Ha censito 675 pubblicazioni e sono disponibili 492 numeri sul suo sito: quindi tutti possono non solo sapere la storia di una fanzine, ma anche leggere numeri interi di quella pubblicazione. La mappatura l’ha voluta chiamare Fanzinet e di questo gli siamo assai grati, dato che la nostra associazione Ululati dall’Underground trentanni fa ha creato Fanzine.net, ora in ristrutturazione. La parola adesso a Paul Shiva, nostro gradito ospite ..

Bentrovato a Paul Shiva … al Presidente Palmacci …ma come vuoi essere chiamato? E perché? Ciao e grazie dell’ospitalità: al secolo Paolo Palmacci. Paul Shiva era lo pseudonimo che usavo quando suonavo nelle mie temerarie band negli ’80 mentre il titolo di Presidente deriva dalla mia esperienza nella creazione e direzione del Popolo della Schiavitù tra il 2009 e il 2010 (culminata con le mie dimissioni nel Congresso tenutosi al Marriott Hotel di Milano il 29 Maggio 2010). Storie da cui evidentemente derivo.

Scherzi a parte, ad inizio anno giunge la notizia tra noi fanzinari che ti eri imbarcato in una mappatura …. A fine Gennaio ho realizzato una mappa grafica interattiva (*) in html con l’intento di censire tutte le produzioni DIY originate dalla subcultura punk e sue successive derivazioni. Il progetto prevede una pagina per ciascuna di queste pubblicazioni nelle quali, oltre informazioni raccolte e webgrafia, renderle disponibili gratuitamente per la consultazione ed il download.
Quindi il tuo focus è sul genere rock e punk? Il mio focus più che su un genere musicale rivolto alla subcultura punk nell’ambito della quale si sono sviluppate, poi, diverse modalità espressive. Sono sempre stato molto interessato agli studi culturali, alla sociologia, all’antropologia ed alla storia. Il mio tentativo di raccontare dal basso (il mio personale “bassissimo”) quegli anni davvero eccezionali (quantitativamente e qualitativamente) dal punto di vista creativo. Per interessarti al nostro movement fanzinaro, è assai probabile che tu l’abbia frequentato negli anni 70&80: sbaglio? In realtà, negli anni ’80, ero del tutto racchiuso nel mio individualismo costitutivo, nel cercare me stesso dentro di me sostanzialmente, per cui non ho avuto approcci, se non distratti, con quel mondo. Oggi, alla luce dell’attuale “digitale dividi et impera”, l’ho nettamente rivalutato e sono assolutamente stupito della sua capacità di essere “rete” nel senso più vitale ovvero quello di unire le persone e di creare una sorta di “creatività collettiva”, parafrasando Pierre Lévy.

Ti vedremo il 18 & 19 Ottobre a FanzOff a Lodi? Assolutamente si, ormai sono così rapito dal fenomeno fanzine, così immerso in questo mio “rewind antropogenetico”, che sono mosso da un vivo desiderio di colmare tutte le lacune che sono colmabili. In questo senso confrontarmi con chiunque abbia da insegnarmi qualcosa, per me è assolutamente vitale.
Diamoci delle scadenze: quando pensi di concludere la tua mappatura? Concludere certamente un concetto utopico considerato l’inevitabile tasso di irrecuperabilità di diverse di queste pubblicazioni (ricordiamo: in formato cartaceo e spesso riprodotte in pochissime copie). Attualmente sono arrivato a censire 675 pubblicazioni delle quali sono integralmente disponibili 492 numeri. Considero di essere circa a metà del lavoro: chiunque fosse in grado e ne avesse il piacere può dare il suo contributo contattandomi via email (la trovate nella pagina Contatti di Capit Mundi).
La mappatura delle fanzine della subcultura punk: ne parliamo con Paolo Palmacci
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