Roma ha vissuto, nei giorni del 12 e 13 settembre 2025, una delle sue trasformazioni più sorprendenti e significative in ambito culturale. La quattordicesima edizione dello Spring Attitude Festival ha infatti portato la sua carica visionaria di musica elettronica, pop e sperimentale dentro uno dei luoghi simbolo della Roma contemporanea: la Nuvola dell’Eur, progettata da Massimiliano Fuksas. Uno spazio solitamente deputato a congressi e fiere si è fatto, per la prima volta, tempio sonoro, organismo pulsante di luci, suoni, visual e performance, diventando il contenitore perfetto per un evento che, mai come quest’anno, ha voluto essere molto più di un festival. Oltre 18 mila presenze.

Questa edizione ha segnato un vero cambio di passo per la rassegna. Lo ha dichiarato con chiarezza Andrea Esu, fondatore dello Spring Attitude: “Siamo un festival alternativo e vogliamo rimanerlo”, ha detto alla stampa, “Prima che organizzatori, siamo stati spettatori appassionati: quello che ci piaceva di più era scoprire nuovi artisti quando magari eravamo andati per un altro nome”. Una dichiarazione che trova riscontro nella line-up scelta per quest’anno, una mappa sonora complessa, fluida, coraggiosa, capace di attraversare generi, generazioni, geografie musicali e sensibilità molto diverse. Due palchi – uno interno e uno esterno – hanno ospitato live, dj-set, installazioni audiovisive e showcase dal pomeriggio fino a notte fonda, trasformando la Nuvola in un organismo multidimensionale, vibrante, dove il suono incontrava l’architettura e il pubblico diventava parte di un’esperienza collettiva. La programmazione del venerdì si è aperta con alcune delle proposte più interessanti della scena italiana. Coca Puma ha aperto con un set vaporoso e onirico (ospite sul palco anche Bouganville), mentre Post Nebbia ha portato la sua visione psichedelica con uno show potente e immaginifico. Golden Years ha presentato per la prima volta dal vivo “Fuori Menù” e ha sorpreso con un live che ha mescolato synth-rock e scenari cinematici, ma soprattutto ricco di ospiti: hanno fatto incursione sul palco artisti del calibro di Coez, Franco126, Tuttifenomeni, Faccianuvola, Fulminacci e lo stesso Giorgio Poi.

Tra i nomi italiani più attesi, Giorgio Poi ha confermato tutto il suo talento ironico e malinconico, portando sul palco del Ploom Stage un set raffinato, ricco di sfumature pop e ambientazioni intime. Ha incentrato la performance sul recente album “Schegge”, caratterizzato da brani come “Nelle tue piscine” e “Les jeux sont fait”, accompagnato da proiezioni oniriche che sembravano uscire da un sogno adolescenziale. Tra brani divenuti ormai dei piccoli classici come “I pomeriggi”, “La musica italiana” e “Tubature”, la performance ha riservato alcune sorprese. Come il duetto con l’attore Luca Marinelli sulle note di “Solo per gioco”, brano che fa parte della colonna sonora del film “Paternal Leave”, e ’esecuzione di “Missili” con la partecipazione di Frah Quintale. Il pubblico, numerosissimo e partecipe, ha cantato ogni parola in un coro dolce e nostalgico. Quando sono arrivate le note di “Vinavil”, l’atmosfera si è fatta ancora più rarefatta, quasi sospesa. Giorgio Poi ha saputo giocare con il suo repertorio, alternando leggerezza e profondità, ironia e lirismo, lasciando il pubblico con il sorriso sulle labbra e qualcosa in più nel cuore.

Subito dopo è stata la volta de La Rappresentante di Lista per l’ultima tappa del loro tour estivo. Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina hanno costruito un live che è stato una vera e propria performance teatrale. Hanno aperto con “Alieno”, in una versione rallentata e scenografica, accompagnata da visual distopici e giochi di luci che creavano un’atmosfera da fine del mondo. “Ciao Ciao”, trasformata in un inno da stadio, ha scatenato il pubblico. La loro capacità di coniugare spettacolo, militanza e musica è risultata ancora una volta travolgente: un live da ricordare. Il venerdì è proseguito con l’ipnotico dj-set di Apparat, che ha immerso la platea in un racconto sonoro dai toni cinematografici, caratterizzato anche dall’inserimento di “Idioteque” dei Radiohead che ha generato brividi in tutta la sala. Poi è stata la volta del duo britannico Bicep, che ha portato in esclusiva italiana il nuovo spettacolo audiovisivo “Chroma”. Un viaggio tra bassi scolpiti e visual sinestetici, in cui il suono si faceva architettura e la luce materia viva. Il pubblico, in trance collettiva, ha accolto ogni traccia come un rito. A chiudere la serata è stata DJ Gigola, con un set che mescolava techno, acid e bassi spezzati, in perfetta sintonia con l’energia berlinese che rappresenta. Anche il palco esterno ha saputo costruire un universo a parte. Il Sa/Block Party ha trasformato la terrazza della Nuvola in un dancefloor urbano sospeso sopra la città. Curato da Rough Radio e dal collettivo Safffo, ha visto alternarsi DE:MA, Lorenzo Bitw, Portamento, Strada, Velia, Mantis e Turbolenta, in un susseguirsi di set che hanno fatto ballare fino a poco dopo la mezzanotte. Anche qui, l’energia del pubblico è stata travolgente, con centinaia di persone a danzare affacciati su via Cristoforo Colombo come se fossero in un club d’avanguardia a cielo aperto.

