La prefazione di Fabio Rossi, ci introduce ad un “viaggio nella storia di una (non) scena musicale”: con questo originale sottotitolo, ci immergiamo nella lettura di queste 300 pagine e facciamo galoppare la fantasia. Se è vero che il suono di Canterbury è basato su un singolare connubio di psichedelia, jazz e progressive, allora vanno subito fatti i complimenti ai due autori di questo bel libro, perché sono riusciti nell’intento di farci gustare questo melting pot che si è creato nella città del Kent mezzo secolo fa; anche noi italiani sappiamo bene come quella “scuola” abbia donato un humus su cui molti si sono avventurati, ma ai primordi c’erano Robert Wyatt, Kevin Ayers, l’australiano Daevid Allen, Hugh Hopper, i cugini Richard e David Sinclair, Pye Hastings, Mike Ratledge ed a loro il libro I 101 Racconti di Canterbury guarda con deferente sguardo. Ma la prima operazione da fare è scordarci del mondo cinematografico è di come I racconti di Canterbury sia un film del 1972 scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini, tratto dall’omonima opera di Geoffrey Chaucer: il gioco dei due autori sta invece nel creare un parallelo tra racconto e disco, donando ad entrambi quella peculiarità a cui la nostra mente spesso si affida ossia la fantasia. Ecco perchè i racconti nel titolo non sono altro che i dischi e quindi si illustrano i 101 dischi che sono nati da quella esperienza nella città del Kent. Molti di questi dischi sono già nella nostra collezione, anche perché gli artisti che ho già citato hanno avuto un buon successo (di critica e di vendita) in Italia e qualche germoglio di fans ancora resiste! Tra noi consumatori di musica se citiamo quei nomi, un brivido ancora ci percorre ogni fibra del corpo: per questo (ed altri motivi) è ancora un piacere parlare di Soft Machine, Caravan, Hatfield and the North, Camel, Gong o Henry Cow.

La nostalgia però ci prende in diversi punti del libro, scatenata da quegli ormoni beat ed hippie che inconsapevolmente non abbiamo mai cancellato dal nostro limbo e dal cuore. Molto interessante l’intervista ad Orlando Monday Allen (figlio di Daevid) ed il capitolo C’era Una Volta (E C’è Ancora: Canterbury in Italia, con il giusto spazio per i dischi degli Area, Dedalus, Perigeo, Napoli Centrale, Picchio dal Pozzo, Roberto Colombo, Albergo Intergalattico Spaziale, Mamma non Piangere, Stormy Six, La1919, Eris Pluvia, Ciro Perrino, Yugen, Garamond, Allegri Leprotti, Fabio Zuffanti, Moogg, Homunculus Res, Breznev Fun Club, Loomings, Winstons. Molti di costoro sono ancora operanti, fanno meno dell’arte concettuale e non li vediamo spesso coinvolti in happening o lunghe jam session, ma sulla loro pelle c’è il marchio di Canterbury, con buona pace di Pasolini ….
Valerio D’Onofrio & Valeria Ferro – I 101 Racconti di Canterbury (Il Cuscino di Stelle edizioni)
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