Al terzo album i Mars Era scelgono l’italiano e firmano il loro disco più bello e convincente.
In giro dal 2014, i Mars Era si sono confrontati con lo stoner rock, raccogliendo consensi tra gli appassionati di quel genere, ma oggi compiono un notevole salto in avanti e, pur senza rinnegare del tutto le loro origini, pensano alla scrittura, ai brani, alla ricerca di melodie che possano catturare e sfruttano la lingua italiana, dimostrando maturità e volontà di progredire. Prodotto dall’esperto Max Zanotti (Deasonika, Casablanca ed altro), sorta di colonna del rock tricolore degli ultimi trenta anni, “Calce” rievoca i tempi eroici di Ritmo Tribale prima e poi Verdena e Afterhours, band a cui si avvicinano per le intricate suggestioni heavy psichedeliche che emergono dalla chitarra e certi passaggi degli Scisma del compianto Paolo Benvegnù, in particolar modo nelle code strumentali e nell’ampiezza del suono di basso. Ma si tratta di suggestioni, perché le dieci tracce camminano da sole, anche grazie alle interpretazioni di Davide Ferrara, che sfodera una timbrica roca e trascinante e piazza l’italiano in modo egregio tra riff e ritmiche totalmente heavy rock.
“La smania” apre il disco e subito diventa una sorta di manifestato, sia nell’approccio musicale che nei testi, ingrediente fondamentale nei Mars era, come dimostra la successiva “Sciacalli”, atto d’accusa verso i trafficanti di musica odierna, manager e discografici che fingono amore per l’arte, per poi pensare solo al dio denaro. “Smaghino” e “Contraddizioni”, hanno riff tonanti che ci riportano ai primi anni della band, anche se Davide in entrambe ci regala una linea vocale grintosa, ma elegante. Altro passaggio di peso è la ballata post grunge “Svegli alle 3:00”, malinconica e carica di energia, sorta di manifesto per tutte le band underground, che si riflette in “Marta e Venere”, anche se la traccia migliore in chiave ballata, a mio avviso è “Barbarossa”, che dopo un inizio lento sfocia in un riff spaccamontagne con un refrain urlato che è una bellezza. In chiusura arriva “Torna a scorrere”, un hard rock proposto solo con voce e chitarra acustica, che tuttavia non perde un’oncia di energia. Forse ai piani alti, gli sciacalli citati nel testo di un loro brano, non sono interessati alla musica rock in italiano, ma la sensazione è che se date una chance ai Mars Era, qualche cosa potrebbe iniziare a cambiare.
I Mars Era sono: i fondatori Michelangelo Verdelli (chitarra) e Tommaso Tassi (batteria), e il bassista Leonardo Storai e il cantante Davide Ferrara.
