Elio Germano e Teho Teardo a Ostia Antica: un “Viaggio” che squarcia il buio con parole e suoni

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Cosa accade quando un testo si fonde con la musica? Quando la parola scritta, attraverso la voce e il suono, si fa carne nel presente e vibra oltre il tempo della frase? È in questa tensione fertile che prende forma “Viaggio al termine della notte”, il progetto teatrale-musicale di Elio Germano e Teho Teardo, in scena venerdì 26 settembre al Festival di Ostia Antica, immerso nella suggestione delle rovine e nel respiro profondo di un’opera senza pace.

Lo spettacolo – tratto dal capolavoro di Louis-Ferdinand Céline – è un’esperienza che va ben oltre la semplice lettura o l’accompagnamento musicale. Sul palco scarno, avvolto dal buio, la voce inconfondibile e intensissima di Germano si intreccia con la partitura originale firmata da Teardo: archi, chitarra baritona, elettronica diventano strumenti di esplorazione emotiva e psichica, mappa sonora di un viaggio interiore e collettivo nei meandri della condizione umana. Le parole di Céline, radicali, disperate, corrosive, si fanno materia viva attraverso la recitazione di Germano, in uno spazio che non è più solo teatro, ma rituale. Teardo le accompagna e le amplifica, senza mai illustrarle: la musica non commenta, ma espande, trasfigura, crea varchi di senso inediti. Ne scaturisce un impatto sensoriale potente, quasi fisico, in cui l’ironia amara del testo e il lirismo dolente della partitura convivono in un equilibrio precario, come lo stesso Bardamu, protagonista dell’opera. A quindici anni dalla loro prima collaborazione – nata quasi per caso durante un festival romano – Germano e Teardo dimostrano ancora una volta quanto sia possibile, e necessario, un linguaggio transdisciplinare che attraversi i generi, le epoche e le coscienze. Il loro “Viaggio” è in continua trasformazione, rinnovato nei testi e nelle musiche, fedele solo allo spirito inquieto da cui è nato. Con loro sul palco, un ensemble di musiciste straordinarie – Laura Bisceglia al violoncello, Erica Scherl e Elena De Stabile al violino – e il fonico Francesco Fazzi, artefice di un equilibrio acustico che restituisce ogni sfumatura, ogni graffio, ogni silenzio. In un mondo che spesso rimuove l’ombra e preferisce l’evasione alla riflessione, “Viaggio al termine della notte” è un atto politico e poetico. Non consola, ma interroga. Non addolcisce, ma scava. E proprio per questo, riesce a parlare in modo profondo a chi ha il coraggio di ascoltare davvero.