Samara Joy torna con il singolo Three Little Words

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La cantante jazz Samara Joy, vincitrice di cinque GRAMMY Award®, è tornata con il nuovo singolo “Three Little Words”. Scritto per la prima volta da Harry Ruby e Bert Kalmar nel 1930 e riarrangiato per l’occasione dal sassofonista contralto David Mason, il brano vede Joy rivisitare uno dei primi standard che abbia mai imparato, infondendo nuova vita, grazie allo straordinario calore della sua inimitabile voce, a un classico senza tempo.

‘Three Little Words’ è uno dei primi standard che abbia mai imparato”, dice Joy, “Ho ascoltato per la prima volta la registrazione di Sarah Vaughan dall’album After Hours at the London House. Anche se è stata ripresa da molti musicisti, sono entusiasta di aggiungere la mia interpretazione alla lista di quelle incredibili registrazioni”. “Three Little Words” è stato registrato durante le sedute che hanno prodotto di Portrait, l’ultimo album di Samara. Il brano, co-prodotto da Joy e Brian Lynch, vede la partecipazione di Jason Charos (tromba, flicorno), David Mason (sassofono contralto, flauto), Kendric McCallister (sassofono tenore), Donavan Austin (trombone), Connor Rohrer (pianoforte), Felix Moseholm (basso) ed Evan Sherman (batteria). La sensazionale vocalist jazz nata nel Bronx continua la sua ascesa fulminea con una serie di importanti riconoscimenti e pietre miliari della carriera, come gli ultimi due GRAMMY Award® conquistati quest’anno in occasione della 67° edizione dei prestigiosi premi. Il suo ultimo album in studio Portrait fotografa la crescita artistica (soprattutto come paroliera e leader della band) a valle del trionfo ai GRAMMYAward® come Best New Artist. NPR Music ha definito Portrait “l’album più jazz della sua carriera finora” e WRTI lo ha definito “una vera svolta artistica”. Di recente ha fatto il suo straordinario debutto ai celebri BBC Proms (che il Times ha recensito con cinque stelle), oltre al suo debutto sold-out alla Carnegie Hall nella sua città natale di New York.

Originaria del Bronx, Samara Joy – affascinata sin da bambina dal più classico R&B – si è fatta le ossa come cantante nel coro gospel della sua chiesa. E mentre la sua storia familiare ha profonde radici musicali – i suoi nonni hanno diretto il gruppo gospel di Filadelfia The Savettes, e suo padre, il musicista e cantautore Antonio McLendon, ha prodotto, composto e arrangiato il suo sorprendente esordio – non si era occupata di jazz fino agli anni del college. Durante i suoi studi ha vinto (nel 2019) il Sarah Vaughan International Jazz Vocal Competition, che l’ha subito proiettata sulla scena jazz internazionale come stella nascente da tenere d’occhio. È stata indicata, sia dal pubblico che dalla critica, come una magistrale interprete di standard jazz e una legittima ereditiera del suono, della tecnica e del carisma che hanno contraddistinto le sue eroine – tra le quali, oltre a Sarah Vaughan, si trovano Betty Carter, Abbey Lincoln e Carmen McRae. Joy ha pubblicato il suo debutto eponimo con l’etichetta Whirlwind nel 2021, seguito un anno dopo da Linger Awhile, il suo debutto con Verve Records, a proposito del quale DownBeat ha dichiarato: “Con questa straordinaria registrazione è nata una stella dalla voce setosa (“silky-voiced star”)”. L’album le è valso un Grammy Award® come Best Jazz Vocal Album oltre a una strepitosa vittoria come Best New Artist. È stata inoltre pubblicata un’edizione deluxe dell’album, così come l’EP A Joyful Holiday. Portrait, l’ultimo album inciso per la gloriosa etichetta Verve e co-prodotto insieme con il veteran trombettista e bandleader (a sua volta insignito di più GRAMMYAward®) Brian Lynch, mette in evidenza l’abilità di paroliere di Samara Joy, i cui nuovi testi si sposano alla perfezione con altrettanto nuovi arrangiamenti di brani siglati da Charles Mingus, Sun Ra e altri, tra i quali va citato il suo compianto mentore Barry Harris.