, che conteneva una serie di monografie sui principali esponenti di questo genere. Questa volte però Bufalini e Savastano hanno fatto un lavoro incredibile, realizzando una delle poche storie al mondo esistenti sull’argomento (e sicuramente la prima e unica in Italia), in un volume molto curato ricco di aneddoti, curiosità e fotografie.

Prima di parlare della vostra ultima fatica, vorrei partire con una considerazione. Da quando è uscito il vostro libro “La Disco” nel dicembre del 2014 il mondo della disco music sembra essersi risvegliato. In questi ultimi sei anni abbiamo assistito al ritorno di diversi esponenti di punta di questo genere, con album e tour, e sono fiorite (anche in Italia) diverse iniziative e festival che hanno riportato all’attenzione del grande pubblico questo genere. Come vi spiegate questo fenomeno?

ANGELI BUFALINI-SAVASTANO: La Disco Music, volente o nolente, è entrata da subito, con i suoi ritmi incandescenti e le sue melodie ammalianti, nel DNA della musica pop (nel senso letterale di “popolare”) e, abbracciando trasversalmente generazioni, razze, minoranze, aree geografiche e ceti sociali diversi, ha lasciato un segno indelebile nel vissuto di tutti noi. Non sorprende quindi che sia ancora amata e apprezzata non solo da chi ha vissuto gli anni ’70, ma anche dai giovani che rimangono estasiati nello scoprire un sound così innovativo anche se risalente a più di 40 anni fa. E’ una musica universale e senza tempo e il recente proliferare di concerti e festival ad hoc di grande successo all’estero e nella nostra penisola ne sono una prova evidente: tra tutti Disco Diva , il primo festival italiano dedicato alla Disco Music che si tiene ogni anno all’inizio dell’estate nella stupenda cornice di Gabicce Monte. Da cinque anni a questa parte la fortunata rassegna, diretta dai fratelli Cristina e Checco Tassinari, ha ospitato da vivo protagonisti dell’epoca quali The Trammps, Gibson Brothers, Roberta Kelly, Aax dei Traks, Claudja Barry, Ronnie Jones, i fratelli La Bionda, Leroy Gomez, Lenny Zakatek, The Ritchie Family e molti altri.  Lo stesso dicasi per i locali: a Roma, per esempio, in zona Tuscolana c’è Pini Spettinati, un bellissimo casale nel verde adibito a dancefloor, che ospita settimanalmente alla consolle dj storici di chiara fama come Claudio Casalini e Sandro Tommasi che hanno lasciato un segno nella disco-culture.

Andrea Angeli Bufalini, Amii Stewart e Giovanni Savastano

Anche leggendo questo nuovo libro si resta impressionati dalla vastità di notizie, curiosità e informazioni che avete raccontato. Quale metodo di lavoro avete seguito e soprattutto, immaginando la necessità di dover raccontare anche le diverse sfaccettature della disco music, vi siete imposti delle limitazioni?

ANGELI BUFALINI- SAVASTANO: Il primo libro che abbiamo scritto cinque anni fa era prettamente imperniato sulle superstar della Disco Music: una sorta di monografia dettagliata per ciascuno dei principali artisti del genere. Nel nuovo volume invece abbiamo impostato il concept in modo completamente diverso. Qui il focus è proprio la Disco Music con tutte le sue sfaccettature e i colori che la contraddistinguono a livello di sonorità e di significato sociale e culturale. Il metodo che ci siamo dati è basato essenzialmente su tre criteri: temporale, geografico e argomentativo. Il primo si riferisce al periodo storico: la disco music originale è quella che si sviluppa tra il 1973-‘74 e il 1980-‘81. Abbiamo puntato il focus, quindi, su questa fascia, dando enfasi, però, anche al “prima” (i precursori “black”, le radici nella musica africana, ecc.) e al “dopo” (dalla “dance” anni ’80 fino all’epilogo “C’è vita dopo la disco?”). L’approccio “geografico” ci ha consentito di chiarire che, così come per gli altri generi musicali – dal rock al jazz -, non esiste un’unica forma di disco music, perché ogni zona del pianeta ne ha elaborato una forma peculiare: dall’Afro Rock al Philly Sound, dal Miami Sound all’Eurodisco, e via dicendo. Infine, l’approccio argomentativo ci ha permesso di scandagliare tutti gli aspetti di costume, sociali e politici dei movimenti sottesi al fenomeno disco, dal riscatto della comunità afro-americana alla liberazione sessuale dei gay e delle donne, passando per l’abbaglio preso dalla intellighenzia, soprattutto italiana, che ha relegato la disco music a una moda reazionaria da “riflusso” non cogliendo invece il potenziale rivoluzionario che in essa ha albergato e germogliato sin dall’inizio. Le ciliegine sulla torta sono state poi le prefazioni, introduzioni e postfazioni regalateci da Gloria Gaynor, Mario Biondi, Ivan Cattaneo e, soprattutto, Amii Stewart, che è stata testimonial d’eccezione con il suo charme e la sua competenza a un paio di presentazioni del volume.

