Musiche imprevedibili, compositori segreti, programmi cult dai palinsesti Rai degli anni 1968-1978
Introdotto dalla prefazione di Piergiorgio Pardo, “Le Migliori sigle della nostra vita” è un libro che è ricerca, competenza, omaggio e passione, che ha un solo retrogusto amaro: l’autore Claudio Bonomi, non è riuscito a vederlo realizzato, infatti è morto, nel settembre del 2024, pochi mesi prima della stampa.
Claudio Bonomi, giornalista milanese (classe 1961), ha scritto con competenza ed audacia su Alias, il supplemento culturale de Il Manifesto, Musica Jazz, InSound ed è stato autore di biografie e saggi a tema musicale. Questo volume era il suo orgoglio, una ricerca dettagliata di dieci sigle di programmi televisivi Rai dal 1968 al 1978, quando la tv ammiraglia formava i suoi telespettatori con programmi istruttivi, anche quando sembrava solo spiritosi. Quindi non un’enciclopedia dettagliata, ma un’analisi puntigliosa su dieci temi, esaminati dal punto di vista della scrittura, scandagliati con attenzione in tutti gli aspetti, scelti per la loro idea di uscire da uno spazio classico e di avventurarsi verso sonorità innovative, in alcuni casi ostiche, ma comunque capaci di diventare pezzi di storia, con non poca sorpresa di chi le ha composte. Oggi si direbbe che sono brani iconici, aggettivo abusato, ma che per queste tracce ha un valore reale. E se vi dico “Ufo Robot”, “Honky Tonk”, “Gamma”, “UFO”, “A Salty Dog” o nomi come Keith Emerson, John Barry, Enrico Simonetti, Carlo Rustichelli, Vince Tempera, Franco Battiato, ottengo la vostra attenzione per convincervi sul valore di questo volume?

La seconda parte del libro contiene interviste a chi il mondo delle sigle televisive e non solo lo conosce, lo studia ed approfondisce e ci lavora: Anna Scalfaro, Roberto Colombo, Fabio Zuffanti, Massimo Privitera, Daniele “Bengi” Benati, Gabriele Graziani, Pierangelo Fornaro e Corrado Carosio, le cui testimonianze ed analisi, innalzano il valore dei contenuti. La parte iconografica è minima, ma interessante, esauriente invece la bibliografia.

Infine una citazione per la splendida copertina, che ci riporta ai tempi dove la televisione taceva fino alle cinque di pomeriggio, per poi avventurarsi in programmi divertenti ed educativi, partendo dalla sigla che mostrava proprio l’immagine che troneggia nell’immagine che fa involucro alle circa duecento pagine del volume.
Come riporta la retrocopertina: un viaggio sentimentale in un tempo in cui le sigle musicali scandivano la vita quotidiana, scalavano le classifiche e creavano dipendenza.