
Abbiamo fatto due chiacchiere con Rossella ora che è uscito il suo nuovo singolo “Filo rosso” un brano che guarda al passato con una struttura sonora variegata
Il titolo “Filo Rosso” richiama immediatamente la leggenda del destino. Tuttavia, il tuo brano sembra allargare il concetto a un inno di fiducia e resilienza personale. Qual è il messaggio centrale che hai voluto lasciare all’ascoltatore riguardo al “filo rosso” che ci lega alla vita, anche nei momenti di maggiore fragilità? Per me il significato è leggermente diverso rispetto alla leggenda, il mio filo rosso è con la vita, che ci ama anche nei momenti in cui sembra essersi dimenticata di noi. Ed è la vita stessa che moltiplica i fili attraverso tutte le persone che incontriamo e con le quali abbiamo uno scambio significativo. Il messaggio è proprio questo, renderci conto che siamo tutti collegati e che può esserci amore in mezzo al dolore.
Se non erro hai descritto “Filo Rosso” come la chiusura di un cerchio e l’apertura di un altro, affermando che è un pezzo totalmente autobiografico nato di getto. Quanto è stato emotivamente impegnativo mettere a nudo le tue “contraddizioni” e i tuoi “mostri interiori” in musica, e in che modo questo processo è stato catartico? È stato emotivamente bellissimo ed è proprio questa emotività a suonarmi come campanellino rispetto alla forza o meno di quello che scrivo. Tirare fuori tutto quanto è stato liberatorio, credo che siamo nati per esternare quello che ci portiamo dentro. Personalmente trovo più difficile trattenere e non riuscire a buttare fuori o reprimere.

Il videoclip del brano ha un’impronta cinematografica e coraggiosa, qual era l’intento nel mostrare la storia e in che modo l’incontro tra la sua “parte adulta e quella bambina” nel video rafforza il messaggio di rinascita della canzone? Ho scritto questa canzone pensandola come una lettera alla bambina che sono stata. Mostrare la mia storia nel videoclip è stata un’esigenza di autenticità. L’abbraccio tra la me adulta e quella bambina è il risultato di un percorso di analisi in cui sono tornata ad accogliere le mie emozioni dell’epoca e anche le ferite. Spero che tutti possano riabbracciare il proprio bambino interiore, perché ha tanto da insegnarci.
Musicalmente, il brano si muove tra sonorità pop e scrittura cantautorale, con una struttura che passa da una parte più intima a una più “esplosiva”, culminando in uno special parlato. Quali sono stati i riferimenti sonori durante la produzione e come ha deciso di utilizzare il momento parlato? Per questo brano ho scelto tutti strumenti suonati che restituissero visceralità e immediatezza. Lo special parlato nasce dal mio modo di scrivere a volte a fiume e grazie a questo brano i miei flussi di coscienza hanno trovato una cantabilità.
“Filo Rosso” non è solo un brano amato dal pubblico ma ha anche ottenuto un importante riconoscimento a livello nazionale. Qual è il Premio Nazionale che il singolo ha vinto e cosa ha significato per lei riceverlo con un testo così personale. Il brano ha vinto il premio nazionale Cesare Filangieri. È stato un grande onore e sono stata molto felice perché il tema di quest’anno era “voci ai margini”. È stata una rivincita personale.