Una serata che doveva essere un inno alla fraternità e alla pace si è trasformata, per molti, in un’odissea fatta di delusione, confusione e rabbia. Il concerto Grace for the World, ideato da Andrea Bocelli e Pharrell Williams, e promosso dalla Basilica di San Pietro, dalla Fondazione Fratelli Tutti e dall’associazione Be Human, ha infiammato nella serata di sabato 13 settembre 2025 Piazza San Pietro a Roma con una produzione artistica di livello mondiale, ma ha lasciato fuori migliaia di persone che si erano regolarmente registrate nei giorni scorsi per assistere all’evento.

Dal punto di vista artistico, lo spettacolo è stato memorabile. Andrea Bocelli ha aperto la serata con la solennità e l’emozione che lo contraddistinguono, eseguendo anche l’Ave Maria di Schubert, mentre Pharrell Williams ha portato ritmo ed energia con un messaggio universale di pace. John Legend ha incantato la platea con la sua voce calda e profonda, interpretando brani spirituali in chiave soul, come la cover di “Bridge Over Troubled Water” di Simon & Garfunkel. Sul palco si sono alternati grandi nomi della musica internazionale come Jennifer Hudson, Karol G, Il Volo, BamBam, Jelly Roll, Teddy Swims e l’intramontabile Angélique Kidjo. La direzione musicale di Adam Blackstone ha fuso gospel, pop, lirica e sonorità globali in un’unica sinfonia per l’umanità. La coreografia aerea dei 3 mila droni, ispirata agli affreschi della Cappella Sistina, ha lasciato il pubblico senza fiato. Un evento televisivo di caratura globale, trasmesso in diretta su Rete4, Disney+, Hulu e ABC News Live, e impreziosito dal racconto di Federica Panicucci, volto scelto per guidare la narrazione dell’evento per Mediaset. Ma a fronte di tanta bellezza sul palco, l’esperienza di migliaia di spettatori rimasti esclusi dall’evento racconta tutt’altra storia. Nei giorni precedenti, migliaia di persone si erano registrate sull’apposito portale (gestito in parte da Fever, uno dei partner dell’iniziativa) per prenotare un posto nella zona in piedi di Piazza San Pietro. Una prenotazione che molti avevano interpretato come garanzia di accesso, tanto più che erano stati richiesti dati personali e conferma via e-mail o app. Nel pomeriggio di sabato, mentre l’area si riempiva progressivamente, le forze dell’ordine hanno cominciato a bloccare l’accesso a metà di via della Conciliazione. Le comunicazioni sono state scarne, confuse, e gli operatori sul posto non erano in grado di fornire spiegazioni univoche. A molti è stato semplicemente detto che “l’accesso era chiuso per motivi di sicurezza”. Alle 20 circa, in un clima di crescente tensione, uno dei blocchi di via della Conciliazione è stato forzato da una folla esasperata. Alcuni testimoni parlano di momenti concitati, spintoni e urla. Fortunatamente, non si sono registrati feriti e nel complesso c’è stata forte collaborazione con le forze dell’ordine, ma la situazione ha rischiato di degenerare.

Il colpo di grazia è arrivato poco dopo le 20.30, quando Fever ha inviato – via WhatsApp – un messaggio che ha fatto infuriare gli esclusi: “Importante: La capacità massima di Piazza San Pietro è stata raggiunta. Per ragioni di sicurezza chiediamo gentilmente di non presentarsi in Piazza. L’accesso non è più consentito. È comunque possibile seguire l’evento in diretta da casa su Rete4 o in diretta streaming su Disney+, Hulu e ABC News Live.Vi ringraziamo per la comprensione”. Un messaggio che, se inviato almeno due ore prima, avrebbe evitato viaggi inutili, code interminabili e momenti di tensione. Invece, è arrivato quando centinaia di persone erano già davanti ai varchi chiusi, alcune provenienti da fuori Roma, con famiglie al seguito e grandi aspettative. “Siamo partiti stamattina da Firenze”, racconta Paola, 52 anni, “abbiamo prenotato due settimane fa, abbiamo ricevuto la conferma, ci siamo organizzati… e adesso ci dicono che non si entra? È una presa in giro”. E’ “un evento meraviglioso, sì, ma non per noi”, dice Marco, arrivato con la moglie da Bari. “Ci aspettavamo almeno un minimo di organizzazione, o una comunicazione tempestiva. Non siamo bestiame”. Protesta che si è subito sollevata anche in rete, con decine di testimonianze, foto di persone bloccate fuori e critiche feroci all’organizzazione. L’intento del concerto era nobile: promuovere la fraternità, l’inclusione e la pace. E dal punto di vista artistico e simbolico, l’obiettivo è stato ampiamente centrato. Tuttavia, la gestione del pubblico rischia di offuscare il messaggio, trasformando una serata che doveva unire in un evento per pochi privilegiati. La speranza è che, con il prosieguo del Giubileo 2025, gli organizzatori – religiosi, civili e privati – sappiano trarre lezione da quanto accaduto. Perché anche la pace, senza rispetto, rischia di diventare solo uno slogan.