Il libro è uscito per la Hoepli, nella collana dedicata alla storia dei vari generi musicali diretta da Ezio Guaitamacchi. Come vi siete trovati a collaborare con questa casa editrice?

ANGELI BUFALINI–SAVASTANO: Molto bene! Hoepli, casa editrice storica e prestigiosa, da qualche anno grazie a un progetto di Ezio Guaitamacchi, ha ampliato il suo vasto roster con la pubblicazione anche di libri musicali. Quando Guaitamacchi ci ha proposto di scrivere un volume completo sulla disco music abbiamo accettato di buon grado. E’ stata una bella sfida dato che la collana da lui diretta è focalizzata principalmente sul rock e le sue diramazioni. A cose fatte, possiamo affermare che il risultato ha soddisfatto tutti, anche a livello di vendite, dato che a metà gennaio, a soli quattro mesi dalla pubblicazione, è uscita la ristampa  del volume con qualche info e foto in più rispetto alla copia originaria. A proposito, cogliamo l’occasione per ringraziare i tanti lettori che ci stanno dando feedback veramente positivi e anche i colleghi giornalisti che, come te, continuano a supportare il volume anche in questi giorni così difficili.

E’ noto a tutti che la disco oltre che fenomeno musicale è stato anche sociale? Vogliamo ripercorrere brevemente i fattori principali che hanno decretato il successo di questo genere?

ANGELI BUFALINI-SAVASTANO: la disco non è nata dal nulla, come invece sosteneva gran parte della stampa, soprattutto italiana, negli anni ’70. Non è un prodotto inventato a tavolino da freddi produttori tecnologici ma, al contrario, nasce underground, altamente sperimentale e innovativa, con radici ben piantate in Mother Africa, in USA nelle periferie urbane tra le minoranze afro-americane, ispaniche e italiane, e, dall’altra parte dell’oceano, nei dancing-club europei. Quando David Mancuso, dee jay a Manhattan, nel 1972 nel suo “The Loft” suona per la prima volta un brano sconosciuto come “Soul Makossa” di Manu Dibango (il grande sassofonista camerunense scomparso proprio in questi giorni per Covid), oggi considerato il “padre” della disco, a macchia d’olio si diffonde questo nuovo ritmo denominato all’inizio “Afro Rock”. Molto prima del fenomeno planetario de “La Febbre del Sabato Sera”, la disco è stata la colonna sonora del riscatto delle minoranze, dagli afro-americani agli omosessuali, su un dancefloor non solo musicale ma politico e rivoluzionario.

Se con il precedente volume si celebravano i 40 anni di storia della disco, con questo si va a ricordare il quarantennale di quello che è l’anno del picco massimo e della relativa discesa di questo genere, ovvero il 1979. L’episodio chiave risale al 12 luglio 1979 noto come “il giorno in cui la disco morì” a causa della Disco Demolition Night, una manifestazione anti-disco in un doubleheader al Comiskey Park a Chicago. Vogliamo ricordare brevemente cosa accade in quel periodo? Come mai tanta ostilità?