La seconda giornata dello Spring Attitude 2025, andata in scena il 13 settembre, ha confermato ancora una volta la capacità del festival di porsi come radar sensibile delle traiettorie musicali più affascinanti, spaziando tra elettronica d’avanguardia, radici etniche rielaborate e narrazioni sonore contemporanee. A colorare il pomeriggio e le prime ore della sera ci hanno pensato i groove ibridi dei Bouganville, tra pop anni Sessanta e indie nostalgico, capaci di creare un’atmosfera leggera e accogliente. Le sonorità glitch e malinconiche di faccianuvola hanno aggiunto sfumature più intime e riflessive, mentre l’elettronica destrutturata di Alessandro Addi ha offerto una vera e propria meditazione sonora, fatta di pause, ambienti rarefatti e stratificazioni elettroniche. Tra le voci emergenti, Marco Castello ha incantato con il suo cantautorato meticcio, sospeso tra jazz, pop e ironia quotidiana: una boccata d’aria fresca, calda e sincera, che ha confermato la vitalità e la ricchezza della scena indipendente italiana. A seguire, La Niña – fresca di Targa Tenco 2025 – ha infiammato il palco con un’esibizione intensa e carismatica, in cui le radici mediterranee si sono fuse a una vocalità magnetica, incantando il pubblico con un repertorio che sa essere ancestrale e contemporaneo allo stesso tempo. La vera esplosione psichedelica è arrivata con gli Altın Gün. Il collettivo turco-olandese ha rapito la platea con un live che è stato rito e danza, mescolando strumenti tradizionali anatolici e pulsazioni rock in una spirale sonora ipnotica. La loro è una delle proposte più originali dell’attuale scena europea, capace di unire oriente e occidente in un linguaggio musicale che non conosce confini. A coniugare eleganza visiva e groove contagioso ci ha pensato L’Impératrice. Il pubblico si è lasciato trasportare dalle atmosfere rétro-futuriste del gruppo, che ha confermato la propria maestria nella costruzione di mondi sonori glamour e brillanti, perfettamente sospesi tra disco, pop francese e suggestioni cinematiche. Il viaggio sonoro si è poi mosso tra sperimentazione e clubbing con il live del duo Planet Opal, che ha costruito paesaggi sintetici e visionari, aprendo la strada alla notte elettronica. Ellen Allien, storica figura della techno berlinese, ha trasformato il dancefloor in un turbine di energia: un set abrasivo, fisico, intriso di quella tensione futurista che da sempre caratterizza il suo stile. Subito dopo, il giovane talento britannico Jaden Thompson ha alzato i bpm con una selezione diretta e potente, perfettamente calibrata per mantenere alta l’energia del pubblico. In contrasto e in perfetto equilibrio, DJ Tennis ha introdotto una narrazione più emotiva e liquida, giocando tra house, techno e momenti di sospensione sonora capaci di aprire parentesi intime nel cuore della notte. A chiudere, il b2b tra Francesco Maria e Andrea Saba, che ha raccolto e rilanciato l’energia accumulata durante la giornata, portando il pubblico in un viaggio condiviso tra vibrazioni deep e intuizioni notturne.

In tutto questo, la Nuvola non è stata soltanto contenitore, ma parte viva della narrazione. Le sue forme fluide, i suoi volumi sospesi e la sua architettura luminosa sono diventati scenografia naturale per un festival che ha fatto della contaminazione la sua cifra stilistica. Luci, laser, visual e sound design si sono fusi in una grande installazione immersiva, in cui il pubblico – oltre 18 mila presenze in due giorni – si è sentito non solo spettatore, ma protagonista. Un successo travolgente, che conferma lo Spring Attitude Festival come uno degli appuntamenti più significativi e innovativi del panorama culturale italiano. Non solo musica, ma visione, comunità, avanguardia. Un festival che cresce senza perdere la propria anima.