Sono stata a trovare Marco Castellucci nel suo laboratorio di Porto Sant’Elpidio, in provincia di Fermo, letteralmente a due passi dal mare. Marco mi ha subito trasmesso l’idea dell’artigianalità che non demorde mai, che resiste. La sua passione e la sua volontà di accrescere il proprio mestiere con dedizione costante, adattandosi di volta in volta e innovando, senza mai rinunciare ai propri valori: la cura del dettaglio e la creazione di prodotti unici, anche su misura per il cliente. Questo modo di fare non si limita solo al lavoro manuale, ma abbraccia la cura e la personalizzazione dei suoi prodotti, dalla progettazione alla produzione, generando valore economico e sociale. Marco come nasce la voglia di mettersi in proprio, è giusto dire che ad un certo punto succede qualcosa che ti costringe ad iniziare, ma in realtà avevi in te sempre saputo che prima o poi lo avresti fatto? E’ giusto dire così? Forse è una cosa che ho sempre avuto, in effetti. E’ rimasta in me latente ma mi ha accompagnato da sempre, parallelamente alla voglia di imbracciare una chitarra. Mi sono innamorato della musica quando avevo 6 anni. Poi al momento di scegliere la scuola superiore, mi sono indirizzato verso l’elettronica e quindi è partito un percorso parallelo a quello dello studio di uno strumento, che poi effettivamente ha portato i suoi frutti.

Ancora oggi prevale in te il Marco musicista, il Marco perito tecnico o è più una miscela di tutte e due le cose? E’ importante secondo te, per chi fa l’artigiano, conoscere sia l’aspetto artistico a cui sono destinati i tuoi articoli come anche necessariamente quello tecnico? Le prime sperimentazioni le ho fatto appunto alla scuola superiore, appena appresi i primi rudimenti di elettronica. Ho iniziato con dei pedalini autocostruiti e quindi forse inconsciamente la voglia di fare prima o poi questo mestiere è nata a quei tempi. Magari non c’era ancora l’idea di cimentarmi come imprenditore. L’esperienza definitiva che mi ha scosso e mi ha dato la spinta ultima è stata la pandemia; ho perso il lavoro, mi sono guardato intorno, ed ho pensato che tanto peggio di com’ero messo in quel periodo non sarebbe potuto andare. E’ stato il sentirmi a terra che mi ha dato il coraggio di fare questo passo. Purtroppo devo dire “grazie” alla pandemia. Ancora oggi prevale in te il musicista o il tecnico? E’ una miscela musicista/tecnico, la voglia di suonare c’è sempre. Conosco il suono e quindi so cosa vuole un chitarrista. Il primo suono che cerco è quello che ho nella mia testa, giusto o sbagliato che sia, cerco di riprodurlo nei miei prodotti. Ci sono dei casi in cui sono orientato verso prodotti custom in cui si cercano particolari sonorità, insieme ad un musicista: ad esempio senza Cristian “Cicci” Bagnoli oggi non avrei realizzato il Pompei. Io ho apprezzato in seguito, quel suono che ne esce. Quindi possiamo dire che a volte è una miscela di eventi, di situazioni che mi girano intorno, che mi portano poi a realizzare un articolo. Ma in partenza, credo che un ingegnere che non suona non sappia effettivamente cosa fare, cosa cercare e quindi cosa realizzare.