ANGELI BUFALINI – SAVASTANO: Si, come riportiamo nell’incipit del nostro libro, quando, il 2 aprile 1979, Newsweek con Donna Summer in copertina titola “Disco Takes Over” (“La Disco prende il sopravvento”) la disco music spopolava ovunque in ogni parte del globo: un dominio assoluto. Artisti neri e donne in primis avevano osato troppo: riempiendo classifiche e stadi stavano sgretolando l’egemonia dell’industria discografica bianca. Bisognava escogitare qualcosa. Trascorrono poco più di tre mesi e un gruppo di facinorosi del rock (con il sostegno di media e discografici) guidati da uno squilibrato (e in cerca di fama) dj radiofonico, ne organizza a tavolino l’“uccisione” mediante la “disco demolition night”, una crociata di odio e violenza consistente nel bruciare al centro del campo dello stadio di baseball, nell’intervallo tra una partita e l’altra, migliaia di vinili di artisti disco music. Un gesto folle che non esitiamo a definire nazista (bruciare libri o dischi, non cambia) al grido “la disco fa schifo” che cela razzismo, omofobia e misoginia, dato che il substrato sociale della disco era composto da tutti, al di là di razza e orientamento sessuale. Ma l’obiettivo auspicato non viene raggiunto. Anche se da quel momento la disco subirà una battuta d’arresto improvvisa, nel tempo questo genere musicale saprà rigenerarsi di decennio in decennio cambiando nome in dance, house, techno-pop e così via fino a EDM, nu-disco e new-funk. La Disco, come affermò Brian Eno all’ascolto di “I Feel Love” di Donna Summer, era già nel futuro.

Nel libro sono narrate le gesta di tutti i grandi della disco, dalla regina Donna Summer a Glorya Gaynor, passando per i Bee Gees. Ma ci sono le storie di tanti successi one shot e autori / interpreti che probabilmente non hanno avuto un successo longevo, ma che hanno contribuito a rendere riconoscibile questo genere al grande pubblico. C’è qualche nome al riguardo che vi sentite di citare?

SAVASTANO: Me ne vengono in mente tre, tutti uniti da un destino purtroppo in discesa, per motivi diversi. Il primo che avrebbe meritato maggior riconoscimento è sicuramente Patrick Cwoley, l’alter ego di Sylvester, un genio dell’elettronica ante-litteram già nei primissimi anni ’70 quando, in una San Francisco ancora legata alla musica folk del movimento hippie, lui girava con uno zaino in spalla in cui teneva un primordiale sintetizzatore elettronico con il quale faceva miracoli di sperimentazione, secoli prima dei Depeche Mode o dei Pet Shop Boys. Poi è da ricordare senz’altro Dan Hartman, il “Billy Joel della musica dance”, con successi come “Instant Replay” e “Relight My Fire”, quest’ultima ripresa poi negli anni ’90 dai Take That con Lulu. Mentre Cowley e Hartman scompaiono prematuramente, il terzo artista che mi viene in mente, Gino Soccio, sbatte la porta in faccia alla musica per propria scelta quando si rende conto che lo show-business ha tentato di decretare d’ufficio la fine della disco a causa di (parole sue) “un mucchio di rocker razzisti e omofobi”.

ANGELI BUFALINI: Dato che Giovanni ha nominato Dan Hartman aggiungo alla lista anche Loleatta Holloway, artista dalla voce supersonica presente in due brani  firmati da Hartman: il sopra citato “Relight My Fire” e “Love Sensation”. Da quest’ultimo i vertiginosi vocals della Holloway verranno campionati negli anni a venire prima dai nostrani Black Box in “Ride On Time” e poi da Marky Mark & The Funky Bunch in “Good Vibrations”, entrambi mega hit internazionali. Invece, scandalosamente, il talento di Loleatta, come sottolineiamo nel libro, non verrà mai premiato dalle classifiche di vendita tanto che nessuno dei suoi brani (neanche il più famoso, “Hit And Run”) otterrà il disco d’oro o entrerà nella Top 40 USA di Billboard.

Anche l’Italia ha dato il suo contributo al genere Disco. All’argomento è dedicata una parte del vostro libro. Però è vero che molti, quando associano Italia e Disco Music, erroneamente pensano alla dance italiana, che invece è stata il periodo successivo e che comunque ha avuto un grande successo. Vogliamo chiarire questo equivoco? E soprattutto quali sono a vostri avviso i nomi italiani più significativi?

