Andrea Lo Vecchio, la musica di una vita: la biografia raccontata da Giancarlo Colaprete

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A quattro anni dalla scomparsa di Andrea Lo Vecchio, una delle figure più eclettiche e prolifiche della musica leggera italiana, esce “A modo mio… basta un attimo – Biografia illustrata di Andrea Lo Vecchio” (Compagnia Nuove Indye), firmata dal suo amico e biografo Giancarlo Colaprete. Più che una semplice biografia, il libro è un viaggio emozionale che unisce parole, immagini rare e interviste esclusive per raccontare l’anima di un artista che ha scritto pagine indimenticabili della nostra cultura popolare. In questa intervista, Colaprete ci apre le porte del suo lungo lavoro di ricerca e scrittura, del legame umano con Lo Vecchio e dell’eredità straordinaria lasciata da un uomo che ha vissuto “a modo suo” – senza mai tradire la musica, né se stesso.

Andrea Lo Vecchio e Giancarlo Colaprete

Qual è stato il tuo primo incontro – reale o artistico – con la sua figura?
All’epoca ero il vice Dirigente del Comune di Sulmona anche per il Settore Cultura e, come descrivo nel mio libro, fui richiesto dal Presidente del Nomadi fan Club Vincenzo Bisestile, che mi aveva voluto nella giuria del Premio Nazionale Augusto Daolio in rappresentanza dell’Ente, di andare alla stazione ferroviaria a ricevere Andrea. Per fare gli onori della mia città, lo attesi alla discesa dal treno (provenienza Roma) con una certa palpitazione poiché la statura del personaggio un po’ mi intimidiva. Quando mi presentai mi disse “buongiorno Assessore!”, cosa che non ero e che mi affrettai a precisare offrendomi subito di portargli il trolley. Ma lui gentilmente declinò. Da quella volta, in ogni occasione di incontro o in apertura delle centinaia di telefonate, mi ripeteva simpaticamente quella frase che diede origine alla nostra amicizia.
Come nasce l’idea di raccontare la vita di Andrea Lo Vecchio in una biografia illustrata? Andrea, ormai divenuto caro amico e mio interlocutore privilegiato per approfondimenti nel campo della storia della musica italiana ed internazionale (chi più e meglio di lui che l’aveva fatta!), mi fece l’onore di partecipare alla conferenza stampa di presentazione a Roma della biografia “Tony Del Monaco – un Artista in punta di piedi”, scritta da me e Fernando Fratarcangeli e dedicata al noto cantautore di Sulmona. Al tempo lui era autore del programma RAI “Tale e Quale Show”. Ebbene, prima ancora che il libro iniziasse a raccogliere premi in concorsi letterari in Italia e all’estero, Andrea ne percepì il valore storiografico, la profondità della ricerca di materiali di ogni genere in ogni angolo del mondo nonché la passione e il disinteresse che mi avevano animato nel realizzarla. Nel rilasciare un’intervista ad una radio lombarda, ricordo che mi chiesero se, visti gli ottimi risultati della biografia dedicata a Tony, anche lui conosciuto in vita, intendessi applicarmi con riguardo anche ad altri personaggi. La risposta, senza che facessi il suo nome, fu …timidamente affermativa perché, in verità, lui più volte già me ne aveva fatto proposta ma io, garbatamente e motivando, avevo tentato di sottrarmi. Come potevo metter mano, realisticamente, alla sua cinquantennale carriera di cantante, musicista, autore radio televisivo, scrittore, talent scout, manager, produttore discografico senza correre il rischio di dimenticare parti imprescindibili del suo vissuto professionale con migliaia riferimenti, rimandi, collegamenti? In tutta sincerità, dopo il mio primo libro, non mi consideravo all’altezza ma lui, smontandomi, mi rispondeva schernendosi: “Ma dai, mica poi ho fatto così tante cose!” soggiungendo: “dai, ti aiuto io!”. Poi. Un giorno a casa mia, scrisse di suo pugno un primo documento a cui ne seguirono altri con i quali mi qualificava suo biografo. Dopo la sua morte improvvisa ed inaspettata a causa del Covid, allora mi sono determinato a tentare di approcciare il Maestro e così…è gemmata la biografia che gli ho dedicato. Con il cuore di amico sincero.