A livello locale, trovi tutto ciò di cui hai bisogno ? Purtroppo no, si ordina ormai tutto su web. L’unico riferimento che ho in zona è la Eko, da cui acquisto ad esempio gli altoparlanti mentre il resto arriva da fuori: Usa, Taiwan le provenienze oramai consolidate, mentre cerco di evitare Cina.
Parlando invece di marketing, quanto del percorso di crescita avevi preventivato, cercato ed organizzato e quanto invece deriva da incontri per così dire fortuiti o derivanti dalla sorte? Ho sempre “navigato a fari spenti”, perché non sono molto esperto e non riesco ad avere la costanza di fare marketing nei social. Appaio e scompaio, perché da artigiano non ho risorse che al momento posso destinare ad un collaboratore che si impegni sotto questo aspetto. Non faccio fatturati che mi permettano di prendere dipendenti. Mi occupo di tutto a 360 gradi, dagli ordini di materie prime ai progetti, dal marketing al design, tutto assolutamente da solo. Molto del mio marketing è basato sul passa parola, su incontri anche fortuiti, e devo tanto ai musicisti che ho incontrato.
Come progetti i tuoi prodotti, partendo ad esempio da richieste dei clienti, partendo dalla tua esperienza di chitarrista, partendo da una analisi del mercato? La collaborazione con “Cicci” a cui accennavo sopra e Claudio “il Gallo” Golinelli ad esempio è iniziata per caso. Ho suonato per più di 10 anni in un tributo a Vasco Rossi ed il Gallo era lo special guest. Dopo questa serata l’amico Riccardo Martiri, una sera, anni dopo, mi chiama e mi dice che dovevamo andare a salutare il Gallo che si sarebbe esibito qui nei pressi. Mi portò quasi di peso a questa serata e fu lì che il Gallo ci presentò a Cicci Bagnoli. Questi cercava un determinato pedale, un tremolo per l’esattezza, io che da poco lavoravo presso una azienda di elettronica, mi misi al lavoro e lo realizzai; il reso è oramai storia. Una volta aperta la MCSOUNDLAB richiamai Cristian offrendogli la mia collaborazione. E’ così che la mia opera con lui va dai pedali all’assistenza tecnica, al backliner. Favolosa l’esperienza attuale di RockOpera, un bellissimo spettacolo con tanti bravi musicisti come Marco Dirani al basso, Tommy Graziani alla batteria, Alberto Linari alle tastiere, Loris Cerioni direttore d’orchestra, ed una ensemble di archi che spesso cambiano da concerto a concerto. Si portano dal vivo perle dei Pink Floyd, Dire Straits, Toto e per me è un onore far parte di questa squadra. Per Claudio Golinelli abbiam fatto anche il pedale Gallo signature. Mentre Federico Poggipollini, chitarrista di Ligabue, recentemente mi ha comunicato che ha utilizzato il mio Clean Boost anche nell’ultimo tour nei teatri.

Domanda scomoda Marco: sei per l’analogico o per il digitale o per una via di mezzo, sia da un punto di vista di chitarrista, come da un punto di vista di tecnico? Analogico tutta la vita, produco ampli a valvole, quindi amo l’analogico anche su tutta la parte bidinamica, OD, di compressione, booster, li adoro sulla parte analogica, per la parte modulare ed il reverbero apprezzo il digitale, però questo è il mio gusto personale. Non amo, per usare un eufemismo, la simulazione emulazione di suoni, non mi piacciono le distorsioni di questi prodotti specie dal vivo, mi risultano scarichi, meno dinamici meno presenti. Come vedi lo sviluppo della musica in generale, e più in particolare ci sono artisti che segui sia per tuoi gusti sia come ispirazione per i suoni e quindi per gli effetti, siano essi stranieri o italiani? Se dovessi ispirarmi alla musica mainstream attuale farei difficoltà, sono sincero. Spero che si riprenda a rimettere la chitarra come protagonista nei brani. Il trap, e quindi l’autotune, non mi interessa e giro “stazione” quando la ascolto. Vuoi parlarci del prossimo futuro della McSoundLab? il futuro della MCSOUNDLAB è proiettato verso la crescita, ma non troppo, vorrei rimanere con i piedi per terra. Un artigiano che faccia le cose a mano in casa propria, destinando tutto il tempo e la cura che questo tipo di prodotti richiedono. Siamo in pochi a lavorare così, a me ad esempio arriva la scheda elettronica dei componenti che poi saldo a mano, scheda che uso solo per effetti, mentre il resto del lavoro è ancora e solo “olio di gomito”. Uso il cnc per le svasature ed i fori dei pedali e per lo chassis dell’ampli, ma il resto faccio io; la verniciatura e la serigrafia invece vengono fatte esternamente, ma sempre a Porto S. Elpidio. Quindi piccola crescita ma sempre nell’ambito dell’artigianato. Bene, nel ringraziare Marco lasciamo ovviamente i suoi contatti ai lettori curiosi di scoprire l’artigianalità marchigiana. MCSOUNDLAB TEL : +39 3517607732 – info@mcsoundlab.it