ANGELI BUFALINI – SAVASTANO: Nel libro abbiamo dedicato due sezioni alla nostra Penisola, facendo una precisa differenziazione tra la disco music italiana e il fenomeno dell’Italo Disco. Quest’ultimo, tra l’altro così appellato solo dopo la metà degli anni ’80, nasce  a cavallo tra la fine dei ’70 e il decennio successivo (Easy Going, Peter Jacques Band e Macho, tra gli esponenti di punta) con delle caratteristiche precise molto legate all’elettronica moroderiana: da lì, darà il via alla dance-Hi-NRG che imperverserà fino agli anni ’90. Tutt’altra cosa, stilisticamente, è la disco music italiana i cui primi vagiti arrivano addirittura nel 1974 grazie a due protagoniste della nostra musica leggera: Marcella Bella con “Nessuno Mai” e Raffaella Carrà con “Rumore”. A ruota seguirà Lucio Battisti (“Ancora Tu”, “Una Donna Per Amico”), Alan Sorrenti e, soprattutto, i Fratelli La Bionda, i quali, anche con la loro formazione alter-ego D. D. Sound, daranno una impronta fondamentale alla musica da ballo made in Italy fornendole per la prima volta un colore decisamente internazionale.

Parliamo di dischi. Immaginiamo un lettore che è a digiuno di questo genere e che sta leggendo il vostro libro. Quali sono i primi 5 singoli e i primi 33 giri disco che vi sentite di consigliare?

SAVASTANO: Per i 45 giri, non necessariamente in quest’ordine:

The Hustle – Van McCoy
Mac Arthur Park – Donna Summer
Bad Luck – Harold Melvin & The Blue Notes
The Best Disco In Town – The Ritchie Family
Gimme Some – Jimmy “Bo” Horne
Per i 33 giri:
Once Upon a Time – Donna Summer
The Boss – Diana Ross
Back Stabbers – O’Jays
From Here To Eternity – Giorgio Moroder
Spring Rain – Silvetti

ANGELI BUFALINI: Questa è una delle domande più difficili a cui rispondere perché ne ho talmente tanti che la scelta cambia in continuazione! Ecco la selezione del momento.
SINGOLI:
Mac Arthur Park – Donna Summer
The Bull – The Mike Theodore Orchestra
Free Spirit – Dennis Coffey
Bohannon’s Beat – Hamilton Bohannon
Was That All It Was – Jean Carn
ALBUM
Four Seasons Of Love – Donna Summer
Disco Connection – Isaac Hayes Movement
Nice ‘N’ Naasty – The Salsoul Orchestra
Atmosphere Strut – Cloud One
Raising Hell – The Fatback Band

Siete due autori molto prolifici, impegnati anche su altri fronti. Quali sono i vostri progetti futuri?

SAVASTANO: Ho pubblicato alla fine del 2018 un saggio biografico su Gian Maria Volonté, “Recito dunque sono” per le Edizioni Clichy. Ho in cantiere vari progetti, nel campo musicale (di nuovo con Andrea), ma anche narrativo e saggistico.

ANGELI BUFALINI: Sempre con Giovanni sto pianificando un altro libro musicale, questa volta però biografico, su un personaggio di cui ancora non riveliamo il nome. Per conto mio invece sto lavorando ad un progetto relativo alla mia quasi trentennale esperienza nel mondo musicale e radiofonico, ma ancora è presto per parlarne nel dettaglio.

I giorni che stiamo vivendo non sono certo semplici. Il COVID-19 sta obbligando tante persone a stare in casa per ragioni di sicurezza. Secondo voi, quando finirà tutto questo, si potrà tornare a ballare la disco in grandi spazi? E ora, visto che dobbiamo stare in casa e hanno riaperto le librerie, quali libri vi sentite di consigliare ai nostri lettori?

SAVASTANO: Me lo auguro, anche se temo che ci vorrà molto tempo prima di poter accalcarsi di nuovo su un dancefloor, ahimè. Oltre al nostro libro (e magari, perché no, anche al nostro precedente “La Disco. Storia Illustrata della Discomusic”), consiglierei le monografie musicali della Hoepli Al di fuori del contesto musicale, un libro che raccomando è il più recente di Paolo Morando, “Prima di Piazza Fontana. La prova generale”, uno squarcio illuminante su una delle pagine più oscure della nostra Repubblica.

ANGELI BUFALINI: Speriamo si possa tornare a ballare come prima tra breve, anche se la ripresa, di questa o altre attività che comportano consistenti aggregamenti di persone, sarà complicata, almeno finchè non si riuscirà a trovare un vaccino. Nel frattempo la lettura e l’ascolto della musica sono due ottimi antidoti per trascorrere il tempo libero e a tal proposito suggerisco di “pescare” tra i  vari volumi musicali della Hoepli. Ovviamente compreso il nostro, da utilizzare anche per creare una playlist personale di brani per ballare in casa, almeno fino alla riapertura delle discoteche!

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