Andrea Lo Vecchio e Giancarlo Colaprete in Rai

Nel libro si intrecciano parole, immagini, testimonianze: come hai costruito questo mosaico narrativo? C’è stato un criterio specifico o hai seguito un percorso più emotivo?
Ricordo di aver chiesto al mio grafico, Gianluca Gandini (lo stesso del libro in ricordo di Del Monaco) che ha conosciuto Andrea proprio in quella conferenza stampa, di tradurre questo mio desiderio in prodotto grafico: “Andrea ha vissuto ed è stato determinante in un periodo in cui l’Italia era rispettata nel mondo per le qualità nella moda, nel design industriale, nella musica, nel cinema e altro. Voglio gettare in aria un pugno di coriandoli colorati, profumati che, posandosi a terra, risuonino delle migliori canzoni di Andrea”. Ne è così venuto fuori un lavoro di cui sono orgogliosamente soddisfatto insieme all’editore Compagnia Nuove Indye di Paolo Dossena, poiché recando non solo la discografia italiana ed estera di Andrea, cosa che forse avrebbe potuto annoiare il lettore a causa di una mera riproduzione cronologica delle sue opere musicali, si è arricchita di quella componente emotiva che ho inteso consegnare alla viva e diretta voce di chi con lui ha collaborato, lo ha conosciuto, lo ha amato. Si tratta di grandi nomi della musica leggera italiana, di personaggi dello spettacolo e, comunque, di persone le cui rispettive strade si sono incrociate fortunatamente con quella di del Maestro Lo Vecchio.
Andrea Lo Vecchio ha firmato successi immortali come “Rumore”, “Luci a San Siro” e “A modo mio”. Secondo te, qual è il segreto della sua scrittura che lo rende ancora attuale oggi?
Il segreto sta nella cifra umana dell’Artista che forte di studi classici e, a mio sommesso avviso, di senso lirico innato, si è accostato ad argomenti universali pennellati con parole, concetti, immagini figurate e sensazioni che tutti noi proviamo ma che non tutti, purtroppo, siamo in grado di esprimere. Non sono un critico musicale ma, per aver effettuato come Andrea studi classici, in lui ritrovo a larghi tratti la poesia a misura di uomo, misuratamente introspettiva e finanche elegante. Ciò che lo ha reso uno degli autori di testi per canzoni più ambiti in Italia ma non solo. Non per niente Andrea ha scritto anche un interessante libro di poesie.

Tra le 26 interviste presenti nel volume, ce n’è una che ti ha colpito in modo particolare o che ti ha fatto scoprire un lato inedito di Lo Vecchio?
Sono tutte straordinariamente interessanti perché traboccano di affetto degli intervistati verso Andrea. Volevo che questo emergesse sopra ogni cosa e penso di esserci riuscito. È chiaro che ciascuno di essi ha riferito aneddoti, accadimenti, momenti fondamentali della storia della musica e della discografia italiana che lascio al lettore scoprire. Soprattutto una …che risulta esilarante poiché relativa ad un incidente stradale occorso a Milano in cui Andrea, a bordo della propria macchina con altra grande cantante, con questa alla guida e senza patente, una notte rischiarono di precipitare nella rampa di accesso della metropolitana. Divertentissima!
Oltre alla musica leggera, Lo Vecchio ha lasciato un’impronta anche nella musica per ragazzi e in televisione. Quanto pensi che il pubblico generale sia consapevole della vastità del suo contributo artistico?
Poco, dato che Andrea, dismessa la carriera di cantante, ha lavorato incessantemente dietro le quinte. E si sa che il pubblico, quello vasto e meno attento, presta attenzione solo a chi gli sta di fronte sul palco o nello schermo. A questo riguardo ricordo che un paio di volte Lo Vecchio si dolse con me di questo ma, come ho avuto modo di verificare dalle recensioni di chi ha letto il mio libro, questo sta contribuendo a far emergere tantissimi aspetti, lavori ed opere riconducibili alla sua firma, al suo genio.

Giancarlo Colaprete

C’è un episodio o un’immagine raccolta nel libro che per te rappresenta meglio l’anima di Andrea Lo Vecchio, sia come artista che come uomo?
Ogni istante in cui io mi sono ritrovato al suo fianco, ho conversato con lui al telefono, comunque e ovunque ci siamo ritrovati, senza palpitazioni ho pensato di essere stato fortunato e, in un certo qual modo… predestinato. Ho conosciuto una persona di grande umanità, capacità professionali, umiltà, dolcezza ed educazione che, se devo racchiudere insieme in una immagine, ritrovo in quella foto sulla riva del lago in cui siamo ritratti assieme. Nelle luci del tramonto.
Il libro vorrei servisse a condividere questa fortuna.
Hai definito il libro un “viaggio emozionale e visivo”: che cosa speri arrivi al lettore alla fine di questo viaggio? E cosa hai imparato tu, scrivendolo?
Al lettore consegno la passione che ho messo nello scriverlo, perché solo questa poteva indurmi a correr l’alea. La lezione per me sta in quello che restituisco al pubblico di Andrea, quello che tutti ricorderanno e conosceranno attraverso la lettura, l’ascolto e la visione di questo volume. Infatti, con alcuni QR code presenti nelle prime pagine, i lettori potranno anche ascoltare e vedere una parte significativa delle fantastiche canzoni di Andrea tratte dai filmati di repertorio. Infine, potranno letiziarsi tra memorabilia, elenchi dei brani scritti e di tutti i cantanti che lo hanno interpretato.
Un’ultima domanda: perché il titolo “A modo mio…basta un attimo”?
Ho voluto realizzare una frase di senso compiuto traendo spunto da due brani musicali di Andrea: “A modo mio” (My Way) – successo mondiale – e “Basta un attimo”, l’ultimo brano il cui testo ha voluto donarmi poche mesi prima che ci lasciasse. A modo mio basta un attimo per ridare al Maestro Lo Vecchio ciò che gli è sacrosantamente dovuto. A questo serve la sua biografia.