Gli The Steel Bones, di Ancona, pubblicano un nuovo album di canzoni alla loro maniera dal titolo 3 Legs Chair. L’incipit del disco è affidato a Queen of the Rock’n’Roll un brano da rock confederato, quindi mettetevi l’anima in pace, da questo lato del rock non si può prescindere. La voce evocante, ha bella estensione, chiara e pulita, mai esasperata; lo slide a cannone, è presente qua e là nei brani e mai logora l’ascolto. Il secondo brano Someone who cares sempre con mood southern rock, a là Lynyrd Skynyrd per intenderci, presenta gli immancabili suoni da Strato, che indubbiamente rappresentano un viscerale riferimento per chi ama questo genere. L’atmosfera di chiusura mi fa pensare ad alcuni brani di Euphoria Morning di Cornell, ma è solo una digressione personale. La terza traccia Luck on my side, è più hard rock se paragonata in particolare alla successiva Wasted years. Questa, chiudendo gli occhi, ci teletrasporta nel contesto del folk acustico degli anni 60, in una polverosa strada che attraversa il sud-ovest degli States: bravissimi ad evocare queste immagini attraverso l’uso di voci e suoni. Pur essendo una moderna ballad, con le sue acustiche molto oniriche, il brano mi richiama Sleeping dogs della Black Label Society.

Segue From the Core dalla voce ancora una volta sugli scudi, e da bel riff chitarristico in sintonia col genere, e un hammond davvero suggestivo. L’arrangiamento di chitarra, che fa il paio con la melodia della voce, dà vita ad un bel ritornello, da cantare subito. E’ un altro bell’episodio del disco, questa canzone, che suggerisce come forse questi brani più cadenzati e meno veloci sono in realtà i più personali, originali e diretti, il vero marchio di fabbrica di questa band. La Sunset song: una cavalcata fuori dal ranch che conferma quanto sopra, con un bel piano ad introdurre l’armonica e creare la ragnatela di sostegno per una voce pronta librarsi in aria. 3 Legs chair, che dà il titolo al disco, sembra omaggiare gli immensi Deep Purple, ovviamente alla maniera dei Steel. Direi che, completando l’ascolto dell’album, da questo disco traggo l’idea che la band, partendo da sonorità southern rock, con passione e grinta, riescono a citare nei loro brani, in maniera credibile e personale, anche altri suoni hard rock, folk e blues. La vena compositiva dimostra di saper sfruttare le peculiari caratteristiche delle varie strumentazioni utilizzate, per raggiungere l’obbiettivo di ricreare le atmosfere comunicative indovinate per il loro stile. Spero di ascoltarli presto dal vivo.