Si è spento questa sera a Roma, all’età di 89 anni, Pippo Baudo. Lo ha reso noto il suo storico legale Giorgio Assumma. Nato a Militello in Val di Catania il 7 giugno 1936, Baudo è stato uno dei volti più noti e rappresentativi della televisione italiana, che ha attraversato da protagonista per oltre sessant’anni, dal 1960 al 2020, diventando una figura familiare per generazioni di telespettatori.

Con la sua scomparsa si chiude un capitolo fondamentale della cultura popolare italiana. Pippo Baudo non è stato soltanto un presentatore, ma un autentico autore di televisione, un inventore di format, un talent scout instancabile e un uomo profondamente legato alla musica, alla parola e al racconto. La sua carriera è indissolubilmente legata alla Rai, per la quale ha condotto programmi iconici come “Canzonissima”, “Settevoci”, “Domenica In”, “Fantastico”, “Luna Park”, “Novecento”, “Serata d’onore”, “Partita doppia”, “Gran Galà”, “Senza rete”, “Donna sotto le stelle” e tanti altri. In ognuno di questi contenitori, spesso da lui stesso ideati o profondamente ripensati, ha saputo coniugare leggerezza e cultura, spettacolo e profondità. Il suo nome rimarrà però legato in particolare al Festival di Sanremo, che ha condotto per ben tredici volte tra il 1968 e il 2008, più di chiunque altro nella storia della manifestazione. Baudo non si è limitato a presentarlo: lo ha spesso rilanciato nei momenti più difficili, reinventandolo, scegliendo i brani, guidando i cast, facendo da regista e da autore ombra, con l’intelligenza e il mestiere di chi conosce il mezzo televisivo meglio di chiunque. Da quel palco ha contribuito a lanciare e rilanciare artisti come Giorgia, Andrea Bocelli, Laura Pausini, Fabrizio Moro e tanti altri. Non solo interpreti, ma anche conduttori e personaggi che devono a Baudo la prima grande occasione: Lorella Cuccarini, Heather Parisi, Barbara D’Urso, Paolo Conti, Beppe Grillo. Pippo Baudo era anche musicista, compositore, autore di canzoni. Tra le sue opere più note figura “Donna Rosa”, portata al successo da Nino Ferrer. Un brano che racconta un’altra sua passione, quella per la musica leggera, vissuta con competenza e amore vero, che gli ha consentito di avvicinarsi al mondo degli artisti con uno sguardo partecipe e mai calcolatore. A ricordarlo questa sera, in una nota ufficiale, è tutta la Rai, con parole piene di dolore e riconoscenza. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi, il direttore generale Roberto Sergio e il cda parlano di un “pezzo di cuore” che se ne va, di una figura che “resta parte del patrimonio culturale dell’Italia”. Ricordano con emozione come abbia saputo trasformare la televisione in un fenomeno culturale accessibile a tutti, nobilitando la parola “nazionalpopolare” e dimostrando che si può parlare a tutti senza mai cadere nella volgarità. La Rai, scrivono, da oggi è un po’ più povera, ma ciò che Baudo ha lasciato resta un’immensa ricchezza. Profondo anche il ricordo di Massimo Liofredi, ex direttore Rai e a lungo vicino a Baudo, con cui nel 2005 firmò il ritorno trionfale di Domenica In. In quel periodo, ricorda, la Rai aveva perso i diritti del calcio e gli ascolti erano in calo. Fu lui a proporre a Baudo di riprendere in mano lo spazio domenicale. “Era estate”, racconta, “e partii con Marco Zavattini per la Sardegna a convincerlo. E per fortuna Pippo si lasciò conquistare. Prese lo spazio dalle 18 alle 20, e fu un grande successo”. Liofredi sottolinea quanto il mondo dello spettacolo debba a Baudo, ma esprime anche amarezza per il fatto che in questi ultimi anni nessuna istituzione abbia pensato a lui per un’onorificenza davvero prestigiosa, come quella di senatore a vita o presidente della Rai.

Un legame profondo e umano emerge anche dal ricordo di Renzo Arbore, che con Baudo condivise non solo la passione per la musica e la televisione, ma anche un’identità comune. Entrambi laureati in giurisprudenza, entrambi avvocati mancati, entrambi attratti irrimediabilmente dal microfono e dallo studio televisivo. “A noi bastava uno sguardo per capirci”, ha raccontato Arbore, “non parlavamo mai di ascolti, ma solo di fare programmi di gradimento, con la velleità di creare qualcosa di artisticamente valido. Mi mancherà moltissimo il complice e collega che faceva la bella Rai che abbiamo frequentato insieme”. Come ha scritto Gianfranco D’Anna su Italpress “Pippo Baudo se ne va da protagonista, come ha sempre vissuto, a reti unificate. Il volto e la voce dell’Italia televisiva, più rappresentativo ancora di tanti altri monumenti dell’etere. Un patrimonio culturale vivente, che ora diventa memoria collettiva. Addio, Pippo. Con te se ne va una parte della nostra storia, ma ciò che hai costruito continuerà a vivere nei ricordi, nei programmi, nelle vite che hai cambiato”.