In tempi di autotune, musica creata con AI e dove distinguere la finzione dal vero è impossibile, ascoltare un album con “When Metal Takes Shape” è pura bellezza. Heavy rock grezzo, autentico, in un magma di influenze dove ci trovi Iron Maiden, Blue Oyster Cult, Metallica e tanto altro, elaborato con buona tecnica (il chitarrista Renz è una spanna sopra i pur bravi compagni di avventura) ed un cantato molto originale. Il tutto amplificato da una registrazione onesta, priva di ormoni di studio, una schiettezza che permette a “Goldusk”, “Tyrants Will Die”, l’irruenta “The Wraith”, la ballata con tracce epiche “Holy Drinker”, al ritornello elementare alla Kiss, ma che non si smette di cantare, di arrivarci addosso senza filtri, con un carico di entusiasmo che tanta musica fatta con i tasti del computer può solo sognare.
In “Rain” appare la chitarra acustica, mentre “Knowledge Of Steel” è il pezzo più epico e classicamente metal, che catturerà i fan di Cirith Ungol e Omen. Ispirato anche dal cinema horror e fantasy degli anni ’80, questo secondo album dei cremonesi Goldusk, (in giro da qualche anno e tutti con precedenti esperienze sulle spalle) il primo su Andromeda Relix, ci riconcilia con il rock di una volta, dove l’obiettivo era arrivare dritti all’ascoltatore, senza trucchi né intrallazzi. Se l’obiettivo dei Goldusk era convincerci che si può ancora suonare senza ricorrere alla tecnologia, ci sono riusciti in pieno, perché “WMTS” è uno scrigno di buona musica, che ci riconcilia con il vero rock, quello di una volta, come direbbe qualcuno. Citazione finale per la bellissima copertina, un’opera dipinta a mano dall’artista Riccardo Orsoni.
